Undercover – Niente è come sembra


Autore: Roberto Riccardi

Tipologia: Noir – Thriller

Luogo: Calabria – Roma – Messico – Colombia

Filo conduttore: L’arresto di un boss della ‘ndrangheta

Ambientazione: L’infiltrazione della criminalità organizzata e il suo modus operandi

Protagonista: Rocco Liguori, tenente dei Carabinieri

Narrazione: In prima (Liguori) e in terza persona (tutti gli altri)

Cosa impari dopo averlo letto: Che ci sono romanzi che ti fanno vergognare di essere italiano

Giudizio nero:  Una piacevole conquista (Guida ai giudizi)

La mia unica esperienza come lettore di qualcosa scritto da un carabiniere si riduceva a una denuncia per schiamazzi fatta al bar sotto casa (sei anni di ingiustizie interminabili, dovuti all’amministrazione comunale del mio paese, titolare di quel bar, ndr). La prima sorpresa dunque, quando ho letto il romanzo di Riccardi, è stato il non trovarci termini come “ivi”, “colà”, “il presunto si recava”. Scherzi a parte, questo titolo noir-thriller di respiro internazionale di Riccardi è un gran bel romanzo, che si fa divorare e tiene incollati alle pagine.

Rocco Liguori è un tenente dei Carabinieri che ha preferito la carriera militare all’attività di agente sotto copertura. Quando però il suo vecchio capo, Nicola Clemente, scompare, Rocco viene contattato dai vecchi colleghi e decide d’infiltrarsi per bloccare un grosso trasporto di cocaina dalla Colombia. Non sa, però, che il boss che dirige le operazioni è Nino Calabrò, esponente di spicco della ‘ndrangheta e compagno di giochi infantili di Rocco.

Riccardi ha un talento parecchio “americano” e la sua scrittura è cinematografica. Dosa molto bene i colpi di scena, utilizzando una tecnica che ho apprezzato (ma a volte odiato) nei romanzi d’oltreoceano: termina il capitolo nel momento di massimo climax, per poi affrontare il successivo parlando d’altro, cambiando ambientazione e prospettiva. “Undercover” è un collage di questa tecnica e la cosa gioca a favore dell’autore. La trama è veloce, intricata e attanaglia il lettore, che con questo espediente continua a leggere, preso dal “chissà come va a finire”. C’è poi un altro aspetto che rende meritevole questo romanzo: si nota come le cose raccontate siano state vissute o siano ben conosciute dall’autore (tenente colonnello dei Carabinieri). Le emozioni che traspaiono e gli aneddoti inseriti sono molto efficaci e aiutano il lettore a comprendere i difficili meccanismi del crimine moderno.

Un romanzo molto realistico, che contrappone una malavita organizzata calabrese potente, efficiente e determinata e un pezzo dello Stato che, nonostante le interferenze dell’altra metà dello stesso Stato, tenta in tutti i modi di contrastarne l’azione. La chiave e il coltello, dunque, e in mezzo il lettore.

Perchè leggerlo:  Perché è scritto bene, si legge in fretta e l’autore ha saputo dosare i colpi di scena

Perchè non leggerlo:  Nessuna controindicazione

Cos’ho pensato quando l’ho finito: Ci vogliono le p…e per fare l’infiltrato

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