L’estate nera


l'estate

Autore: Remo Guerrini

Tipologia: Noir

Luogo: Altavilla (paesino immaginario del Monferrato)

Filo conduttore: L’uccisione del barbone del paese

Ambientazione: La vita di paese degli anni ’60

Protagonista: Attila, Massimino, Canavesio, Federico, Evangelina, Saturnina (i ragazzini di Altavilla)

Narrazione: In terza persona

Cosa impari dopo averlo letto: Che il passato ritorna sempre

Giudizio nero: Amaro noir con una sfumatura di Maigret

In questo libro il linguaggio è diretto, non ci sono tanti fronzoli, come non c’erano in un paesino del Monferrato negli anni ’60. Ad Altavilla quando si deve dire merda si dice merda, e lo scemo del paese è semplicemente lo scemo del paese che tutti evitano o che prendono di mira per burlarsi di lui. Remo Guerrini porta il lettore in un posto e in un tempo in cui il politicamente corretto non esisteva, dove le cose erano semplici così com’era semplice la vita rurale. Allora in un posto e in un tempo come questo è normale che il figlio del macellaio impari ad ammazzare il vitello anche se ha solo sei anni, è normale che la figlia della famiglia benestante sculetti per le vie del paese sollevando le invidie di chi non può permettersi di sculettare. Poi c’è tutto il resto. Le storie personali di sei ragazzini, tutti impegnati a cercare di crescere, tutti che rincorrono un sogno, una passione, tutti ancora troppo piccoli e che come sempre voglio sembrare più grandi di quello che sono in realtà. Ma anche i piccoli possono fare le cose da grandi, o almeno così credono. Però le parolacce non si dicono se ci sono i genitori, altrimenti uno schiaffone lo si rischia per davvero. Bisogna farsi trovare a casa per quando è ora di sedersi a tavola. Il resto è libertà assoluta. E dalle conquiste dei ragazzini del paese, nasce un gioco perverso, un gioco che dopo trent’anni tornerà per far capire loro che forse non erano gli unici a giocare. Una narrazione fitta quella di Guerrini, condita con il modo d’esprimersi di ragazzini che mettono la parolaccia anche dove non servirebbe se non appunto per dare l’idea d’essere più grandi e più forti. Ma se per circa metà libro si viene trasportati in un passato descritto con i sapori e gli odori ormai persi nel tempo, la seconda parte rivela un’affinità con il giallo classico, il giallo d’investigazione, dove indizi e ipotesi si susseguono l’un l’altro per farti capire che nella storia raccontata fino a quel momento è nascosta la verità di quell’estate davvero nera.

Perchè leggerlo: per assaporare il passato in un noir di provincia

Perchè non leggerlo: se non piacciono le storie dure

Cos’ho pensato quando l’ho finito: Bel finale!

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