Due domande ad Andrea Brando


OLYMPUS DIGITAL CAMERANoir Italiano: Ciao Andrea, benvenuto a Noir Italiano. In casa m’è rimasto un buon rosso toscano, può andare bene?

Andrea Brando: Ciao e grazie per avermi ospitato. Potrei risponderti come il Dracula interpretato da Bela Lugosi: “Io non bevo… vino”. Non vorrei deluderti, ma la verità è che sono quasi astemio. Magari una coca?

Noir italiano: Cosa significa per te “noir?”

AB: Oggi per “noir” si intende una particolare variante del genere poliziesco, ma alla fine del Settecento il romanzo nero era il romanzo gotico, in cui peraltro l’elemento soprannaturale era spesso solo apparente. Credo che questa duplice accezione possa valere per il mio romanzo “A che ora cenano i cannibali?”, dove troviamo tra l’altro un (presunto) fantasma e un casolare maledetto, teatro di messe nere.

NI: Come mai hai deciso di cimentarti con il noir?

AB: Ho scelto il noir perché mostra il lato oscuro della realtà, non è buonista e può permettersi di non essere politicamente corretto.

NI: Quanto tempo dedichi in media alla scrittura?

AB: Ahimè, non tutto il tempo che vorrei. Diciamo una decina di ore alla settimana. In ogni caso, scrivo tutti i giorni. È il modo migliore per non perdere il filo della storia.

NI: Cosa ti piace trasmettere quando scrivi un noir?

AB: Potrà sembrare forse un ossimoro, ma io vorrei provocare nel lettore una tensione divertita. Insomma, il lettore deve stare sempre sulla corda, ma al tempo stesso trovare divertenti i personaggi, compresi i cattivi. Mi piacciono l’ironia e l’umorismo macabro.

NI: La tua musica per scrivere?

AB: Niente musica, perché tende a deconcentrarmi, specialmente nella fase più propriamente creativa. Quando invece siamo nella fase della correzione bozze, beh, allora un sottofondo soul non guasta.

NI: Scrivere un noir richiede una notevole documentazione. Come affronti la cosa?

AB: Guarda, nel caso specifico del mio romanzo “A che ora cenano i cannibali?”, il problema non si è neanche posto.  Avevo letto saggi sui serial killer e poi ho voluto approfondire l’argomento degli assassini dediti al cannibalismo, una sottocategoria a mio avviso davvero degna di nota. Così, mi è venuta l’idea di scriverci un romanzo, ma a quel punto ero già documentato.

NI: Il tuo delitto perfetto?

AB: Non so se nella realtà esista o sia mai esistito il delitto perfetto. Certo ci sono molti casi che rimangono insoluti, ma questo non significa necessariamente che quei delitti siano “perfetti”. Il fatto è che chi conduce le indagini, per quanti mezzi abbia a disposizione, è solo un essere umano. Non sempre può riuscire ad arrivare alla verità. Per quanto riguarda invece la fiction, personalmente non aspiro a inventarmi un delitto perfetto. I miei criminali e i loro delitti sono molto imperfetti, così come i miei investigatori. Credo sia più realistico.

NI: Ti ringrazio. Regalaci una frase noir…

AB: Da Joe Lansdale, “Il mambo degli orsi”: “Quando siete insieme, be’… vi sentite i cani più grossi della discarica. Ma non lo siete. Siete soltanto due cani, e c’è sempre qualcuno più grosso, più furbo e più cattivo”.

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