Cinque luoghi pessimi per scrivere


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Ecco a voi la lista di cinque luoghi, tutti sperimentati da me, che si sono rivelati pessimi per scrivere, per trovare la concentrazione e che mi hanno fatto chiudere il pc dopo dieci minuti di tentativi di abbozzare una sola frase.

Il parco di Monza, una qualunque domenica

Immaginate il fresco di una panchina all’ombra di un albero. Il lento fluire del Lambro in lontananza. La brezza leggera del vento sulla pelle. Bene, poi aggiungete i fumi (e gli odori) della grigliata di carne della famiglia rumena poco più in là, il vociare insistente di una colonia di bambini che gioca a pallone proprio di fronte a te, le urla dei vecchietti che si ammazzano di bocce e vinello bianco spruzzato, uno sciame insistente di zanzare tigre e vediamo se riuscite a scrivere.

Un volo aereo

Pensare che rimanere obbligati per dieci ore di fila seduto su una poltrona mi faceva subito esclamare: “Aprirò il pc e vedrai quanto scriverò”. Mai frase fu più meschina. Estrarre il pc mentre il tuo collega a fianco russa come un trattore, le hostess continuano a passare proponendoti cibi precotti ma che in quel momento desideri con tutto il cuore, il fatto che l’interno della cabina sia percorso da un ininterrotto “zzzzz” di fondo e che quella maledetta poltrona induca una sonnolenza incredibile, fanno di un volo aereo un pessimo posto dove mettersi a scrivere.

Il villaggio vacanze

Ditemi com’è possibile mettersi a scrivere quando si viene tempestati ogni tre minuti netti da una sigla del genere: “Bravo, ti diamo il benvenuto, qui nei villaggi Bravo, la festa è qui con te…Bravo! Bravo, metti in valigia un bel sorriso, mojito e infradito, parti insieme a noi” e altre strofe del genere. Io c’ho rinunciato.

Il divano

Non mi ricordo bene chi fosse, ma un autore una volta mi disse che il suo divano era il luogo dove nascevano i suoi romanzi. Non so come facesse, dato che il mio divano induce un rilassamento totale ai miei muscoli e alla mia mente e di solito quando mi metto a scrivere sul divano, dall’altro capo c’è mia moglie che mi stuzzica con il piede oppure (molto più spesso, oramai) mi dice di non far casino, che sta vedendo uno di quei programmi sui matrimoni che passano continuamente su Real Time. Provate voi a scrivere con il sottofondo di un Enzo Miccio vestito malissimo che giudica le mise dei concorrenti.

Il traghetto Olbia-Livorno

Sarà il fatto della stanchezza dopo due settimane di ferie in Sardegna che non mi ha permesso di scrivere oppure il fatto di sapere che il giorno seguente sarei tornato a lavoro. Ma più probabilmente era colpa dell’esserci accomodati sul ponte della nave, sferzati da una leggerissima brezza al cui confronto la Bora triestina è un rutto.

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