Un caffè con Paola Ronco


OLYMPUS DIGITAL CAMERANoir Italiano: Ciao Paola e benvenuta a Noir Italiano. Posso offrirti un buon caffè?

Paola Ronco: Ciao a voi e grazie. Caffè? Anche due, belli forti.

NI: Cosa significa per te noir?

PR: Sono sempre stata affezionata alla definizione del mio primo maestro di scrittura, Luigi Bernardi: il noir è il blues della vittima. È questo il punto di vista che cerco di solito quando voglio leggere un buon libro, ed è lo sguardo che tendo ad avere nelle storie che mi piace raccontare, anche se, va detto, non scrivo propriamente dei noir.

NI: Fa più paura l’Italia attuale o la tua Italia del futuro?

PR: La realtà che immagino nella Luce che illumina il mondo è una figlia allucinata di quella che mi tocca ritrovare tutti i giorni sui giornali. Volevo cercare di raccontarla senza andare a cadere nella cronaca e nel contingente, e per creare la giusta distanza mi sono inventata una città e dei personaggi che somigliano molto a quello che stiamo diventando, e che fanno (quasi) altrettanta paura.

NI: Come ti sei avvicinata alla scrittura?

PR: Ho sempre amato scrivere, come si dice di solito. Ho però  cominciato a farlo seriamente soltanto verso i trent’anni, partecipando a concorsi e cercando dei riscontri e dei giudizi il più possibile oggettivi.

NI: Come nascono i tuoi romanzi? Lasci che sia la scrittura a guidarti oppure stendi scalette e linee guida?

PR: Di solito la scintilla è una suggestione, un’immagine, un sogno particolarmente vivido. Da lì parto per creare l’impalcatura del romanzo. Faccio scalette e scrivo schede dei personaggi, ma so che non le seguirò mai fino in fondo, perché arriverà il momento in cui la mia storia, se funziona, prenderà vita e se ne andrà un po’ per conto suo. La prima stesura nasce così, da questo mischione di immagini, disciplina e caos. Poi comincia la serie delle riscritture, almeno due o tre, indispensabile.

NI: Quanto tempo dedichi alla scrittura?

PR: Non quanto vorrei. Di giorno lavoro, per cui mi tocca rubare tutto il tempo libero che posso, la sera, la notte, durante le vacanze. A proposito, ce n’è ancora di caffè?

NI: Il noir è un genere con cui non si può scherzare, poiché presuppone un’attenta documentazione da parte dell’autore. Come affronti la cosa?

PR: In una maniera molto semplice, non scrivendo dei noir nel senso classico del termine. Battute a parte, mi è rimasto dai tempi dell’università un gusto per la ricerca delle fonti che credo non se ne andrà mai, per cui il lavoro di documentazione necessario alla scrittura delle mie storie non mi crea particolari problemi.

NI: Il tuo consiglio a un autore che volesse avvicinarsi al noir

PR: Gli direi di scrivere le storie che lo appassionano, proprio quelle che vorrebbe leggere lui, e di non stare a inseguire le mode. E anche, se potessi, obbligherei chiunque voglia scrivere a leggere il più possibile.

NI: Ti ringrazio e alla prossima. Regalaci una frase noir.

PR: Grazie a voi. Una frase noir? Non so se questa lo sia ma la trovo perfetta, è di Philip K. Dick: la realtà è quella cosa che, anche se smetti di crederci, non svanisce.

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