100 modi di morire in un libro #5


MorteIl libro di oggi è “Blackmail” di Carol J. Keaton, autrice statunitense, ma allo stesso tempo molto più italiana di quanto si possa pensare. Uscito in edicola in due puntate è però una storia unica, dove di morti ce ne sono più di uno e ognuno con un modo diverso di morire. Una trama molto articolata ma ben congeniata che alla fine fa tornare le fila di tutto. Ma tornando ai modi di morire, c’è chi muore investito da un auto, c’è chi muore impallinato da un fucile da caccia, ma la morte che scatena tutto, quella che caratterizza il libro a mio avviso è quella di Marco, che muore pestato a morte e poi accoltellato. E considerato che la “regola” per la nostra classifica è quella di un tipo di morte per ogni singolo libro, questo libro si piazza certamente nella morte da arma bianca anche se il pestaggio è una premessa che certo non aiuta il malcapitato a sopravvivere.

Incontriamo Carol per cercare di capire perché in un libro i personaggi muoiono ognuno a proprio modo.

NI: Ciao Carol, bentrovata.

CJK: Benritrovato a te; è un piacere essere di nuovo qui, a Noir Italiano.

NI: Come nasce secondo te l’idea di far morire un proprio personaggio in un determinato modo? E nello specifico perché personaggi diversi sembrano richiedere modi di morire diversi?

CJK: Di solito, quando la trama comincia a prendere corpo nella mente dell’autore, ai personaggi viene assegnata una collocazione e gli si attribuisce un carattere che poi prenderà forma con il proseguimento della storia, in modo naturale.   In genere il delitto viene costruito sulla base di ciò che il personaggio  rappresenta nel contesto del libro.  Il vantaggo dell’autore sta nell’essere l’unico  a sapere in che modo la morte  sarà funzionale per lo sviluppo della storia e soprattutto per il suo epilogo. Ma può succedere che l’idea iniziale cambi all’improvviso, che l’autore decida di stravolgere la trama, di inserire una morte che dia una svolta inaspettata anche per chi scrive, e allora si deve ricominciare tutto da capo. A me è successo proprio con Blackmail.  Se Marco fosse sopravvissuto, la trama sarebbe stata completamente diversa. Alcuni lettori mi hanno detto che non si sarebbero mai aspettati che morisse in quel punto del libro. Una lettrice mi ha fatto sapere che  c’è rimasta male, ha chiuso il romanzo  e l’ha ripreso  il giorno dopo. Ma volevo  creare sorpresa e stupore,  fondamentali nella costruzione di un giallo.

Per quanto riguarda i modi diversi di morire dei vari personaggi, dipende da una scelta che spesso  si rende necessaria. Per un intreccio che mantenga alta la tensione e che non faccia dimenticare qual è stato l’elemento scatenante dei delitti.

NI: Io sono un fermo sostenitore della teoria che non è tanto importante cosa si racconta, ma come lo si racconta. Quanto può essere importante però nella narrazione una morte spettacolare?

CJK: Assolutamente d’accordo con te per quanto riguarda il modo di raccontare, spesso frutto di rifacimenti,  correzioni ma anche fortuna nel trovare il giusto ritmo. Cosa che non è detto succeda per tutti i romanzi dello stesso autore.

Una morte spettacolare  è di forte impatto, ma solo se ha un senso, se è ben congeniata, altrimenti si rischia di cadere nell’esagerazione.

NI: Parlando sempre di modi di morire in un libro, hai in lavorazione qualcosa che puoi anticiparci, e soprattutto sai già come morirà il tuo prossimo personaggio?

CJK: Sono a oltre due terzi di un  nuovo Noir. Ci ho messo due investigatori privati, una sparizione, vari colpi di scena ma… nessun morto ancora all’orizzonte. Non è detto però che io cambi qualcosa, ci sto pensando.   L’unica certezza è che almeno una morte ‘astratta’ ci sarà: sulla copertina. Qualcosa di molto americano a cui alla fine mi sono affezionata, ma che non mi appartiene e che voglio eliminare. Per ritrovare un’altra  identità.

NI: Grazie per essere stata con noi e per aver consegnato il tuo libro alla classifica dei 100 modi di morire in un libro.

CJK: Grazie a te e… lunghissima vita a Noir Italiano!

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