100 modi di morire in un libro #2


MorteIn questo libro più che morire si scompare. Accade tanti anni prima al padre di Stella, bambina talentuosa e amata da tutti, e poi altrettanto misteriosamente scompare anche lei. In questo libro però oltre a scomparire si muore anche. Ci sono i classici colpi di pistola, di quelli proprio da esecuzione con colpo alla testa, eppure per la nostra classifica, il modo di morire che ho scelto, e che secondo me è significativo nel libro, si colloca nella casella dei morti da caduta.

Ma torniamo al libro, si tratta di “Doppia indagine” scritto da Marzia Musneci, un giallo risultato vincitore del premio Tedeschi 2011 e uscito con il nr. 3045 de “Il giallo Mondadori”. Il caso è contorto, due sparizioni diverse e soprattutto un’indagine che inevitabilmente si sdoppierà. Ha indagare Matteo Montesi, investigatore privato, che non è un pistolero, che non è un violento, che non è uno che uccide, ma nonostante tutto, come nella maggior parte dei gialli che si rispettano, qualcuno muore e alla fine la morte più clamorosa sarà per caduta, giù in fondo a un profondo abisso.

Chiacchieriamo con Marzia per cercare di capire come nasce in uno scrittore l’idea di far morire un proprio personaggio in un determinato modo.

NI: Ciao Marzia, bentornata.

MM: Ciao, Marco. Felice di essere di nuovo qui.

NI: Come nasce secondo te l’idea di far morire un proprio personaggio in un determinato modo? E nel tuo caso perché la caduta e non un più classico colpo di pistola?

MM: In questo caso specifico, posso proprio dire che ha deciso la storia. Dalle nostre chiacchiere precedenti conosci il mio modo di costruire i plot: so cosa voglio dire, dove voglio arrivare, che ambiente voglio usare, ma il modo in cui lo dico e ci arrivo dipende molto da come i personaggi interagiscono fra loro. Lo sviluppo degli eventi mi ha portato in quel punto. Avendo a disposizione un panorama suggestivo, come non sfruttarlo al massimo? (Quello che in Doppia indagine chiamo “lo Zompaccio” esiste davvero, è un orrido che fa proprio paura.) E poi la situazione che si è venuta a creare mi ha dato lo spunto per lavorare sul melò, un tono narrativo che raramente si usa, soprattutto nei gialli. E mi sono divertita tantissimo.

NI: Io sono un fermo sostenitore della teoria che non è tanto importante cosa si racconta, ma come lo si racconta. Quanto può essere importante però nella narrazione una morte spettacolare?

MM: È una questione di climax, credo. Se conduci una situazione alle ultime conseguenze non te la puoi cavare alla buona. Insomma il mio “caduto”, a quel punto della storia, dopo tutta quella  tensione, non può semplicemente dire: “ok, hai capito tutto, dove sono le manette?”.

Oppure tirarsi un colpo in testa o morire perché a qualcuno (non Montesi, lui cerca addirittura di salvare il soggettone) è partito un colpo per sbaglio. Ho a disposizione una giornata di pioggia, uno strapiombo di quaranta metri e uno cornicione stretto e scivoloso. Sono questi elementi, oltre alla scarsa lucidità mentale del personaggio, che hanno deciso il suo modus moriendi. Quindi, più che di morte spettacolare, parlerei di logica, necessaria conclusione. Ci tengo molto, al principio di necessità. Mi rendo conto, di solito a posteriori, che  i miei personaggi trovano una morte consequenziale a come si sono comportati per tutto il romanzo.

NI: Parlando sempre di modi di morire in un libro, sai già come morirà il tuo prossimo personaggio?

MM: No, non lo so mai. Soprattutto perché non cerco a priori una morte spettacolare. Ti faccio un esempio: nel romanzo di cui ho appena finito la prima stesura, c’è un personaggio che mi piace molto. Se l’è cavata fino all’ultimo, avevo già scritto la parola “fine”. Ma un fastidioso prurito ai polpastrelli mi diceva che qualcosa non andava. No, non poteva finire così. Cambiare la sua sorte mi è costato circa duecento battute, scritte in cinque minuti. R.I.P. Perché era logico. Era così che voleva la logica della storia. Ho scritto la parola fine con molta più soddisfazione. E sì, è una morte spettacolare, che arriva in un momento spettacolare, a mio parere. Ma non è colpa mia.

NI: Grazie per essere stata con noi e per aver partecipato con il tuo libro alla classifica dei 100 modi di morire in un libro.

MM: Felicissima di esserci. È un’idea interessante e divertente. Non vedo l’ora di leggere gli altri 99 modi.

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