Gabriella Rocchi @ Noir Italiano


Per sitoNoir Italiano: Ciao Gabriella, è sempre un piacere avere una ospite femminile. Cosa ti offro di buono?

Gabriella Rocchi: Ciao Omar il piacere e l’onore sono miei. Non è da tutti dare spazio a chi, come me, ha iniziato a scrivere un po’ per scommessa con sé stessa e molto per passione, quindi hai tutta la mia ammirazione. Prima di iniziare gradirei, volentieri, una sweeps lemon, mi fai compagnia?

Noir italiano: Cosa significa per te “noir?”

GR: se mi permetti un accostamento direi che il “poliziesco” è uno stile di vita. A mio parere si adatta bene alle principali fasi di questa. Il giallo può essere paragonato all’approccio alla vita del periodo che va dalla nascita all’adolescenza. In quegli anni si ha sempre la speranza, ma soprattutto, la convinzione che ci sia comunque un lieto fine a qualsiasi cosa. Il noir, invece, possiamo definirlo come il periodo che va dalla giovinezza all’età adulta: la speranza che esista un lieto fine c’è sempre ma, si è più coscienti della realtà che ci circonda ed il finale, non sempre consolante, non ci stupisce più di tanto. Ecco, per me, che non sono più una adolescente (ahimè), il Noir è la vita di tutti i giorni con la dolcezza di alcuni istanti, con l’amarezza di altri, con la sua originale quotidianità ed i suoi finali tranquillamente imprevedibili.

NI: Il motivo per cui hai cominciato a scrivere?

GR: Non ricordo il vero motivo per cui ho iniziato, veramente non ricordo neppure quando abbia iniziato. Da ragazzina era un modo per far correre la fantasia plasmando il presente ed il futuro secondo la mia volontà. Ora, da adulta, insieme alla fantasia (ovviamente mai sopita) si è fatto largo anche il desiderio di accendere, in chi legge, una flebile scintilla, l’abbozzo di un pensiero od il seme di un’idea su cui riflettere.

NI: Quanto c’è del tuo lavoro in Questura in ciò che scrivi?

GR: Tanto, molto, quasi tutto a parte l’ambientazione (latitudine un po’ più calda). La mia Professoressa delle scuole Superiori mi ripeteva sempre: “Se devi scrivere di qualcosa: scrivi di ciò che conosci”. Nel mio libro c’è la quotidianità, la vita di tutti i giorni.

NI: Cosa rende la provincia un luogo noir?

GR: La Provincia è il luogo Noir per eccellenza. E’ la scenografia sul cui sfondo, quotidianamente, ci muoviamo, viviamo, amiamo, speriamo e lottiamo.

Come scrisse qualcuno “anche i paesini più tranquilli e sonnacchiosi sono pieni di viuzze dove si potrebbe consumare un omicidio”.

Direi che, in generale, l’Italia, in sé, è lo scenario migliore per il noir.

La peculiarità, tutta italiana, di osservare con occhio cinico tutto ciò che ci circonda non l’abbiamo trasposta, forse, anche nel cinema? Non è forse la “Commedia all’Italiana” il modo tutto nostro di ritrarre proprio quell’inconfondibile capacità di adattamento di una popolazione, che più di ogni altra, riesce sempre a destreggiarsi di fronte a qualsiasi situazione, a qualsiasi “finale” che, soprattutto in questo periodo storico, non consola?

NI: Molte persone delle forze dell’ordine si cimentano con la letteratura poliziesca. Secondo te qual’è il motivo?

GR: Non so se esista un unico motivo. Penso però che, spesso, chi scrive lo faccia nella speranza che, a chi dall’altra parte legge, passi il messaggio che la quotidianità dei tutori dell’ordine non è proprio così come viene descritta. Indossare una divisa non è semplice e, a mio parere, non può neppure essere considerata totalmente una professione, probabilmente è più una missione che un lavoro vero e proprio. Dai Media si apprende solo il 2% di ciò che veramente sta dietro il lavoro dello Sbirro. Le indagini sono lunghe e complesse, i turni (sia per chi sta in ufficio che chi sta su strada) sono massacranti e spesso noiosi, per non parlare poi dei mezzi a disposizione. Per la maggior parte dei casi si è costretti a sacrificare una buona parte della sfera privata. Certo, qualcuno potrebbe obbiettare che, alla fine, questo lavoro ce lo si è scelto, ma è pur vero che, se ci fosse una maggiore consapevolezza da parte di tutti di quale sia la realtà, il rapporto tra cittadino e Forze dell’ordine sarebbe diverso.

NI: Il tuo luogo per scrivere?

GR: Mi è capitato, e mi capita ancora, di appuntarmi idee che si fanno largo tra i pensieri mentre aspetto che il semaforo diventi verde oppure in palestra mentre mi alleno. Ma per lo “scrivere” vero e proprio preferisco la cucina di casa mia. Da sempre, fin da piccola, questa stanza della casa ha rappresentato per me il momento di aggregazione della famiglia ed il luogo dove studiavo mentre mia madre cucinava, rammendava o semplicemente mi ascoltava leggere. Così che sia nella mia casa natia, nel mio attuale appartamento o in casa di amici rimane, per me, il sancta sanctorum per eccellenza ove mi concentro e scrivo arrivando, a volte, a percepire gli odori di un tempo ed a respirare l’aria di serenità e spensieratezza della mia infanzia.

NI: Sei una donna eppure il protagonista dei tuoi scritti è un uomo. Qual è stato lo studio che hai effettuato per rendere credibile il tuo personaggio?

GR: Beh, ho frequentato il famoso istituto che tutte le bambine frequentano dall’età dell’adolescenza: la scuola di vita, la conoscenza sul campo! Nel mio caso, poi, con “l’uomo in divisa” condivido il lavoro e vita privata. Massimo è un antieroe, ha molte caratteristiche positive che piacerebbe agli uomini ritrovare nel proprio collega, superiore ed amico ed alle donne nel proprio compagno. Ma ha anche tutti quei difetti che sono tipici dell’essere umano. Ho cercato di renderlo, il più possibile, simile a chi, tutti i giorni, incontro in ufficio e nella vita privata.

NI: Ti ringrazio. Regalaci una frase noir…

GR: Permettimi una citazione di un grande maestro:  E se osserverai a lungo nell’abisso anche l’abisso vorrà osservare in te ( E. A. Poe) e chissà mai che questo possa aiutare a comprenderci maggiormente.

 

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