Noir Italiano incontra Diego Di Dio


Diego_foto 2 WMINoir Italiano: Ciao Diego  e benvenuto. Cosa posso offrirti di buono?

Diego Di Dio: Ciao, grazie. Direi che una birra alla spina può andare bene.

NI: Cosa significa per te noir?

DDD: Posso risponderti con la citazione di uno psicanalista? “Se i nostri desideri fossero cavalli, probabilmente trasporterebbero il cadavere dei nostri amici e parenti”. Ecco, per me noir significa questo.

NI: Come ti sei avvicinato alla scrittura?

DDD: Ho cominciato quando ero bambino. A dieci anni disegnavo e scrivevo fumetti sui supereroi, poi sono passato alla narrativa vera e propria. Il primo romanzo l’ho scritto a undici anni: un improbabile storia dark ambientata nel labirinto del Minotauro. Si intitolava “Fuga dall’inferno”, pensa te. Da allora di acqua sotto i ponti ne è passata davvero tanta…

NI: La scrittura di un tuo romanzo è un processo lento oppure scrivi di botto, posseduto da una frenesia creativa?

DDD: Diciamo che la frenesia creativa vera e propria la sperimento più con i racconti. In quel caso ho un lampo improvviso, un’idea forte e violenta che mi squassa da dentro, e mi metto a scrivere, spesso usando quaderno e penna. Con un romanzo, invece, la programmazione è più lenta, più metodica. Mi prendo il tempo necessario per amalgamare un numero più corposo di pagine.

NI: Il tuo delitto perfetto?

DDD: Ovviamente quello che devo ancora commettere, nella speranza di farla franca.

NI: Come organizzi la scrittura? Lasci che sia lei a guidarti o preferisci usare delle scalette?

DDD: A dir la verità, io provo a scrivere come “si dovrebbe scrivere”. Ossia: scaletta della storia, schede dei personaggi, programmazione della trama e quant’altro. Solo che non mi riesce mai: a un certo punto la storia prosegue da sola e i personaggi fanno e dicono quello che vogliono. A quel punto sono costretto a rivedere la scaletta, per assecondarli.

NI: Quanto tempo dedichi alla scrittura?

DDD: Troppo poco. Per adesso mi divido tra il lavoro e soprattutto lo studio, quindi riesco a ritagliare solo qualche ora settimanale per la scrittura. Ma in futuro spero di potermi organizzare meglio, per portare avanti progetti più ambiziosi.

NI: Ti ringrazio, regalaci una frase noir…

DDD: Grazie a te. “Un tizio che faceva un censimento, una volta, provò a interrogarmi. Mi mangiai il suo fegato con un bel piatto di fave e un buon Chianti. Fvvvv.”

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