Besola-Gallone-Ferrari ci raccontano Operazione Madonnina


cop io soCari lettori, benvenuti a un “manage a trois”. Anzi, se vogliamo dirla tutta, si tratterebbe di un “menage a quatre”, perché ci sono anche io che faccio le domande. Oggi incontriamo di nuovo, con piacere, tre autori che rappresentano la “nouvelle vague” (oggi sono un francesista) del noir milanese. I loro nomi sono già conosciuti al popolo di Noir Italiano. Sono Riccardo Besola, Andrea Ferrari e Francesco Gallone. Ci vogliamo far raccontare dalla loro viva voce l’esperienza di scrittura collettiva che è stata la base del loro bel romanzo “Operazione Madonnina”.

Noir Italiano: Ciao Ragazzi e ben ritrovati. Facciamo frittatona di cipolle, famigliare di Peroni ghiacciata e rutto libero?

Besola: Perfetto Omar. Io porto il dvd di Italia-Germania del 1982

Ferrari: io la Gazzetta dello Sport

Gallone: io Dostoevskij

Besola/Ferrari (in coro): Perdonalo, è l’intellettuale del gruppo.

NI: Come vi siete conosciuti?

BFG: Con Andrea eravamo al bar e stavamo guardando Italia-Germania del 1982, intanto leggevamo la Gazzetta, poi è entrato Francesco e ci ha chiesto se avevamo mai letto Dostoevskij. In realtà non ce lo ricordiamo.

NI: Com’è nata l’idea di scrivere Operazione Madonnina?

BFG: L’idea è stata di Luca Crovi, talent scout, conduttore radiofonico, critico musicale, scrittore, saggista, esperto di noir, possiamo fermarci che ci si secca la gola? Grazie. Insomma, Luca è venuto a trovarci al bar in cui siamo soliti incontrarci al venerdì e ci ha proposto questo furto. Stavamo per andare a comprare i passamontagna ma ci ha fermati e ci ha spiegato che la sua idea era per un libro e che non avremmo dovuto rubarla davvero. Sembrerà assurdo ma non aveva mai pensato nessuno a questa idea per un libro, per cui ci ha subito entusiasmato. Abbiamo così deciso di rinunciare ai passamontagna, fa troppo caldo scrivere incappucciati.

NI: Come avete organizzato il lavoro di stesura del testo?

BFG: Lo abbiamo scritto al bar, sempre lo stesso, il Joker, ormai mèta di pellegrinaggi di devoti lettori. Alcuni vengono, accendono una candela e ce la mettono vicino, poi se ne vanno. Dici che dobbiamo iniziare a preoccuparci? Al Joker lo abbiamo concepito e costruito. Volevamo avesse quel sapore, di gente e birra e calcio balilla e vino bianco. Tecnicamente lo abbiamo organizzato come una sceneggiatura di un film, poi ognuno di noi ha costruito la verticale di un personaggio e lo ha dato in pasto agli altri due per la scrittura. Nessuno di noi ha gestito un solo personaggio, quindi ognuno di noi ha scritto di tutto e di tutti.

NI: E’ stato difficile amalgamare i vostri stili?

BFG: Ci è sembrato impossibile, all’inizio. Adesso ci sembra impossibile non riuscirci. Scrivere in tre ci ha regalato uno stile diverso da quello di ognuno, è stata una sorpresa e un indubbio arricchimento.

NI: Quanto tempo avete dedicato (a testa) alla stesura del testo? E in totale quanto ci è voluto per ottenere “Operazione Madonnina”?

BFG: Abbiamo impiegato sette mesi (e circa 240 pinte di birra) per scriverlo. Quanto tempo a testa? Sarebbe sbagliato dire sette mesi diviso tre. In verità ognuno di noi ha scritto per tutti i sette mesi, perché la scrittura è anzitutto un atto mentale, e quando sei dentro a una trama non è facile staccarsene e riattaccarsene a comando, bisogna respirarla quotidianamente, e poi per scrivere in tre è necessario un continuo confronto, oltre che a un’immensa fiducia negli altri.

NI: Perché scrivere una commedia nera e non, date le vostre radici, un noir?

