L’eredità di Izzo (parte prima)


Ripropongo qui (su gentile concessione dell’autore, che ringrazio) un intervento di Piergiorgio Pulixi sul noir Mediterraneo e sullo stato di salute del genere poliziesco. Si tratta di un piccolo saggio che ho trovato in rete e che ho giudicato molto valido, sia per le argomentazioni sia per quello che viene detto. Il noir non è solo semplice evasione. Per quello ci sono i gialli di Agatha Christie. Il noir deve far riflettere, scuotere il lettore e rimanere dentro. deve colpire. Pulixi  ci spiega come.

L’eredità di Izzo – Piergiorgio Pulixi – 1° parte

Il crimine è cambiato. Con esso anche la percezione stessa del crimine è cambiata, poiché la criminalità si è infiltrata troppo a fondo nel tessuto sociale moderno, modificando il suo genoma. Il confine tra legalità ed illegalità non è mai stato così labile. Così come non è mai stato così grande il potere delle grandi organizzazioni criminali come la mafia, la camorra, la mafja russa o le triadi cinesi. Le grosse multinazionali del crimine hanno capito che non aveva più senso agire esternamente alla società civile e alle istituzioni. Era svantaggioso dal punto di vista economico. Così i grossi gruppi criminali hanno fatto uso della loro caratteristica più pericolosa: la versatilità. Hanno maturato una mentalità imprenditoriale e sono entrati nel mercato regolare. Hanno fatto un grande salto di qualità. Si sono insinuati nei tessuti sociali, economici e istituzionali dei paesi di appartenenza, non combattendo più lo stato, ma impadronendosene a poco a poco.

L’Italia, da questo punto di vista, è un esempio perfetto. In Italia quattro regioni sono totalmente in mano alla criminalità organizzata. Questa veicola e ha potere decisionale sulla vita di decine di migliaia di persone. E siamo tutti vittime delle mafie. Tutti. Non solo gli abitanti del meridione. Ognuno di noi – forse inconsapevolmente – è vittima delle mafie, delle grosse organizzazioni criminali. Multinazionali del crimine che hanno un fatturato annuo ben superiore a quello di molti paesi in via di sviluppo, e i cui proventi sono reinvestiti metodicamente fuori dall’Italia, in decine di paesi europei e non, in modo tale che i loro capitali siano blindati, non sequestrabili e liberi di moltiplicarsi. E siamo tutti vittime di questi imperi criminali. Perché se la mafia venisse sconfitta, tutti pagheremmo molte meno tasse, i servizi funzionerebbero, i politici onesti riuscirebbero a fare il loro mestiere, la giustizia avrebbe un significato diverso. Tutti avremmo una vita migliore. Tutti. Ma il nostro governo è più concentrato a perseguire i piccoli criminali, i fannulloni, i clandestini, i singoli assassini, anziché concentrarsi su queste holding del male che condizionano governi e istituzioni – spessissimo dall’interno -, e assumono poteri sempre più grandi.

È una questione di priorità. Finché lo Stato italiano continuerà a spiegare forze e capitali contro la piccola criminalità, la vera criminalità, quella che ammorba realmente il nostro paese, continuerà a fiorire indisturbata nell’indifferenza generale, la sua linfa vitale. L’indifferenza. Antonio Gramsci disse che l’indifferenza è il peso morto della storia. Aveva maledettamente ragione. L’essere indifferenti comporta danni devastanti nella società. L’essere indifferenti lascia che alcune persone governino su molte senza alcun controllo in un’ottica del tutto personale e oligarchica. Lo Stato e le dittature adorano l’indifferenza del popolo. Fanno di tutto per incentivarla e per assicurarsi, così, un lungo futuro. E questa è una cosa che gli stati hanno in comune con le organizzazioni mafiose. L’indifferenza è il cancro della democrazia. E l’attuale situazione politica e sociale italiana è un perfetto esempio di come l’indifferenza spiani la strada a un’oscura notte. Quella notte viscida dove l’indifferenza non è più un lusso, ma una legge.

L’indifferenza è sostanzialmente un problema culturale. Un deficit di cultura e una manipolazione costante e assidua della realtà da parte dei media, possono portare all’indifferenza. Secondo la classifica mondiale della libertà di stampa stilata da Freedom House, l’Italia è al sessantacinquesimo posto. La maggior parte dei quotidiani e degli organi di informazione sono quasi totalmente asserviti al potere. Quella che ogni giorno si porta avanti sugli schermi della televisioni e sulle pagine di alcuni quotidiani è una sofisticazione della verità. E si diffonde non soltanto attraverso le pagine dei quotidiani e le notizie dei telegiornali, ma anche nelle fiction televisive che tratteggiano una realtà totalmente avulsa rispetto a quella in cui viviamo, e in programmi spazzatura e talk-show che fanno avvizzire gli spettatori nel buio marcio della pigrizia mentale. Sembra quasi che dietro ci sia uno scopo ben preciso: distorcere il processo di consapevolezza, annebbiare le menti, renderle intellettualmente inoffensive fino a portare una progressiva perdita dell’identità individuale a favore di una massificazione morale e culturale di bassissimo livello.

Per perseguire questi obbiettivi è necessario anche ridurre notevolmente la cultura – e il potere rivoluzionario insito in essa – e abbassare drasticamente il suo livello qualitativo. È quello che sta accadendo. Basta guardarsi intorno per rendersene conto. Stanno estirpando la cultura. Continuano a tagliare fondi alla cultura in favore di fondi per le forze armate e la sicurezza. Sradicano la cultura perché è pericolosa. Perché fornisce tutti gli strumenti per pensare. Sveglia le menti. Affila le coscienze. E questo per lo Stato – e per le organizzazioni criminali – non va bene. La cultura e la sana informazione sono antibiotici per l’indifferenza.

La cultura e la sana informazione sono espressioni di libertà, e quindi entità rivoluzionarie. Ma l’opera sottile e diffusissima di spegnimento della cultura che si sta portando avanti non sarà per niente facile da fermare. Anzi. Questo processo è stato ormai portato all’esasperazione ed è esponenziale; in quest’aria di recessione, la cultura – a partire dalle terribili riforme scolastiche – verrà sempre più delegittimata e manipolata.
Ed è proprio in questo preciso momento storico e politico che il filone letterario che prende il nome di noir mediterraneo si configura come un’arma di resistenza e denuncia rivoluzionaria contro la massificazione e la sofisticazione della realtà. Coniugando la fiction a una solida inchiesta e ad un’analisi spietata – nella sua oggettività – della realtà, questo genere letterario può veramente fare breccia nelle coscienze delle persone. Laddove una semplice inchiesta giornalistica o un saggio annoiano o appaiono eccessivamente distaccati, il noir mediterraneo con le sue storie dal ritmo serrato, i personaggi estremamente verosimiglianti, il linguaggio essenziale e accattivante e le trame avvincenti, trascina il lettore dentro una storia affascinante che si legge d’un fiato. Al tempo stesso, però, con la solida inchiesta che fa da fondamenta per il romanzo, si costringe il lettore a venire a conoscenza di una realtà scomoda, di una sottotraccia che racconta un problema che lo scrittore vuole riferire al lettore, sottovoce e molto sottilmente.

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