Buttiero&Molteni ospiti a Noir Italiano


Buttiero & Molteni 1 (1)Noir Italiano: Ciao Elena e Ferdinando e benvenuti a Noir Italiano. Cosa posso offrirvi di buono? Vada per un caffè?

Ferdinando Molteni: Per me liscio.

Elena Buttiero: Per me macchiato caldo. Grazie.

NI: Cosa significa per voi noir?

FM: Il pretesto per raccontare una città, la sua storia, i suoi personaggi. Molte delle cose che sono finite nel nostro libro “Il trillo del diavolo” sono vere, o appena trasfigurate. E infatti i nostri concittadini se ne sono accorti e si sono divertiti a riconoscere i personaggi e le situazioni.

EB: Scrivere un noir significa anche indagare dentro noi stessi. Fare i conti con le nostre passioni (nel mio caso la musica) e con il mondo che ci circonda. Creare personaggi è un’esperienza bellissima e unica. Che solo la narrativa, o la scrittura teatrale e cinematografica, ti di può dare. E il noir, da questo punto di vista, è un genere perfetto.

NI: Cosa rende Savona una città noir?

FM: Forse il fatto che Alessandro Varaldo, autore del primo giallo italiano intitolato “Il sette bello” e pubblicato nel 1931 da Mondadori, fosse di origine savonese? Oppure che il mio amico Andrea G. Pinketts abbia fatto risorgere il suo Lazzaro Santandrea proprio a Savona?

EB: E se la ragione fosse che Savona è semplicemente una città misteriosa? Un po’ come la Marsiglia di Izzo, tanto per fare un esempio, e fatte le debite proporzioni? Savona è una città di passaggio, mediterranea, complicata e piena di segreti. Una manna per uno scrittore.

 NI: Scrivete in due. Come avete iniziato?

FM: Io vengo dal giornalismo e dalla saggistica. Mai scritto una riga di narrativa. Fino a quando non ho incontrato Elena. Insieme abbiamo cominciato ad inventare trame e storie. Quella che è finita nel “Trillo del diavolo” è la prima. Altre ne arriveranno.

EB: Amo la letteratura e leggo, da sempre, gialli e noir. Sono una musicista e scrivo manuali  per aspiranti musicisti. Dunque sono anche io una debuttante nella narrativa. Ma ho sempre desiderato misurarmi col romanzo. Grazie a Ferdinando ce l’ho fatta.

 NI: Come vi dividete i compiti letterari?

FM: Lavoriamo con uno schema piuttosto rigido. Prima scegliamo l’ambientazione, buttiamo giù il soggetto, delineiamo i profili dei personaggi, la trama e la suddivisione in capitoli.

EB: Poi ci dedichiamo a scrittura e revisione. Diciamo uno schema classico. Lavoriamo a stretto contatto, grazie soprattutto agli strumenti digitali. L’incipit del nostro libro è venuto in mente a Ferdinando che me lo ha spedito, immediatamente, con un sms.

 NI: Il vostro delitto perfetto.

FM: Spero non esista.

EB: Temo non esista.

NI: Grazie mille, siete stati gentilissimi. Lasciateci con una frase noir.

FM: Tartini si addormentò sperando di sognare una grande musica.

EB: Tartini si svegliò e capì che quella musica solo il diavolo la poteva suonare.

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