Due chiacchiere con Luca Tom Bilotta


Luca Tom BilottaNoir Italiano: Ciao Luca Tom, benvenuto a Noir Italiano. Che ci beviamo? Io prendo un caffé. Tu?

Luca Tom Bilotta: Ciao a tutti i lettori di Noir Italiano e grazie mille dell’invito per questa intervista. Bere? Perché no, prenderò anch’io un caffè. Amaro e scuro se possibile, perché la vita va assaporata nei gusti più intensi.

Noir italiano: Cosa significa per te “noir?”

LTB: Credo sia soprattutto un modo di vedere le cose, una prospettiva di vita. Ci sono persone che hanno l’animo “noir”. Io, paradossalmente, non mi ritengo tale pur scrivendo romanzi di professione. Più che altro è uno stile mentale, sono quelli che vivono la vita fino in fondo con un pizzico di malinconia: un occhio al passato e uno al presente, senza pensare al futuro. A livello narrativo, invece, molti immaginano i libri “noir” come romanzi ambientati in città uggiose e notturne. Io sono andato controcorrente per confutare questa tesi: la trama di “Biografia Arancio Sangue”, ad esempio, si svolge in una calda fine estate fra Milano e la California. Gran parte della narrazione è di giorno, perché “noir” è quello che fai provare al lettore attraverso le parole scritte, non dove collochi geograficamente o temporalmente la narrazione del testo…

NI: Come mai hai deciso di cimentarti con il noir?

LTB: Ho sempre sognato di diventare uno scrittore e ci sono riuscito, con “lacrime e sangue” come si suol dire. Il genere è stata una tappa quasi obbligata: sono appassionato da tempo di testi gialli-noir e di scrittori storici. Inoltre ho svolto per nove anni la professione di giornalista, sia in ambito economico sia di cronaca. Quindi, è stato spontaneo unire tutte le mie passioni in un romanzo. E vorrei tanto che questa caratteristica diventasse col tempo un tratto distintivo della mia scrittura.

NI: Quali sono le caratteristiche che rendono “noir” un luogo?

LTB: Sono molto “noir” San Francisco e Milano. Come ritengo siano molto simili New York e Bruxelles, dove ambienterò il sequel di “Biografia Arancio Sangue”. I luoghi meno convenzionali con lo standard “noir” sono i migliori, a mio avviso. Dove ci sono interessi economici, business, tanti soldi, fascino architettonico e migliaia di abitanti per confondersi fra loro. Ma soprattutto dove c’è la politica. Perché quest’ultima, soprattutto in questi ultimi anni, è davvero molto “noir”. Ognuno fa il suo interesse, pochi pensano al bene comune. E proprio in questo habitat i migliori protagonisti “noir” riescono a vincere le loro battaglie.

NI: Cosa ti piace trasmettere quando scrivi un noir?

TB: Modernità. Tutti noi scrittori siamo un po’ narcisi, io forse sono pure un pizzico folle. Sta di fatto che avevo in mente due cose: essere moderno, per svecchiare il genere, e creare un protagonista diverso dal solito. Fuori dagli schemi. Volevo a tutti i costi forgiare un personaggio “anti-eroe”. Mi ero ripromesso che il protagonista doveva essere “comune a tutti noi e subire le sfortune del mondo circostante”. Doveva essere “disperato” non perché l’ha lasciato una donna o gli è morto un caro amico – come capita spesso nei romanzi “noir” -, ma per colpa della crisi economica e per via della perdita del lavoro. “Fumatore e bevitore sì”, ma anche un poco “mammone e bamboccione”. Questa è modernità! E così è nato Joe Brigati, un giornalista trentenne molto sfortunato – ma con un grande cervello ed intuito – che cerca di curarsi dalla depressione per il fallimento professionale e di riprendersi dal conto corrente agonizzante. Perché è troppo facile narrare le gesta di un detective ubriacone o di un poliziotto integerrimo. I veri eroi “noir” siamo noi giovani d’oggi, che avremo una vecchiaia davvero fosca.

NI: La tua musica per scrivere?

TB: Rigoroso silenzio, nel mio ufficio non deve volare una mosca. Chi mi conosce mi prende in giro perché spengo addirittura il cellulare e chiudo la porta a chiave. E’ come cadere in un mondo parallelo, fatto di parole, storia e fantasia. A volte esco dopo poche ore, a volte dopo giorni! A parte le battute, non riuscirei a scrivere con musica in sottofondo.

NI: Scrivere un noir richiede una notevole documentazione. Come affronti la cosa?

TB: Come ho detto, sono appassionato di storia. In ogni mio romanzo deve esserci una base storica da cui partire con la narrazione. Ho passato più di 4 mesi a ricercare il giusto background in cui ambientare il mio romanzo. Ho letto, comprato libri e viaggiato per documentarmi. Ho scelto la guerra del Vietnam, con la tragica vicenda del defoliante “agente arancio”, e l’Argentina pre golpista per un solo motivo. Sono due ambiti storici molto “noir” se vogliamo, soprattutto il primo. Di cui si parla tanto, ma in effetti solo chi l’ha vissuto in prima persona può sapere realmente cosa accadde laggiù. E’ un stato lavoro molto duro in effetti, ma appagante. Ancora più difficile è stato studiare il mondo chimico a 360 gradi: dagli aspetti più finanziari e di business, fino agli sbocchi farmaceutici ed agrari. L’obiettivo era dare spessore alla trama visto che si parla di lobbies farmaceutiche che governano il mondo. Ogni dettaglio, ogni riferimento non è frutto della mia fantasia. E’ storicamente o scientificamente provato, collocato poi in un’avventura figlia della mia immaginazione.  Sembra facile, ma è un lavoraccio! Diverso, invece, visitare i luoghi dove ambientare i romanzi… Quest’aspetto è molto più divertente, lo ammetto.

NI: Il tuo delitto perfetto?

TB: Ogni “morte” ha il suo fascino. Io prediligo descrivere gli omicidi post mortem, ovvero narrarne la macabra scenografia nei minimi dettagli. Mi piace realizzare l’autopsia letteraria dei delitti inseriti nei miei romanzi e fornire al lettore spunti autoptici per scovare eventuali colpevoli, senza dargli suggerimenti diretti. Difficilmente “uccido” in prima persona ed in diretta narrativa. Comunque sia il miglior delitto è quello commesso per ragioni economiche. Perché dove ci sono tanti soldi e vero business, c’è sempre molto sangue che scorre…

NI: Ti ringrazio. Regalaci una frase noir…

TB: Grazie a voi per l’invito, è stato davvero un piacere parlare davanti ad un caffè con gli amici di Noir Italiano. Una frase? Dato che sono anti-convenzionale, opterò per una citazione storica proferita quando il genere “noir” non era ancora nato. La disse Benjamin Rush, firmatario della Dichiarazione d’Indipendenza USA il 4 luglio 1776. Questo concetto credo che trasudi “noir” ante litteram e sia molto attuale, volendo. Perché ci fa provare una reale sensazione di angoscia: pure la medicina, ambito ovattato e sempre positivo, in realtà può sottometterci e ucciderci. Eccola: “Se non mettiamo la libertà delle cure mediche nella Costituzione, verrà il tempo in cui la medicina si organizzerà in una dittatura nascosta”.  E proprio da questa frase parte la mia organizzazione segreta “Orange Hands”, nel romanzo Biografia Arancio Sangue. In realtà la dittatura farmaceutica è già iniziata ma non ce ne rendiamo conto, rifletteteci! Un abbraccio a tutti.

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