Luca Crovi @ Noir Italiano


Luca CroviNoir Italiano: Ciao Luca e benvenuto. Io prendo un bel calice di birra, facciamo una Peroni. Per te?

Luca Crovi: Un bel chinotto con ghiaccio e limone.

NI: Cosa significa per te noir?

LC: Significa centinaia, anzi migliaia di libri, fumetti, film, videogiochi, dischi e cd che hanno raccontato il punto di vista nero della realtà.

NI: Come ti sei avvicinato al genere noir?

LC: Prima attraverso le letture di Poe e Stevenson. Poi con quelle di Scerbanenco e successivamente attraverso maestri internazionali come Izzo, Goodis, Hammett, Woolrich.

NI: Ho letto il tuo bel saggio “Tutti i colori del giallo”. Sintetizzaci la storia del noir italiano in tre righe?

LC: Credo che non si possa sintetizzare perché è tutt’ora in divenire. Tutto è iniziato dall’osservazione del territorio e delle attitudini criminali presenti nel nostro paese. Così la cronaca giudiziaria di fine Ottocento ha prodotto i primi protogialli o protonoir di successo. Da lì in avanti gli scrittori hanno scandagliato in lungo in largo la penisola raccontandocene i delitti.

NI: Quali sono le peculiarità del poliziesco all’italiana?

LC: Diciamo che le nostre regioni, le nostre province e le nostre città costituiscono un punto nevralgico fondamentale per la narrativa di genere. Più gli autori le hanno sapute  raccontare e più il pubblico ha mostrato interesse verso di loro. Più il malessere e le ingiustizie raccontate erano profondi e più profonda è stata la risposta-

NI: Qual’è lo stato di salute del noir italiano oggi?

LC: Direi che è ottimo visti i risultati sia nel nostro paese che all’estero. Forse ultimamente gli editori tendono a mandare un po’ troppi autori allo sbaraglio pensando che siano ormai di moda, ma i lettori di solito fanno regolarmente giustizia fra buoni e pessimi titoli.

NI: E visto che c’è appena stata la rassegna Milano Calibro Noir, com’è messo il noir milanese?

LC: Il noir milanese sta benissimo basta pensare ai risultati ottenuti di recente da autori come Besola-Gallone-Ferrari ma anche quelli di Biondillo, Fontana, Recami, Bolochan, Bucciarelli, Martini per non dimenticare quelli di Crapanzano. Senza dimenticare la vecchia guardia di autori come Pinketts, Altieri, Colaprico, Di Marino che è sempre molto attiva sul territorio.

NI: Il tuo luogo preferito per leggere e scrivere?

LC: Scrivendo spesso per un quotidiano ti posso dire che scrivo ovunque. Persino quando nuoto in piscina scrivo mentalmente fra una nuotata e l’altra se mi viene in mente un pezzo giusto. Poi una volta uscito dalla vasca lo trascrivo a computer.

NI: Tre romanzi che un appassionato di noir italiano deve per forza leggere…

LC: Diciamo tre romanzi che a me hanno cambiato la vita come lettore: “Venere privata” di Giorgio Scerbanenco, “Naso di cane” di Attilio Veraldi, “Lupo Mannaro” di Carlo Lucarelli.

NI: Grazie mille! Regalaci una frase noir

LC: Più che una frase mia ve ne regalo tre di tre maestri del genere:

«Non si può scrivere il noir perfetto. Bisogna sempre sacrificare qualcosa.»  Raymond Chandler

“La disperazione è l’anima del noir, che l’ha sempre saputa riconoscere negli altri. Il noir è la risposta della letteratura a quelli che sono sfruttati o trattati ingiustamente e morirà soltanto quando tutti avranno lo stesso diritto di vivere: allora non ci sarà più bisogno di lui”. Derek Raymond

Il giallo è la poesia della vita metropolitana”. G.C. Chesterton

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