100 modi di morire in un libro #11


Mortell libro che ho scelto questa volta non è un noir, almeno non nel senso canonico più diffuso. Ma chi ha detto che si muore solo nei libri noir? Ho scelto questo libro perché, oltre al fatto di essermi piaciuto, contiene molti modi di morire diversi. Si tratta de “La voce del destino” romanzo storico di Marco Buticchi. Non mi addentrerò troppo nella trama, della quale se volete saperne di più potete leggere la recensione o l’intervista fatta a Marco Buticchi. Quello che c’interessa è il modo, o meglio sono i modi di morire presenti nel libro. Come primo modo metterei sicuramente l’arma da fuoco, perché essendo per buona parte ambientato durante la seconda guerra mondiale è facile intuire che le armi da fuoco, purtroppo, erano ampiamente utilizzate a tale scopo. Altro modo di morire che sicuramente non si può tralasciare è l’arma bianca, nella fattispecie lo srbosjek,  il coltello ustascia preferito da Glauco Soriano, personaggio nefasto. Ci sono poi esplosioni, pestaggi, strangolamenti, regolazioni di conti, e sicuramente non mancano i campi di concentramento. Ma quello che a me è rimasto più impresso leggendo questo libro è sicuramente la morte per investimento. Una morte se vogliamo inaspettata dopo tanti modi di morire più “ordinari”, più prevedibili, in una trama come quella narrata da Buticchi, finire travolti da un autobus è un fuori programma che però rende in pieno il significato della precarietà della vita, e se vogliamo dell’imminenza della morte. Non serve quindi essere braccati da fanatici nazisti, non serve essere coinvolti in traffici internazionali, a volte basta un semplice autobus.

Chiacchieriamo con Marco Buticchi per cercare di capire come nasce l’idea di far morire un personaggio in un determinato modo.

NI: Ciao Marco, bentornato su Noir Italiano.

MB: Grazie a voi per avermi richiamato… nonostante tutto

NI: Nel tuo romanzo “La voce del destino” hai utilizzato diversi modi di far morire i personaggi. Cos’è che fa scegliere a un autore un determinato modo di far morire uno dei propri personaggi?

MB: Vi racconto un aneddoto di carattere generale. Sono uno “scrittore killer seriale e di grandi numeri” e, prima della fine di un romanzo, metto in piedi una serie di mattanze con un sacco di cadaveri eccellenti: non è facile resistere al delirio di onnipotenza di poter creare o distruggere una vita restando peraltro impuniti. È a quel punto che entra in gioco mia moglie – la prima a leggermi – che, animata da quel sano spirito crocerossino-femminile, inizia con me una trattativa nella quale ha sempre la meglio. Alla fine, nella rete della mattanza rimangono impigliati molti meno cadaveri di quanti avrei voluto infilarci. Buona parte di quelli che si sono salvati lo devono alle amorevoli cure di mia moglie.

Scendo invece nel particolare e ti  rispondo alla domanda: la scelta del modus morendi è funzionale al comportamento tenuto da quel personaggio nel corso del romanzo: un bastardo dovrà morire tra mille tormenti, sempre commisurati al suo tasso di bastardità.

NI: Ho scelto come modo di morire emblematico nel tuo romanzo quello da morte per investimento. Senza voler anticipare nessun dettaglio per non rovinare la sorpresa di chi muore in questo modo, sei d’accordo con me quando penso che proprio una morte come questa aggiunga “valore” agli altri modi di morire?

MB: Ti rispondo seriamente: c’è una scala di valori nelle modalità con cui si muore? Credo che tutto si riduca a un attimo e quindi l’intera scenografia del contesto mortale è a suffragio di chi resta. Per il povero dipartito, l’attimo è e rimane quello, sia sotto un bus che con un proiettile nel corpo. Certo il suo ultimo ricordo potrà essere meno traumatico se si tratta di morte incruenta. Ma pensi che la trumaticità dell’evento più traumatico della nostra esistenza possa far muovere le lancette del gradimento?

Altra cosa è invece la sofferenza: quella interessa chi è ancor vivo e la morte rappresenta per lui solo una liberazione. E la sofferenza che conduce alla fine fa paura a tutti. Anche agli uomini e alle donne più forti.

NI: Parlando sempre di modi di morire in un libro, sai già come morirà il tuo prossimo personaggio?

MB: Beh, alcuni “prossimi” personaggi, hanno modalità e tempi già segnati dalla Storia. Perché proprio si tratta di personaggi storici come Michelangelo Buonarroti o alcuni protagonisti degli anni  di piombo. Altri invece riusciranno a “esser testimoni al proprio funerale”… e non si tratta del sogno di molti? E qui mi fermo per non raccontare troppo.

NI: Grazie per essere stato con noi con il tuo libro nella classifica dei 100 modi di morire in un libro.

MB: Grazie a voi e lasciamoci con una promessa: la prossima volta facciamo anche i 100 modi per regalare vita e gioia in un romanzo? Tanto per par condicio

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