Il mistero di Mangiabarche


Autore: Massimo Carlotto

Tipologia: Noir investigativo

Luogo: Cagliari

Filo conduttore: Indagine parallela

Ambientazione: Il sottobosco malavitoso nel quale sguazzano papponi, bande armate e grandi figli di buona donna

Protagonista: Alligatore, detective privato

Narrazione: In prima persona

Cosa impari dopo averlo letto: Che il peggio che puoi immaginare non sarà mai così brutto quanto la realtà

Giudizio nero: Una piacevole sorpresa (Guida ai giudizi)

Utilizzando ancora un paragone con il noir d’oltralpe, se Varesi è una sorta di Simenon italiano, allora Carlotto è il jazzistico Manchette. L’Alligatore potrebbe essere paragonato all’ispettore Geomond o a Buenaventura in Nada. Questo perché i noir di Carlotto che vedono come protagonista il detective senza licenza sono pieni di colpi di scena, di sparatoie, morti ammazzati, pestaggi e gangster della mala.

Devo dire che il primo episodio della saga dell’Alligatore (La verità dell’Alligatore) non mi aveva stupito più di tanto. Anzi, ero un deciso detrattore di Carlotto. Mi sono dovuto ricredere. Sarà perché la storia è molto più movimentata, sarà che si svolge in Sardegna (terra della quale sono innamorato) o chissà per quale altro motivo. La scrittura è veloce, più jazz che blues, e gli avvenimenti si susseguono a un ritmo molto pulp e vertiginoso.

Unica nota stonata è la figura di Beniamino Rossini. Amico dell’Alligatore e vecchio gangster della mala milanese (la ligera), è però un tipo che sa sempre cosa fare e come farla, che sa rapinare bische, uccidere cristiani, seviziare donne assassine senza troppi problemi. Soprattutto, senza mai farsi nemmeno un graffio.

Rimane comunque che la storia, questi tre avvocati sardi condannati ingiustamente che incaricano l’Alligatore di scoprire se il collega che li ha venduti sia ancora vivo, è una bel noir, sorretta da un intreccio azzeccato e una scrittura coinvolgente. Un noir alla Manchette, dunque, del quale Carlotto potrebbe essere considerato l’erede italiano.

Perchè leggerlo: Per scoprire un lato oscuro della Sardegna, che non è solo sabbia e mare azzurro

Perchè non leggerlo: Se pensate che uno non possa chiamarsi Marlon Brundu

Cos’ho pensato quando l’ho finito: Fantasioso ma verosimile.

Se l’argomento t’interessa, allora dai un’occhiata a:

Un’introduzione al noir mediterraneo

L’eredità di Izzo di Piergiorgio Pulixi

L’Italia e il volto noir della verità

The black album, con Massimo Carlotto

Intervista a Massimo Carlotto

Recensione de “Nessuna cortesia all’uscita”

Recensione de “La verità dell’Alligatore”

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