La donna di troppo


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Autore: Enrico Pandiani

Tipologia: Noir-hardboiled

Luogo: Torino

Filo conduttore: La morte di un magnate della farmaceutica e la scomparsa del figlio

Ambientazione: La Torino “bene”

Protagonista: Zara Bosdaves, titolare d’una agenzia d’investigazioni

Narrazione: In terza persona

Cosa impari dopo averlo letto: Che Manchette è tornato

Giudizio nero:  Una piacevole conquista

Che Enrico Pandiani puntasse a diventare una penna “storica” del noir italiano, questo l’avevo capito già dai tempi de Les Italiens. Ora invece ritorna per confermare questa sua ambizioni, con una protagonista femminile e un’ambientazione tutta italiana: la Torino che conta.

Zara Bosdaves è un ex agente di polizia ora divenuta titolare di un’agenzia di investigazioni. Nel giorno in cui Leone Dalmazzo, presidente della Global Medica, muore in un misterioso incidente d’auto, Zara viene incaricata dalla ex moglie di Leone (ora sposata con il fratello di lui) , di ritrovare Filippo, figlio adolescente della coppia che, dopo la morte del padre, è scappato di casa. Zara finirà per cadere in un giro molto più grande di lei, tra affari occulti, oligarchi russi e investigatori privati parecchio violenti.

Di Pandiani ho sempre apprezzato lo stile asciutto e gli scatti “improvvisi di rabbia”, ovvero scene d’azione che nascono quando meno te lo aspetti (come il pestaggio della commessa da parte di Vignati). Una caratteristiche che avevo apprezzato (anche se Pandiani non è così politicamente schierato come l’autore francese) nel mio idolo personale Jean Patrick Manchette (leggete Nada e capirete). Questo alternarsi di stili fa sì che il lettore non si annoi mai. Un plauso alla descrizione minuziosa di tanti scorci torinesi, della storia della città e della gente che vi abita. Sembrava davvero di essere lì con loro. Un gran bel romanzo, che consiglio perché mi ha divertito e mi ha ricordato i tempi in cui avevo aperto “Piovono morti” e il volo Milano-Riad era passato in un attimo.

Perchè leggerlo: Perchè è ben scritto, intricato e parecchio nero

Perchè non leggerlo: Nessuna controindicazione

Cos’ho pensato quando l’ho finito: Chissà con ne penserebbe il buon Gianpatrizio

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