Scerbanenco e il jazz


01-00109005002963Ogni uomo ha le proprie passioni ed attitudini, ciò contribuisce a costituire nel corso della vita ciò che chiamiamo il Gusto, esso si manifesta in ogni sfera del tangibile e dell’astratto.

In questa fase di conoscenza cognitiva del mondo le arti plastiche, la musica e le letterature, le arti visive, la stampa e le tecnologie procedono parallelamente e si svelano all’interesse e alla voglia di capire dell’uomo.

Nel ‘900 queste diverse manifestazioni del pensiero hanno persino trovato punti di incontro formidabili e dato vita a nuovi fenomeni sempre più spettacolari.

Giorgio Scerbanenco, per sua stessa natura amava appassionarsi alla cultura e all’arte che lo circondava: la tradizione della scrittura gialla e poliziesca, il giornalismo e la cronaca, le corse dei cavalli, la metropoli e le mode internazionali che importava, gli incontri di pugilato, le macchine eleganti, le attrici bellissime che allora frequentavano l’Italia in pieno boom economico, il grande cinema noir americano e francese; soprattutto i Gangster movie anni ’40-’50 rappresentavano per l’autore un vero e proprio museo iconografico da cui trarre spunti per rendere la sua Milano sempre più grande ed internazionale.

In questo panorama di arti e culture mondiali che si incontravano in Europa, Scerbanenco non si lasciò certo sfuggire il grande ed evocativo mondo del Jazz americano.

I suoi protagonisti che avevano creato una vera e propria nuova scuola musicale fatta di standards da studiare, tempi sincopati e scale pentatoniche eseguite alla velocità della luce da leggendari maestri come Miles Davis o Charlie Parker, colpirono moltissimo l’immaginario dello scrittore. Scerbanenco ammirava sopratutto la tecnica dell’improvvisazione-assolo che caratterizzava i momenti più intensi di questo genere musicale.

In Europa, in tutte le principali capitali si aprivano Jazz Club sempre più esclusivi, dove artisti di fama mondiale si esibivano dal vivo e potevano essere ammirati nelle loro performance.

Scerbanenco sente questa musica catturare il suo cuore e percepisce che quelle dilatazioni sonore prima giovano ai suoi nervi di scrittore, poi entrano anche nella narrazione e nella visione degli eventi: il Jazz dava più sentimento ai paesaggi, animava le descrizioni e il colore degli incontri, rendeva più dinamico un inseguimento, più temibile un omicidio, più passionale una scena d’amore.

Una via maestra sulla quale i pensieri seguivano l’armonia musicale.

Si accorse che la musica era metricamente simile alla sua sintassi, ovvero evocativa nelle atmosfere create, spezzata nei momenti di concitazione emotiva e soprattutto i lunghi momenti di improvvisazione che donano una libertà di esecuzione che diviene arte pura ed estro dello spirito.

Giorgio Scerbanenco scriveva i suoi noir come un musicista Jazz suona la propria partitura: spontaneamente e con fiducia nelle proprie qualità espressive.

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