100 modi di morire in un libro #10


MorteIl titolo del libro di oggi è “Chi ha ucciso Lucarelli?” (Bacchilega Editore). Come muore Lucarelli?  Chi a deciso di farlo morire in quel modo bizzarro? Perché? Sono le domande obbligate di questo Romanzo Totale scritto quindi a più mani che, nato da un’idea di Luca Occhi e Paolo Bernardi di Officine Wort (www.officinewort.it), ha visto la partecipazione della vittima, Lucarelli stesso, nella veste di autore del capitolo centrale. Ma per saperne di più dovrete leggervi il romanzo e visitare l’apposita sezione sul sito di  Officine Wort dove troverete anche filmati, foto e contenuti speciali.

Ho scelto questo libro per “celebrare” la decima uscita della rubrica perché è un esempio di come la scrittura, considerata un’attività da solitari, possa diventare un momento collettivo di condivisione di una grande passione.

Ma torniamo ai molti modi di morire presenti in questo libro. Un accenno è d’obbligo per l’originale trovata dove uno dei personaggi (non vi dirò chi) muore a causa di un forte shock allergico causato, nientepopodimenoché, da un gatto. Legato e costretto a subirne lo strusciante ma per lui letale affetto, la domanda che ci si pone è se avrà trovato la morte più dolce rispetto a quella di un altro personaggio soffocato con  la testa chiusa in un sacchetto di plastica. Ma come muore il personaggio principale? Lo volete proprio sapere? Tetradotossina. Vocabolo per amanti del pesce crudo, indica una tossina contenuta nel fegato del pesce palla che in Giappone ogni anno causa più di 200 casi d’intossicazione con un tasso di mortalità del 50%. Un veleno speciale dunque per uccidere uno scrittore speciale che aggiungiamo ai modi di morire in un libro.

Chiacchieriamo con Luca Occhi per chiedergli come si riesce a gestire in un romanzo a più mani la scelta di far morire il personaggio in un determinato modo.

NI: Ciao Luca, benvenuto su Noir Italiano.

LO: Grazie per averci voluti ospitare. Parlo al plurale non per manie di grandezza, ma perché mi sento di rappresentare Officine Wort & Complici, indicati non a caso come autori del libro.

NI: Come è nata l’idea di far morire in un romanzo un personaggio reale come Lucarelli?

LO: E’ nata da un brainstorming al sangiovese in cui ci siamo ritrovati coinvolti Paolo ed io. Avevo da tempo voglia di organizzare un Romanzo Totale e Paolo era stato l’artefice del primo tentativo in Italia al tempo di “Ti chiamerò Russel” organizzato con la collaborazione dei Wu Ming. Poi, Paolo conosceva molto bene Lucarelli, avendoci lavorato assieme al settimanale imolese Sabato Sera quando Carlo era giornalista di cronaca nera, quindi… se dovevamo far morire qualcuno tanto valeva puntare in alto.

NI: Il personaggio principale muore già nelle prime righe dell’incipit, e il come lo si scopre subito dopo, nel primo capitolo. Tu che hai curato l’intera creazione dell’opera, quanto pensi possa aver influenzato il modo di morire scelto da uno degli scrittori per l’evoluzione dell’intera storia?

LO: In realtà molto poco. Un Romanzo Totale è una sfrenata sarabanda letteraria dove ciascun autore incastona le proprie peculiarità narrative, seguendo sì la traccia dei capitoli precedenti ma avendo sempre davanti a sé l’infinita libertà di una pagina bianca.

NI: Il testo finale, nasce dalla compilazione di più versioni dello stesso capitolo che di volta in volta vengono scelte. Oltre alle morti presenti nel testo finale hai avuto modo d’incontrarne altre che magari sono state scartate?

LO: Parecchie, alcune veramente fantasiose e divertenti. Ma non ve le dirò, lasciandole nella “cassetta degli attrezzi” di un killer narrativo professionista.

NI: Parlando sempre di modi di morire in un libro, sai già come morirà il tuo prossimo personaggio?

LO: Guarda, se devo essere sincero come far morire un personaggio è la cosa che mi preoccupa di meno. Credo che per uno scrittore la cosa veramente difficile sia come farlo vivere…

NI: Grazie per essere stato con noi assieme agli altri autori anche se a loro non ho chiesto nulla. E come direbbe Ricchiuti mentre gli traballa l’occhio: “con tutto il rispetto s’intende”.

LO: “Minchia!” aggiungerebbe Coliandro. (Ma si può scriverlo?)

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