100 modi di morire in un libro #1


MorteInauguriamo oggi la bella e originale rubrica curata da Marco Ischia!

Come si muore in un libro, o meglio, quanti modi di morire ci sono nei libri? L’idea che mi è balenata per la mente, è quella di riprendere in mano libri che ho già letto, e ovviamente di nuovi che ancora ho da leggere, e cercare di considerare con cognizione di causa quanti diversi modi di morire vengono utilizzati dai vari autori. Un vezzo che a modo proprio vuole stilare una sorta di classifica random, ossia considerazioni casuali, come casuali saranno le scelte dei libri che di volta in volta cadranno nelle mie mani.

Ho iniziato mettendomi davanti alla mia libreria scorrendo avanti e indietro, alla ricerca di qualcosa che desse significato concreto alla mia idea. Alla fine ho deciso di partire da un libro che in quanto a morte, o meglio a modo di morire ha da dire la sua. Un modo sicuramente diverso, inusuale, che non è il più frequente colpo di pistola o la classica pugnalata, bensì morire perché il proprio cuore diventa un blocco di metallo.

Il libro se ancora non si fosse capito è “Cuore di Ferro” di Alfredo Colitto, e per chi ancora non lo sapesse è il primo di una trilogia che vede come protagonista Mondino de Liuzzi medico anatomista Bolognese del 1300. Un personaggio realmente esistito che Colitto prende in prestito dalla storia per narrare le proprie di storie. Ma è il modo di morire che a noi interessa, un modo che nella classifica per argomenti (vedi sotto) metto sicuramente fra quelle morti per cause inusuali/alchemiche. Perché è proprio l’alchimia a farla da padrone, quando viene scoperto il cadavere, in un epoca dove lo studio dell’anatomia era ancora sotto il pesante influsso delle credenze e dei tabù religiosi. La peculiarità in questo caso è evidente, e non sta nel dove è stato ritrovato il cadavere, neppure nell’identità del defunto, bensì nel singolare modo in cui sembra essere stato ucciso: con il cuore trasformato in un blocco di ferro.

Ma come nasce l’idea di far morire il proprio personaggio in un modo così singolare?

Lo chiediamo ad Alfredo Colitto che ancora una volta si dimostra sempre molto disponibile.

NI: Ciao Alfredo

AC: Ciao Marco.

NI: Come ti è venuta l’idea di far morire un personaggio come in Cuore di Ferro?

AC: Parecchi anni fa sono rimasto affascinato (e inorridito) dalle “macchine anatomiche” create dal principe Raimondo di Sangro nel XVIII secolo. Poiché ora non abbiamo spazio per parlarne in dettaglio, i lettori che vogliono saperne di più possono cliccare QUI. Quando ho dovuto pensare a un modo strano e raccapricciante di far morire un personaggio, in un romanzo in cui l’alchimia ha una parte importante, l’idea mi è tornata in mente e l’ho adattata ai miei bisogni.

NI: Io sono un fermo sostenitore della teoria che non è tanto importante cosa si racconta, ma come lo si racconta. Quanto può essere importante però nella narrazione utilizzare un espediente come una morte particolare?

AC: Sono d’accordo con te. In quanto alla tua domanda, in un romanzo ogni espediente ha la sua importanza, tuttavia non sono gli espedienti a fare la storia, ma la forza dei personaggi. Se i personaggi sono appassionanti, il lettore è piacevolmente coinvolto anche dagli espedienti.

NI: Secondo te è l’autore che sceglie come far morire un personaggio, oppure è il personaggio che in qualche modo lo suggerisce all’autore?

AC: Io e i miei personaggi lavoriamo in tandem. Decido sempre io, ma spesso suggeriscono loro. Nel caso di Cuore di Ferro, Mondino de Liuzzi, essendo un medico anatomista, ha chiesto che la morte delle persone assassinate avesse a che fare con la sua professione, e gli ho dato retta.

NI: Grazie per essere stato con noi e per aver aperto la classifica dei 100 modi di morire in un libro. Hai già nella penna come morirà il tuo prossimo personaggio?

AC: Sì, ma preferisco non dirlo, perché ho appena cominciato a scrivere e potrei cambiare idea…

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