Roberto Riccardi ci svela i segreti della scrittura noir


_DSC2830_bw (1)Noir Italiano: Ciao Roberto e bentornato a Noir Italiano. Partiamo subito: qual è la tua idea di scrittura noir?

Roberto Riccardi: Io scomporrei la risposta in due, partendo dalla scrittura, che a mio modesto avviso deve essere scevra da ripetizioni, eccessi, esercizi di stile che vadano a discapito del racconto. Per il noir aggiungerei che è richiesto un certo ritmo, per cui suggerirei di evitare le descrizioni troppo lunghe e i passaggi superflui. Ecco, una domanda da farsi quando si scrive un noir è questa: c’è un capitolo del quale si potrebbe fare a meno senza togliere nulla alla trama? In quel caso, le cesoie sono d’obbligo.

NI: I tuoi romanzi raccontano sempre di situazioni da te vissute in prima persona. Inserisci solo i tuoi ricordi oppure ti documenti ulteriormente?

RR: C’è sempre un’esigenza di documentazione e di ricerca. Per esempio l’ultima fatica (lo sono davvero, fatiche, provare per credere…), Venga pure la fine, ha come sfondo la guerra in Bosnia. Si tratta dunque di un romanzo storico, e per scriverlo mi è servito leggere altri libri, verificare i nomi, ripassare le date…

NI: Consiglieresti internet come fonte per la documentazione?

RR: Con i limiti, a tutti ben noti, della rete, che presenta margini di rischio diversi rispetto, per esempio, alle desuete enciclopedie. Conviene rifarsi a siti ufficiali, fare controlli incrociati, non prendere per buona la prima voce che si legge.

NI: Immagini tutte le scene prima di scrivere oppure le sviluppi mentre le stai scrivendo?

RR: Le scene vengono fuori mentre le scrivo, c’è un’idea di partenza ma le immagini tendono a materializzarsi nel momento in cui, lavorando proprio a quella parte, mi capita di visualizzare i personaggi.

NI: Utilizzi una scaletta oppure ti fai guidare dalla scrittura?

RR: La scaletta per me è fondamentale. Avendola, riesco a evitare il problema della pagina bianca, a non scoprire a pagina 200 che l’impianto degli ultimi dieci capitoli è totalmente sballato, che ci sono incongruenze macroscopiche negli snodi narrativi… Visto che l’errore è sempre in agguato, bisogna fare il possibile per limitare i danni.

NI: Come sviluppi un personaggio? Rocco Liguori, per esempio, com’è nato?

RR: Io credo che un autore, anche se può identificarsi in modo più o meno forte nel protagonista di un romanzo, in realtà si rispecchi in tutti i personaggi. È inevitabile, ognuno di loro nasce nella sua mente. Nel mio Rocco Liguori c’è una forte componente autobiografica, è così che è nato. Anche se io e lui… non siamo la stessa persona.

NI: Hai un metodo che usi spesso per farti venire delle idee?

RR: Confesso di avere il problema opposto, troppe idee mi affollano la mente e devo sforzarmi di tenerle a bada. Fin da bambino ho sempre avuto una fantasia galoppante e il mio frustino, per frenarla, non era mai adeguato.

NI: Una volta raggiunta l’idea di base, come affronti lo sviluppo della storia?

RR: Grazie alle scalette di cui dicevamo prima. Le mie sono piuttosto dettagliate, a volte suddivise perfino in capitoli.

NI: Come si svolge la revisione del romanzo?

RR: Quello è uno dei momenti che amo di più della scrittura. Quando la bozza comincia a prendere uno stile, a crescere nella qualità letteraria (nel limite delle mie possibilità, s’intende). Ritorno più volte sul testo, dal principio alla fine, e questo richiede almeno lo stesso tempo della prima stesura.

NI: ti ringrazio, sei stato gentilissimo. Lasciaci con un tuo personale consiglio.

RR: Leggere molto e scrivere molto. Sono i due esercizi fondamentali. E nel frattempo vivere intensamente, la narrazione si nutre di vita.

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