Conosciamo Fabio Girelli


1Noir Italiano: Ciao Fabio, benvenuto a Noir Italiano. Mi è arrivato ieri dal Portogallo un Porto d’annata. Facciamo due calici?

Fabio Girelli: Volentieri. E chissà che con questo Porto non sia anche dannato e ci permetta di scivolare in un altro Porto, magari sepolto…

Noir italiano: Cosa significa per te “noir?”

FG: Ha lo stesso significato del Porto, per continuare con la metafora. È una fenditura nell’anima delle cose e delle persone, da cui poter osservare cosa c’è negli abissi che ci abitano e che ci sommergono. Una porta, oltre che un porto, da cui partire per esplorare quello che si sedimenta in fondo a ognuno di noi. E che spesso ci spaventa, perché sappiamo che basta un passo falso, per finirci scaraventati dentro.

NI: Come mai hai deciso di cimentarti con il noir?

FG: Potrei dire che è il genere che preferisco leggere, ma non è del tutto vero. forse è un’inconsapevole scelta narrativa per poter unire trame fitte lasciando la centralità del racconto sui personaggi, che danno un’anima alla storia.

NI: Per te noir significa solo letteratura d’intrattenimento oppure il tuo scrivere ha una valenza “sociale”?

FG: L’aspetto sociale è necessario. Anche se invece di sociale direi umano: raccontando la storia dei miei personaggi posso dire molto del mondo che attraversano e del loro modo di viverlo

NI: Come affronti la scrittura? Preferisci stendere una scaletta o ti lasci guidare dalla fantasia?

FG: Metà e metà. Credo che una struttura solida sia la base per partire a raccontare una storia, ma poi non bisogna permettere allo schema di intrappolare i personaggi che devono essere lasciati liberi di modificare con le loro azioni il percorso che l’autore ha immaginato. In un certo senso questo domanda sembra studiata a tavolino, anche se non lo è: infatti l’ultimo romanzo che ho scritto, e che è ancora nel mio ‘cassetto’ ruota proprio intorno a questa lotta tra trama ed emozione.

NI: La tua musica per scrivere?

FG: Non ho un genere preferito, ma direi che la mia frase prende spesso l’intonazione del jazz: quando scrivo ho un ritmo mentale per far procedere la narrazione e spesso ha la struttura sghemba del jazz.

NI: Scrivere un noir richiede una notevole documentazione. Come affronti la cosa?

FG: Per fortuna ho una grande curiosità innata e questo mi permette di partire da uno spunto e successivamente approfondire l’argomento. L’ulitmo libro che ho pubblicato Marmellata di rose mi è stato ispirato da una lettura di una tesi riguardante l’uso della tortura attraverso i secoli. Il resto è venuto man mano, molto naturalmente. Diciamo che mi faccio guidare dalla bibliografia e dai testi che più mi incuriosiscono.

NI: Il tuo autore di riferimento?

FG: Per il genre noir direi Fred Vargas, su tutti, sia per lo stile che per la capacità di crea trame perfette.

NI: Ti ringrazio. Regalaci una frase noir…

FG: La pesco direttamente dall’ultimo libro che ho scritto, quello che ancora sta nel ‘cassetto’. È l’incipit:

Io non ho mai odiato nessuno.

Nemmeno mia madre.

Tante persone normali l’avrebbero fatto, al posto mio.

Ma io non sono una persona normale.

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