Un gelato con Carol J Keaton


Pizza, mafia e mandolino. Di solito è così che viene visto il nostro paese dall’estero. Chissà come ci vede Carol J Keaton, scrittrice americana che vive in Italia e che scrive romanzi noir d’italianissima ambientazione. Che dire, chiediamolo a lei!

Noir Italiano: Ciao Carol  e benvenuta  a Noir Italiano. Cosa posso offrirti di buono?

Carol J keaton: niente Coca Cola, per favore.  Hai un italianissimo gelato? Lo adoro. Un cono  Noir al cioccolato fondente, grazie.

NI: Cosa significa per te noir?

CJK:  Il termine Noir credo comprenda  un’ampia gamma di generi : hard Boiled, thriller, spy story, poliziesco.  Anche quello che in Italia si definisce giallo racchiude un po’ tutti i generi. Non esiste più, oggi,  una linea di demarcazione forte tra le varie etichettature. Sono convinta che chi scrive di Noir possa  spaziare, personalmente non mi interessano le definizioni.  Quando leggo, solo due cose sono per me indispensabili: trama accattivante e suspense. Supportate da una buona scrittura, ma questo vale per ogni tipo di libro.

NI: Perché tra tutti i generi, hai scelto di cimentarti con il noir? 

CJK: Ho iniziato scrivendo racconti di vita quotidiana che avevano però sempre un finale a sorpresa.  E’ stato questo che  mi ha introdotto  nel genere,  spontaneamente. Poi mi ci sono appassionata.

NI: Quando ti vengono delle idee per i tuoi romanzi, le scrivi subito o lasci che ti “fermentino” in testa?

CJK: Le idee possono arrivare da un articolo di giornale, come nel caso di Blackmail, per il quale avevo letto di un caso di usura nella filiale di una banca, o da un Flash, una breve apparizione, come nel caso del mio prossimo romanzo.  Poi mi piace  far  sedimentare la storia, lavorare di fantasia e fare ricerche perché i lettori sono molto attenti e non perdonano.  A questo proposito mi viene in mente che per Blackmail ho fatto un errore che un lettore mi ha subito fatto notare tramite mail.  Ho infatti scritto che uno dei miei protagonisti si era spostato da un’isola all’altra con l’aliante, mentre avrei dovuto scrivere idrovolante.  Una sola parola, ma che mi è costata una gaffe. Nemmeno l a mia editor se n’era accorta.

NI: Quando scrivi ti prepari una scaletta oppure ti lasci guidare dalla scrittura?

CJK:  Preparo scalette che puntualmente stravolgo e ne esce qualcosa di completamente diverso dall’idea originale.

NI: Noir al femminile. Sono molte le donne che si cimentano con successo nel noir. Qual è il tocco in più che un’autrice può dare al noir, rispetto a un collega uomo? 

CJK:   Il saper cogliere aspetti dell’animo femminile che un uomo può descrivere osservando, ma che non potrà mai provare sulla propria pelle.  E’ vero anche il contrario, però.

 NI: Pubblicare in Italia. Per te americana, com’è la situazione editoriale del nostro paese?
CJK: Difficile. Gli italiani, purtroppo, sembra che leggano poco e gli editori non puntano sugli esordienti. Credo sia importante avere alle spalle un agente onesto e capace. Il mio lo è.

NI: Quanto tempo impieghi per scrivere un romanzo tra creazione, scrittura e revisione?

CJK:  Parecchio.  C’è sempre qualcosa da sistemare. E non è mai abbastanza.

NI: Ti ringrazio. Regalaci una frase noir.

CJK:  Grazie a te.  Ne approfitto per riportare uno stralcio del mio noir: …con uno sforzo quasi impossibile riesce a girare piano la testa. La sua testa è di piombo, lo sono anche i pensieri. L’ultimo è per Sofia:  ‘Salvati’. Alza lo sguardo e vede uno scorcio di cielo. Un paio di tordi volano liberi. Vivi.

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