BFG: Perché era un’esperienza nuova e allora era giusto cambiare stile. Perché sappiamo anche essere simpatici. E poi perché l’idea del furto della Madonnina secondo noi aveva necessariamente bisogno di un approccio di questo tipo. L’abbiamo ambientato nel 1973, per cui ci siamo immaginati il libro come fosse un film neorealista degli anni d’oro di Cinecittà e della produzione cinematografica italiana, e in questo nostro immaginare i personaggi di volta in volta hanno preso in prestito i volti di attori come Alberto Sordi, Ugo Tognazzi, Aldo Fabrizi (solo per citarne alcuni), per arrivare agli anni 70 con Gastone Moschin, Luciano Salce, Renato Pozzetto e Adriano Celentano. Ci siamo divertiti a mischiare questo tono da commedia con i toni più cupi e neri dei polizieschi all’italiana, “Milano calibro 9” di Fernando Di Leo e “Tony Arzenta” di Duccio Tessari su tutti. Ora che il libro è uscito dobbiamo riconoscere che la nostra scelta sta piacendo molto: i lettori si divertono, respirano l’aria di quei film, di quelle commedie che facevano sorridere ma lasciavano spesso anche l’amaro in bocca, della tensione sociale di quegli anni.

NI: Milano, sempre Milano. Possiamo considerarla la capitale italiana del noir?

BFG: Possiamo considerarla la città in cui siamo nati, cresciuti, in cui abitiamo, viviamo, lavoriamo. Se ci siamo messi a scrivere noir è anche colpa, o merito, suo. E di Giorgio Scerbanenco. E di Renato Olivieri. E di un sacco di altra gente. Diciamo che Milano ben si adatta al genere, è una città che contiene infinite digressioni e declinazioni del crimine. La dimostrazione è che la cronaca nera ci batte dieci a zero, ogni giorno.

NI: Scriverete ancora insieme o vi odiate già come le coppiette della televisione?

BFG: Ci odiamo tantissimo. Il prossimo libro parlerà di uno di noi che uccide gli altri due, sarà un’autobiografia scritta da un carcere di massima sicurezza, dobbiamo solo decidere chi lo scrive. Ma no, ci siamo scoperti amici e non soltanto. Ormai siamo una squadra, una famiglia. Continueremo a scrivere in tre e continueremo anche a scrivere i nostri lavori in singola. Siamo molto tranquilli, per noi non è cambiato niente, è solo un periodo piuttosto impegnativo fisicamente, giriamo come trottole, presenziamo a eventi anche distanti centinaia di chilometri da Milano. Forse sono gli altri che iniziano a guardarci diversamente, sarà che in un mese abbiamo esaurito le 6000 copie della prima edizione, che in tempi di magra come questi è un mezzo miracolo. Siamo molto contenti del risultato e vogliamo andare avanti di questo passo per continuare a stupircene giorno dopo giorno. In tutto questo bailamme continueremo a restare con i piedi ben piantati a terra e a credere nella sincerità e nel rispetto che ci lega profondamente. E’ come se fossimo una cosa sola con tre cervelli, insomma, una brutta bestia, nel bene e nel male.

NI: Com’è andata Milano Calibro Noir?Lo rifarete?

BFG: Milano Calibro Noir è un festival che si svolge a Milano in aprile che abbiamo ideato e organizzato per la prima volta lo scorso anno. Anche per l’edizione 2013, con l’aiuto di Luca Crovi, abbiamo ospitato una ventina di autori di romanzi gialli e noir e dintorni e abbiamo riempito i 300 posti dello Spazio Teatro 89, il teatro che gentilmente ci ospita e che ci rinnova ogni volta la fiducia. Ne siamo tutti super soddisfatti. Per l’edizione 2014 stiamo pensando a qualche novità, ma non possiamo anticipare nulla: sorpresa!

NI: Grazie ragazzi e basta con il rutto libero. Salutateci con una frase da commedia nera all’italiana.

Marsigliese: “Bene, questo piatto è tuo, ma levami una curiosità: io avevo quattro donne, e tu?”

Asso: “Tre sette”

Marsigliese: “Vuoi scherzare?”

Asso: “Sì, ne avevo due”

Adriano Celentano, dal film “Asso”, (durante la partita a poker contro il Marsigliese).

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