Scrivere è un mestiere: #1_Narrare e saper narrare


Palermo-Corso-di-scrittura-creativa-organizzato-dal-LabeEccomi qui, con questa nuova rubrica scritta per l’amico, nonché curatore del blog Noir Italiano, Omar Gatti. A quanto pare la sua passione per la scrittura è contagiosa, per cui ecco a voi qualche dritta su come fare e come perseguire i vostri intenti da scribacchini.

In totale questo appuntamento sulla scrittura durerà circa dieci puntate, quindi poco più di due mesi per discutere le basi della narrativa.

Partiamo quindi dall’inizio, ovvero cosa si intende per narrativa? Dite che la sto prendendo larga?

Non del tutto. Se uno vuole fare un viaggio è giusto che sappia quale sarà la meta.

La narrativa altro non è che la comunicazione, limitata all’uso delle sole parole. Il narrare appunto fatti sia in forma scritta che verbalmente, sia attinenti alla realtà piuttosto che inventati; nel primo caso avremo della narrativa letteraria, mentre nel secondo parleremo di narrativa di genere, come il noir, la fantascienza, il fantasy e così via.

A questo punto uno potrebbe porsi la domanda: Perché si scrive? Credo che chiunque voglia cimentarsi con la scrittura debba porsela.

Sono dell’idea che la narrazione può portare due cose a chi legge: intrattenimento e conoscenza. Posso trovare uno scritto che le contenga entrambe, così come ci sono scritti in cui vi è solo una delle due finalità.

Per cui, cercate di avere bene in mente cosa volete dare al vostro lettore. Le basi su cui poggiare la vostra opera iniziate a costruirle con questa domanda. Perchè scrivo? Una volta deciso il perchè, tocca scegliere come, ovvero di quale forma narrativa mi voglio valere.

Le forme della narrativa che a noi interessano sono ovviamente quelle scritte, nello specifico possiamo suddividerla nelle sue tre forme principali: racconto, novella e romanzo.

Cosa comporta l’una o l’altra forma di narrativa? In termini misurabili, si differenziano per il numero di parole usate, quindi avremo che il racconto si assesta sulle 15000 parole o meno, la novella fra le 15000 e le 80000, mentre il romanzo supera, spesso abbondantemente, le 80000 parole. Non sono dati certi, per carità, ma danno una principale idea di cosa ci aspetta.

Altra distinzione è data dal contenuto. In un racconto, viste anche le poche parole usate, non si crea una grossa trama, non si scende nel dettaglio. Se nel racconto si parla di una guerra, sarà giusto un accenno, piuttosto che un fatto dato per acquisito. I racconti sono dei tranche de vie, se il romanzo narra la vita di una persona, il racconto parlerà del viaggio in autobus fatto per andare al lavoro, piuttosto che della settimana in montagna.

Sul fronte opposto avremo quindi il romanzo. Più personaggi, trame e sottotrame, descrizioni più minuziose. Se nel racconto avremo un solo punto di vista, nel romanzo possiamo averne tanti quanti i protagonisti.

Se volete però un racconto che sia un po’ più complesso, ma non ve l sentite di affrontare la scrittura del romanzo, ecco che arriva in vostro aiuto la novella. Quest’ultima ha la velocità narrativa del racconto, ma consente un dettaglio degno di un romanzo.

Diciamo che qui potreste raccontare l’ anno sabbatico trascorso all’estero. La cosa migliore è partire dal piccolo, per poi man mano crescere, sia come scrittore che come lunghezza degli scritti.

Come nella corsa uno deve trovare il suo passo, quindi scrivete nella lunghezza e nella complessità in cui vi sentite a vostro agio. Ci sono molti grandi autori famosi per le loro storie brevi, tanti quanti quelli che scrivono romanzi da migliaia di pagine. Loro hanno trovato il loro passo.

A questo punto sappiamo che tipo di narrativa vogliamo scrivere, abbiamo deciso la forma. Manca ancora qualcosa, la sostanza. Perché in tutta sincerità della vostra settimana bianca non mi interessa molto. A meno che abbiate sventato il rapimento del Papa, beh in quel caso forse sì.

Dove si trovano le idee? Come fanno ad essere così proliferi i grandi scrittori, che sfornano libri su libri?

Sostanzialmente non si fanno i fatti loro. Si guardano intorno, captano le conversazioni, leggono giornali, libri, riviste, guardano la televisione, parlano con i loro amici/parenti/colleghi. Tendete l’orecchio, aguzzate la vista.

Avete sentito di un fatto di cronaca che vi ha colpito? Scrivetene. Al bar due persone hanno discusso animatamente? Scrivetene. Avete letto un libro, vi è piaciuto ma c’era quella parte, si quella lì, che proprio non vi è piaciuta? Riscrivetela. Magari usciranno delle schifezze, l’importante è scrivere. Più scrivete, più avrete di che scrivere.

Ormai siamo nell’era digitale, degli smartphone e dei tablet. Vi consigliò però di aver sempre con voi un taccuino, di quelli piccoli che volendo stanno comodi nella tasca posteriore dei jeans. Una penna e il gioco è fatto. Arriva l’idea, ve la segnate. Poi con calma sviluppate lo scritto.

Come tutti i lavori, servono però degli obiettivi, altrimenti come potete misurare i risultati, o peggio ancora, avere uno sprono per mettervi a scrivere? Provate così, prendete un quaderno, formato A5, a righe o comunque non con le pagine bianche. Ponetevi ogni mese di riempirlo di vostri scritti. Qualsiasi cosa. Pensieri, idee, racconti, pezzi di racconti, incipit e così via; ma niente lista della spesa, cose da fare o idee per le vacanze. Quello è il vostro quaderno della scrittura.

Un tomo quasi sacro. Vedrete che pian piano le idee cresceranno, si svilupperanno e appena avrete trovato il vostro passo, saprete come arrivare alla meta.

Per ora concludiamo questo articolo introduttivo, nei prossimi si scenderà più nel dettaglio.

Non vi resta che leggere, leggere, leggere e poi scrivere, scrivere, scrivere.

Anzi vi do un compito. Io scrivo l’incipit, voi continuate e scrivete per 5-6 minuti senza fermarvi. Poi se volete mi fate leggere quello che avete scritto. Non si vince niente, se non qualche consiglio.

Incipit:

  • Francesco stava camminando, quando, sulla macchina parcheggiata alla sua destra, cadde…

In bocca al lupo e alla prossima.

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