Un caffè con Alberto Colangiulo


Alberto Colangiulo noirNoir Italiano: Ciao Alberto e benvenuto sul blogghettino. Ci facciamo un caffè, che dici?

Alberto Colangiulo:  per me doppio e senza zucchero.

Noir italiano: Cosa significa per te scrivere un noir?

AC: innanzitutto un sentito grazie per ospitarmi sul vostro blogghettino, per un esordiente come me è una vera ed inaspettata emozione calcare la via dove passa il vero noir italiano. Scrivere un noir vuol dire scandagliare l’animo umano in tutte le sue possibili dimensioni non visibili. La parte nera dell’anima è come il contrabbasso in una orchestra di archi, tiene il tempo senza che neanche tu te ne accorga, eppure ne senti la silente esigenza. È lui che ti avverte cosa sta succedendo nella sinfonia, nello stesso modo è la metà oscura della nostra luna che ci avverte, come il fiuto per i cani, cosa ci accade intorno al di là di ciò che vediamo. Scrivendo un noir hai la possibilità di raccogliere queste sensazioni e tradurle in parole.

NI: La regola più importante per un buon racconto nero…

AC: affondare le mani nelle pieghe nascoste della società che stai raccontando.

NI: Il luogo migliore per ambientare un noir…

AC: gli ambienti che meglio si conoscono, e così per me è il mio basso Salento, Tricase e il suo mare. Nei racconti non c’è bisogno di nominare questi luoghi, ma se non hai la padronanza del territorio non puoi immaginare dove svolterà quella strada, e se non ne conosci gli odori, questi non puoi traslarli in sensazioni.

NI: Come nascono le tue storie?

AC: da una immagine o da una frase non detta.

NI: Come ti sei avvicinato alla scrittura?

AC: alcune volte, quando si legge, s’incontrano frasi che ti rappresentano, che toccano le giuste corde e che vorresti averle scritte tu perché è successo che le hai pensate. Quando questo inizia a capitare spesso allora ti è naturale provare a farlo. Scorgi nello sguardo di chi ti legge un leggero sorriso e allora pensi che ne valga la pena di continuare.

NI: La tua musica per scrivere noir?

AC: Amo la musica che ci racconta una storia, e in Italia, in questo senso, stiamo messi bene, un nome per tutti: De Andrè. La musica mi aiuta nel costruire l’intreccio della trama, ma mentre scrivo deve esserci solo silenzio; se devo concludere un racconto mi alzo alle quattro del mattino pur di far quadrare il cerchio. Ho bisogno di silenzio per scrivere ma non ti nascondo che le idee e le frasi più belle son nate nel chiasso assoluto.

NI:Come mai hai scelto di cimentarti con il noir e le sue derivazioni?

AC:  perché il noir ti dà la possibilità di raccontare scorci di vita che altrimenti rimarrebbero per sempre nascosti, perché a momenti puoi annegare la trama per dare risalto a personaggi che con le loro debolezze, con i loro vizi e le loro paure danno senso e spessore alla storia nel suo complesso.

NI: Come si svolge il tuo lavoro di scrittura? Stendi una scaletta oppure lasci che sia la scrittura stessa a guidarti?

AC: c’è un incipit che è sempre il fondamento del tutto, poi il racconto posso pure averlo in testa, ma è quel miracolo che si chiama “scrittura” che mi guida nella stesura.

NI: Ti ringrazio. Regalaci una frase noir…

AC: la rubo dall’ultimo romanzo di Carrisi: “tutti abbiamo bisogno di una balena bianca per fingere di darle la caccia”.

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