100 modi di morire in un libro #12


MorteScegliere un libro di Giancarlo Narciso dalla mia libreria è di per se un’impresa. Ma considerato che a noi (plurale maiestatis per Noir Italiano) piace Scerbanenco, ho deciso di scegliere “Incontro a Daunanda” che ha vinto appunto il premio Scerbanenco nel 2007. Altro motivo per cui l’ho scelto è per quello che c’è scritto a pagina 13 “…Sai qual è la prima causa di morte, in Australia?”, beh non sarò io a dirvelo, ma considerato che in questa rubrica parliamo di modi di morire in un libro, la citazione mi sembrava quanto mai pertinente, e poi in questo libro ce ne sono per tutti i gusti. Innanzitutto bisogna considerare dove è ambientata la storia che Narciso racconta con grande conoscenza dei luoghi. Lombok è l’isola gemella della più conosciuta isola di Bali, meta turistica ambita da molti viaggiatori. La storia parte da una sparizione, un rapimento, ma sfogliando le pagine si può incappare nella morte per qualche strana malattia se si cerca di tener testa a qualche rapinatore che utilizzando lame arrugginite ti può far finire malamente tagliuzzato. C’è il più efficace taglio della gola, o andando oltre, il taglio netto della testa utilizzato dalle milizie private per giustiziare le persone scomode. Ci sono poi archi, frecce, coltelli e bastoni utilizzati dalla resistenza sasak, ci sono i linciaggi che fanno letteralmente a pezzi il corpo del malcapitato. Si può finire investiti da un auto e non mancano di certo le armi da fuoco, a volte decisamente risolutive. Sebbene la facciano da padrone le lame, il modo di morire che mi ha colpito su tutti è il rogo. Forse perché il fuoco che uccide una madre e sua figlia è quello che simboleggia l’arroganza dei potenti che vengono descritti da Narciso, perché quel fuoco cambia per sempre il destino di un uomo.

Chiacchieriamo con Giancarlo Narciso per cercare di capire quali sono i meccanismi che fanno morire un personaggio in un determinato modo.

NI: Ciao Giancarlo, benvenuto su Noir Italiano.

GN: Ciao!

NI: Come nasce secondo te l’idea di far morire un personaggio in un determinato modo? E nello specifico, in “Incontro a Daunanda” quanto influisce l’ambientazione sui modi di morire presenti nel libro?

GN: Se ben ricordo, parlando solo di protagonisti e comprimari in cartellone, escludendo quindi le comparse, in Daunanda di personaggi ne muoiono in diretta almeno tre: uno banalmente ucciso da un colpo di pistola, e due in un duello all’arma bianca, uno con una katana, l’altro con un parang, una specie di machete. In quest’ultimo caso, la trama ha dettato le circostanze della morte, il duello finale fra due personaggi al di sopra delle righe era un must, e la scelta delle armi è strettamente legata all’ambientazione, a quello che si vede vivendo nella campagne dell’isola.

NI: Parlando di modi di morire in un libro, secondo te, è il modo di far morire un personaggio che può influenzare la trama, o viceversa è la trama che influisce sul modo di far morire un personaggio?

GN: Entrambe le cose, la trama, l’ambientazione, la psicologia dei personaggi li porta a muoversi in un certo modo e questo a sua volta influenza ciò che succede dopo.

NI: Sempre a proposito di morti e di libri, sai già come morirà il tuo prossimo personaggio?

GN: Non ne ho la più pallida, come non ce l’avevo mentre scrivevo Incontro a Duananda.

NI: Grazie per essere stato con noi con il tuo libro nella classifica dei 100 modi di morire in un libro… Ci si vede a Daunanda?

GN: Quando volete raggiungermi vi farò fare un tour guidato dell’isola con contorno di rapine e linciaggi.

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