100 modi di morire in un libro #16


 

Morte“Vide solo la canna della lupara che sporgeva dal finestrino abbassato. E quegli occhi pieni di odio, che venivano fuori direttamente dalle fiamme dell’inferno. – Crepa, bastardo!” (tratto da pag. 44).

Come si muore in questo libro? A colpi di lupara. E come potrebbe essere diversamente in una storia di mafia ambientata in Sicilia? Il libro in questione è “I Condannati” di Roberto Riccardi, un giallo dal taglio classico dove non si risparmiano i colpi duri, dove carabinieri e mafia si contendono il controllo e la legalità di Villascura. Calato nelle ottime descrizioni della Sicilia, Riccardi descrive profumi e sapori di un paesino segnato dall’omertà, dalla voglia di affermazione all’interno della scala gerarchica degli uomini d’onore, senza tralasciare, paure e sentimenti che danno consistenza alla trama. Ma è di modi di morire che parliamo in questa rubrica, e come ho già detto, in una storia di mafia i colpi d’arma da fuoco non mancano mai, anche se non sono il solo modo di morire come ci ricorda Riccardi. “Gli uomini d’onore, che razza strana. … Costantemente sul filo del rasoio, col rischio di una fucilata o un affondo di coltello.” (tratto dal pag. 52/53). E quindi c’è anche il coltello, ma si può finire anche “Incaprettati, gettati nelle cisterne, dati in pasto ai maiali.” (tratto da pag. 114).

Chiacchieriamo con Roberto Riccardi per cercare di capire cosa può influenzare il modo di far morire un personaggio in un libro.

NI: Ciao Roberto, bentornato su Noir Italiano.

RR: Ci torno molto volentieri, contento di essere Noir e di essere Italiano.

NI: Come nasce secondo te l’idea di far morire un personaggio in un determinato modo? E nello specifico, ne “I Condannati” la lupara è una necessità di coerenza con l’ambientazione?

RR: Di norma l’omicidio letterario è in linea con l’ambiente del romanzo, certamente. E nel contesto del mio libro “I condannati”, nell’ambiente rurale siculo in cui quel delitto maturava,  l’uso della lupara era adeguato.

NI: Lupara a parte, secondo te in generale è più la trama a influenzare un determinato modo di morire in un libro, o è viceversa il modo di morire che può influenzare la trama?

RR: Normalmente si parte dall’articolazione complessiva della trama e il delitto si iscrive lì, per cui il modo di morire è individuato successivamente. Ma può capitare che il punto di partenza, l’idea alla base di un romanzo, sia proprio un certo tipo di omicidio, con una particolare arma, e in quel caso avviene il contrario: è la morte a influenzare la trama.

NI: Parlando sempre di modi di morire in un libro, sai già come morirà il tuo prossimo personaggio?

RR: La mia prossima vittima, perché il vero assassino è sempre l’autore, è un criminale di guerra che in Bosnia ne ha fatte di cotte e di crude. È dunque normale che, trovandolo in coma per una cospicua ingestione di farmaci, il procuratore del Tribunale internazionale dell’Aja non si accontenti dell’ipotesi iniziale: tentato suicidio. Tutto questo in “Venga pure la fine”, edizioni e/o, Collezione Sabot/age diretta da Colomba Rossi e curata da Massimo Carlotto. Dal 25 settembre in libreria.

NI: Grazie per essere stato con noi con il tuo libro e con un pizzico di Sicilia nella classifica dei 100 modi di morire in un libro.

RR: Grazie per l’invito, ci vediamo alla prossima lupara.

100 modi di morire in un libro classifica 16

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...