Un’introduzione al noir mediterraneo


Que le voy a hacer si yo..nacì en el Mediterraneo”.

Questi versi sono del cantautore spagnolo Serrat, che nella sua canzone “Mediterraneo”, declama la bellezza di essere nato ai bordi di questo mare così sfaccettato e oscuro. Ed è proprio di questo mare e delle sue peculiarità che voglio parlare in questo lungo reportage che toccherà le principali località italiane, senza dimenticare quello che succede nel resto d’Europa.

“Yo, que en la piel tengo el sabor amargo del llanto eterno, que han vertido en ti cien pueblos de Algeciras a Estambul, para que pintes de azul sus largas noches de invierno”.

Questo è uno dei passaggi più poetici della canzone, nel quale si afferma che chi nasce lungo le spiagge del Mediterraneo, per sempre porterà dentro di sè il sapore amaro del pianto eterno, che mille paesi, da Algeciras a Istanbul, hanno riversato tra le onde del mare.

Non solo pianto è stato riversato nel Mediterraneo ma un’infinità di parole e di testi di sottile denuncia. Si tratta delle opere che compongono il genere del “noir mediterraneo”, ovvero di quella tipologia di racconto poliziesco (ma non solo) le cui vicende si svolgono in città e località a ridosso del mar Mediterraneo.

Da sempre il Mar Mediterraneo e le coste da questi lambite sono state protagoniste della storia mondiale. Culla della civiltà, teatro delle vicende narrate nell’Iliade e nell’Odissea, soggiogato dall’imperialismo romano e poi ancora scenografia per lo scontro tra civiltà durante le crociate o nelle battaglie tra veneziani e turchi fino a giungere ai giorni nostri. E’ di pochi mesi fa la cosiddetta “primavera araba”, che ha visto paesi del Nordafrica come Tunisia o Egitto sollevarsi per reclamare a gran voce il ritorno alla democrazia. Poi ci sono i Pigs, i tristemente famosi paesi della crisi profonda della zona euro. Quattro su cinque (Portogallo, Spagna, Italia e Grecia) affacciano direttamente sul Mediterraneo. Parlare di noir mediterraneo non è soltanto dunque raccontare un sottogenere del noir, bensì indagare su un’importante aspetto della nostra cultura e società, nel quale si mescolano tematiche criminali, letterarie e sociologiche.

Il “noir Mediterraneo” (per dirla con le parole di Massimo Carlotto) non è un genere e neppure un movimento, è più una percezione, creata dal senso di appartenza che molti autori hanno sentito verso la propria terra, portandoli quindi a raccontare gli aspetti meno piacevoli. Il noir mediterraneo inteso come tale è figlio di quel giornalismo d’inchiesta che è stato (almeno in Italia) distrutto da un oggetto incerdibilmente efficace: la querela. Questo tipo di azione legale, capace di marchiare a fuoco un individuo anche se innocente, ha portato i giornalisti a lasciare perdere le indagini, preferendo “lidi” meno pericolosi. (Aspetto che abbiamo già trattato nel reportage “L’Italia e il volto noir della verità”)

Diverso invece è il discorso per gli autori, poichè nonostante le vicende raccontati siano profondamente intrise di verità, il fatto che vengano narrate attraverso delle storie inventate rende meno vulnerabili dal punto di vista legale. Il noir mediterraneo è nato dunque dalla “voglia di dire” che molti autori sentivano dentro, poichè possedevano un’idea di noir svincolata da quella del giallo classico. Niente enigmi da risolvere e nessun finale consolatorio. Il noir mediterraneo doveva essere crudo, diretto e non dare punti di appoggio al lettore. Non a caso il primo romanzo di Jean-Claude Izzo s’intitola “Casino Totale”.

Bisogna ammetterlo, il noir mediterraneo com’era nato è ormai un’esperienza terminata. Rimangono comunque gli strascichi di una stagione di straordinaria creatività e di successo di pubblico. Stagione nella quale autori dotati di acume, intelligenza e senso di responsabilità, hanno saputo dare vita a una svolta nel modo di raccontare e di scrivere il noir. In questa serie di articoli voglio approfondire le tematiche e viaggiare lungo le direttrice tracciate dagli autori. Ripercorreremo le strade e le zone d’ombra che hanno reso grande il noir mediterraneo e scopriremo i luoghi dove si muovevano personaggi come Pepe Carvalho, il commissario Montalbano, l’ex flic Fabio Montale o il commissario della polizia greca Costas Charitos. Dalle Ramblas di Barcellona al porto di Marsiglia, dai carrugi genovesi ai vicoli di Napoli, dall’intrico delle vie di Monastiraki nel centro di Atene al sole che si specchia sulla facciata di Aghia Sophia a Istanbul. Buon viaggio.

Se l’argomento t’interessa, allora dai un’occhiata a:

L’eredità di Izzo

L’Italia e il volto noir della verità

The black album, con Massimo Carlotto

Intervista a Massimo Carlotto

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