100 modi di morire in un libro #3


MorteQuando il titolo del libro è evocativo come in “Fuego” di Marilù Oliva, è facile aspettarsi che i morti finiscano bruciati. E’ di fuoco e non solo che si parla infatti in questo libro, troviamo quello di punizione, purificazione e beatitudine di Dante nella Divina Commedia, troviamo quello dei roghi nei riti sciamanici. Per non togliere niente a nessuno ci sono pure tutte le divinità legate al fuoco, dei Inca, Aztechi, Brasiliani, Siberiani, Romani, c’è pure Prometeo che nella mitologia ruba il fuoco agli dei per ridarlo all’uomo. Ma nonostante tutto non si muore bruciati, ci si scotta, perché lo sanno tutti che a giocare con il fuoco ci si scotta, ma non si muore, almeno in questo libro. La prima morte che troviamo è per decapitazione, è vero che sono “solo” piccioni, ma senza testa muoiono anche loro. In ogni caso il modo di morire che caratterizza questo libro, quello che alla fine diventa rivelatorio è sicuramente per asfissia, un asfissia atipica, insolita, poco usata, e un responsabile che alla fine striscerà via.

Chiacchieriamo con Marilù per cercare di capire quali sono i meccanismi che fanno scegliere come far morire un personaggio in un libro.

NI: Ciao Marilù, bentornata su Noir Italiano.

MO: È un piacere e grazie a voi per l’ospitalità.

NI: Come nasce secondo te l’idea di far morire un personaggio in un determinato modo? E nello specifico, in Fuego perché non il fuoco?

MO: Dipende. In genere io traggo spunto da diverse suggestioni, un incidente scampato, una notizia di cronaca, un approfondimento. La mia fantasia viene poi alimentata dalle letture scientifiche, ad esempio dai testi di medicina che mi passa la mia nipotina – se ti fai un giro nell’ultima ala della libreria di casa mia, ti spaventi: è una sezione tanatologica, con tanto di manuali sulla morte, libri sui decessi celebri e sui processi di decomposizione.

In “Fuego” non ho utilizzato le fiamme come arma del delitto perché il messaggio di fondo è il valore del fuoco come magia, come simbolo del lato incomprensibile della vita. Qualcosa che non capiamo e ci continua a sfuggire, un elemento che, nonostante l’impossibilità di toccarlo, ci attrae, ci smuove costantemente il desiderio di conoscenza. In questo senso ho investito il fuoco di un valore costruttivo, non distruttivo.

NI: Io sono un fermo sostenitore della teoria che non è tanto importante cosa si racconta, ma come lo si racconta. Quanto può essere importante e quanto può influenzare la narrazione uno specifico modo di morire?

MO:  Anche qui dipende. Può essere molto importante o superfluo, sarà l’autore a stabilirlo. Per me è funzionale alla storia e alla narrazione, ma non va trascurato perché può caricarsi di un valore metaforico prezioso. E anche scenico.

NI: Parlando sempre di modi di morire in un libro, sai già come morirà il tuo prossimo personaggio?

MO: Certo. Ma mi han proibito di parlare del nuovo romanzo: posso solo dire che non sarà con La Guerrera.

NI: Grazie per essere stata con noi con il tuo libro nella classifica dei 100 modi di morire in un libro.

MO: Grazie a voi!

100 modi di morire in un libro – scarica la classifica!

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