Il thriller storico secondo Luca Filippi


cinque-domande-a-luca-filippi-autore-de-larca-L-4Dopo Franco Forte e Alfredo Colitto, invitiamo Luca Filippi a svelarci i segreti della scrittura del romanzo storico. Luca infatti è l’autore di una serie di bei romanzi storici con protagonista il necroforo Tiberio di Castro.

Noir Italiano: Ciao Luca, grazie per la disponibilità. Cominciamo subito: perché ambientare dei romanzi noir nel passato?

Luca Filippi:  Per me è stata una scelta spontanea, naturale. Nonostante la scrittura storica sia molto faticosa, proprio perché richiede una scrupolosa documentazione, ha esercitato su di me un’attrazione a cui non ho saputo resistere. Forse anche perché è un modo di evadere dal presente, con i suoi ritmi schiaccianti, e di sprofondare in un Altrove magico, in parte creato dalla mia fantasia e in parte ricostruito con l’ausilio della storiografia.

NI: Il tuo romanzo spicca per l’efficace ricostruzione storica. Che tipo di lavoro di documentazione hai dovuto affrontare?

LF: il lavoro di documentazione è molto impegnativo. Tutte le volte penso: “questo è l’ultimo romanzo storico che scrivo!”. Poi, però, ci ricasco sempre. Di solito, da un punto di visto operativo, faccio una ricognizione preliminare sul periodo storico e i luoghi di cui voglio raccontare. A volte capita che mi trovi per caso alcuni testi comprati negli anni precedenti e che ritornano utili nella stesura della trama. È stato il caso di “Storie all’ombra del malfrancese” di Antonio Tosti (una vera miniera di aneddoti sulla epidemia di sifilide che si scatenò nel XV secolo), acquistato insieme alla mia futura moglie in un mercatino quando eravamo studenti di Medicina e che poi è risultato preziosissimo per la scrittura di “Sangue giudeo”. Le ricerche bibliografiche e le consultazioni in biblioteca sono fondamentali. In alcuni casi mi sono avvalso della consulenza di esperti, nei cui confronti sono profondamente grato. Per esempio, in un capitolo de “Il labirinto occulto” il protagonista, lo speziale Tiberio, deve affrontare un viaggio da Capodistria a Venezia su una tipica imbarcazione veneto-dalmata: la brazzera, usata per il trasporto del sale. Per conoscere  la durata del percorso ho scritto all’Istituto di Ricerche Storiche di Rovigno, in Slovenia, e ho ottenuto una rapida e dettagliata risposta.

NI: Quanto tempo dedichi alla ricerca prima di cominciare la stesura di un romanzo?

LF: Non c’è un tempo standard dedicato alla ricerca. A volte si tratta di un periodo molto lungo, a volte più breve. Una cosa però è certa: la ricerca continua durante la stesura del romanzo. Quando passo dalla scaletta (un progetto di massima sulla struttura del racconto) alla fase di scrittura, la necessità di approfondire, di controllare e di verificare diventa via via più stringente. Cerco di prestare molta attenzione alla ricostruzione dei luoghi, andando alla caccia di mappe topografiche dettagliate, per fare muovere i miei personaggi in un contesto che risulti veritiero prima di tutto per me, prima ancora che per il futuro lettore.

Spesso faccio dei sopralluoghi, trascinandomi dietro i miei tre figli piccoli. Loro, per il momento, sopportano di buon grado e si lasciano condurre, muniti di pizza e coca cola, attraverso le viuzze dei borghi medievali.

NI: Consiglieresti di utilizzare internet per effettuare una ricerca storica per un giallo?

LF: Credo che il web sia uno strumento indispensabile per ogni tipo di ricerca. Io sono un medico e penso che internet abbia portato una rivoluzione eccezionale, consentendo non solo il reperimento di molti testi altrimenti introvabili ma anche perché ha facilitato il contatto tra ricercatori che operano in diverse parti del mondo. Lo stesso concetto vale per il processo di documentazione nella scrittura storica: la rete è una fonte sterminata di notizie. Io spesso utilizzo “google books” per cercare i libri di cui ho bisogno. Si trovano non solo saggi storici ma intere biblioteche completamente scansionate e accessibili! L’importante è accostarsi sempre con spirito critico al web, che contiene cose utili ma anche tanto ciarpame…

NI: Com’è possibile ricostruire il modo di pensare di un personaggio nel passato senza cadere nella banalità o nello stereotipo?

LF:  Forse è la parte più difficile del romanzo storico: non solo rendere credibile il modo di “pensare” ma anche il modo di parlare e di agire di un personaggio esistito cinque secoli fa. Il rischio è rimanere impantanati in stereotipi, magari creando protagonisti che pensano con la testa di un uomo del ventunesimo secolo e parlano utilizzando un linguaggio forbito e macchinoso che dia la parvenza di essere “antico”. Il processo di documentazione dovrebbe servire, oltre che a evitare grossolani anacronismi, proprio a immergersi in un’epoca e cercare di creare figure coerenti con essa.

NI: Quali sono, secondo te, gli elementi che rendono un giallo storico ben ricostruito?

LF: Da un punto di vista della trama, quello che rende ben costruito qualunque “giallo”: mantenere alta la tensione del lettore fino all’epilogo finale. L’ambientazione storica dovrebbe aggiungere un tocco di mistero e fascino in più.

NI: Si deve per forza di cosa attenersi alla realtà storica oppure è concesso forzare la mano su alcuni aspetti storici, magari inventandoli, pur di rendere più funzionale la storia ?

LF: Io tendo a forzare il meno possibile la realtà storica. Credo che il bravo autore dovrebbe insinuarsi nelle zone d’ombra, nelle maglie della storiografia, in modo tale da evitare errori grossolani e anacronismi che potrebbero allontanare alcuni lettori. Se nel romanzo compare un personaggio che non dovrebbe esserci (magari perché è morto o perché è risaputo che in quel periodo storico era altrove), chi legge lo avvertirà come un intruso, come una nota stridente e quindi si verrebbe a perdere quella sospensione dell’incredulità che serve non solo in ogni buon giallo ma in ogni buon libro.

NI: Quali sono gli errori che non vanno commessi nello scrivere un noir storico?

LF: Penso che sia un genere letterario in cui vadano evitati i pressapochismi. È molto facile incorrere in errori storici anche stando attenti, figuriamo non documentandosi affatto!

Bisogna però evitare anche il contrario: quello che le mie amiche Martignoni (Elena e Michela Martignoni, autrici di romanzi storici di successo in Italia e in Spagna) chiamano l’effetto “sciura maestra”.

Il romanziere, che si è faticosamente documentato sudando e sgobbando sui libri, deve resistere alla tentazione di dimostrare al lettore “quanto ne sa” e spiattellare una sequela interminabile (e barbosissima) di date e avvenimenti. Il didascalismo è molto difficile da aggirare ed è pernicioso quanto il suo contrario. Un romanzo storico non è e non deve essere una lezione di storia.

NI: Ti ringrazio e mi congedo con una domanda: perché ami così tanto scrivere romanzi ambientati nel passato?

LF: Sono io che ringrazio te, Omar, e i tuoi lettori. Perché ambiento i miei romanzi nel passato? Mi piacerebbe saperlo! Forse scrivere di Storia mi offre una maschera. Parlando di epoche lontane dalla mia ho l’impressione di non parlare troppo di me, della mia vita e del mio rapporto con la realtà.

È solo un’illusione, naturalmente. Un libro parla sempre di chi lo ha scritto.

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