Il noir mediterraneo secondo Massimo Carlotto


Concludiamo il nostro lungo approfondimento sul noir Mediterraneo con un’intervista esclusiva all’esponente italiano più importante: Massimo Carlotto. L’autore padovano ci racconta tutto quello che ancora non sappiamo su questa importante fase della storia del noir.

Noir Italiano: Ciao Massimo e bentornato a Noir Italiano. Si parla tanto di noir mediterraneo e anche a sproposito. Puoi dirci cos’è stato il noir Mediterraneo?

Massimo Carlotto: La riaffermazione della centralità del Mediterraneo come luogo di contraddizioni e conflitti, di produzione culturale, movimenti di genti e popoli… tutto è nato intorno a questo “mare chiuso” e non poteva continuare a subire una subalternità.

Noir italiano: In un tuo intervento ho letto che identifichi il noir mediterraneo più come una percezione che un movimento letterario. Cosa intendi?

MC: Che molto autori, pur scrivendo Noir Mediterraneo puro, non ne sono mai stati coscienti. Sia italiani che stranieri. Mi è capitato più volte di complimentarmi per l’internità di un romanzo nel N.M. e sentirmi rispondere “Di cosa stai parlando?”. In questo senso è stato una percezione, a volte una necessità, in generale un’adesione a un’idea di Mediterraneo.

NI: Quali sono stati i più grandi interpreti del noir mediterraneo?

M.C.: Sarei costretto a citare autori che non si riconoscono e passo. Però posso dire che il Noir Mediterraneo come scrittura politica e analisi del sociale ha oltrepassato i confini. Per esempio Ian Rankin scrive della sua Scozia come Izzo scriveva di Marsiglia… Come Jens Lapidus scrive della sua Stoccolma…

NI: Ho letto che ritieni conclusa l’esperienza del noir mediterraneo. Perché?

MC: Perché il N.M. si è sviluppato dalla necessità di leggere la crisi e raccontarla. Crisi intesa come elementi iniziali di una deriva che ci ha portati alla situazione attuale e iniziata molti anni fa, che ha prodotto una nuova criminalità nata dalla globalizzazione dell’economia. Ora è tutto diverso. le modificazioni strutturali, antropologiche e criminali sono tali da rendere “memoria” il N.M.

NI: Qual’è l’eredità del noir mediterraneo?

MC: La capacità di raccontare le trasformazioni in tempo quali reale. nessun altro sottogenere è stato mai così puntuale.

NI: Secondo te è possibile un ritorno del noir mediterraneo nell’immediato futuro?

MC: No. La centralità del Mediterraneo è conclamata. Ovunque si ambienti una storia non si può più eludere una “presenza” mediterranea.

NI: Marsiglia, Napoli, Genova, Atene, Istanbul, Algeri, sono alcune delle città rese protagoniste dalla stagione del noir mediterraneo. Cosa le rende delle “città del crimine”?

MC: La loro storia e il loro coinvolgimento lungo oltre tre secoli che le ha rese città strategiche della guerra di corsa. La pirateria è stato il primo esempio di criminalità organizzata connessa al potere.

NI: Ritieni ancora un’esperienza come il noir mediterraneo o simile capace di raccontare, svelare e far comprendere al lettore come la criminalità si stia sempre più inserendo nel tessuto sociale « sano » ?

MC: Credo non ci siano alternative. La vera differenza la fanno gli autori con la loro concezione del ruolo della letteratura di genere nella nostra società. Mi sembra che la critica legata ad alcuni “grandi” giornali abbia già dichiarato la propria ostilità a favore del ritorno di un classicismo anche esasperato. Ognuno farà le proprie scelte. Le mie sono evidenti.

NI: Ti ringrazio per le risposte. Per concludere, consigliaci tre romanzi per comprendere cosa sia stato il noir mediterraneo.

MC: La trilogia di Montale di Izzo, Barcelona Connection di Andreu Martin, Morituri di Yasmina Khadra

Se l’argomento t’interessa, allora dai un’occhiata a:

Un’introduzione al noir mediterraneo

L’eredità di Izzo di Piergiorgio Pulixi

L’Italia e il volto noir della verità

The black album, con Massimo Carlotto

Intervista a Massimo Carlotto

Recensione de “Nessuna cortesia all’uscita”

Recensione de “Il mistero di Mangiabarche”

Recensione de “La verità dell’Alligatore”

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