Stefano Lanciotti @ Noir Italiano


_MG_5587 smallNoir Italiano: Ciao Stefano e benvenuto. Posso offrirti un aperitivo? Decidi tu…

Stefano Lanciotti: Grazie, molto gentile. Uno spritz andrà benissimo!

NI: Cosa significa per te noir?

SL: Diciamo che più che identificare un genere (che peraltro non è il mio, più vicino al thriller o alla spy story), per me è uno stato d’animo. È quell’ombra oscura che pervade un romanzo, che impedisce ai protagonisti di trovare il lieto fine. In questo mi sento molto noir.

NI: E’ possibile raccontare il volto oscuro dell’Italia attrraverso il noir?

SL: Assolutamente sì. Io mi sono dedicato a scenari internazionali per aumentare la “sospensione dell’incredulità” che il pubblico italiano riserva a storie considerate più anglosassoni che italiane, ma l’italia è da sempre terra di misteri oscuri e trame segrete.

NI: Un romanzo thriller dal sapore internazionale come il tuo ha bisogno di un’accurata documentazione per risultare credibile. Come ha affrontato la cosa?

SL: Israel è stato il primo romanzo che ho scritto, dunque ho seguito pedissequamente il primo consiglio che danno tutti gli scrittori affermati agli esordienti: scrivi quello che conosci. Dunque città che conoscevo, argomenti (il virus informatico e tutto ciò che è tecnologico) che conoscevo. Per il resto mi sono documentato su Internet, perché sono convinto che non è necessario conoscere tutto di tutto, l’importante è dare un’impalcatura solida alla storia e poi condirla con elementi credibili, non necessariamente conosciuti in prima persona

NI: Hai un luogo preferito dove scrivere?  

SL: No. Per motivazioni “contingenti” scrivo un po’ dove capita, però ho un modo per isolarmi da quello che mi circonda, cioè mettermi un paio di cuffiette e ascoltare musica che mi ispiri.

NI: Perché, secondo te, oggi il noir è un genere molto “di moda”? 

SL: Perché viviamo in un mondo che ci inquieta. Leggere di quello che ci fa paura permette in parte di esorcizzarlo.

NI: Come nasce un tuo romanzo? Parti da un’idea e ti lasci guidare dalla scrittura oppure stili delle scalette?

SL: Entrambi. L’idea ci deve essere, è la fiammella che accende tutto. Poi faccio delle scalette, ma molto molto scarne. Disegno una linea che parte dall’inizio e deve portare i protagonisti al finale. Ma poi mi siedo ed è il romanzo a guidare me più che il contrario.

NI: Ti ringrazio. Regalaci una frase noir.

SL: Più che una frase, se mi permetti, vorrei citare un paragrafo di Israel, in particolare la scena in cui la protagonista Sara Kohn ricorda il suo stupro e tentativo di omicidio da parte dei membri dell’organizzazione neonazista. Trovo che sia molto noir:

Un lampo. L’edificio dalle pareti esterne color antracite e sporche di smog, sotto un cielo scuro e basso. Le finestre rotte, unte di un giallo oleoso, con sbarre storte come zanne di un vecchio lupo.

Un lampo. I volti duri e privi di espressione, giubbotti neri e croci uncinate. I tatuaggi con le celtiche e fenici che sorgono dalle fiamme. I manganelli duri come acciaio brunito, il sangue e le lacrime versate da un umanità derelitta riversa su marciapiedi deserti.

Un lampo. Il vecchio seduto a osservare il fumo denso che gli usciva dalla bocca socchiusa a lente volute. La sua espressione mentre la condannava con il gesto indifferente di una mano. La stretta inesorabile con cui gli uomini accanto a lei l’afferravano e la tenevano ferma mentre tentava di divincolarsi.

Un lampo. La stanza senza finestre, la lampadina giallastra che pendeva dal soffitto, la sporcizia accumulata agli angoli delle pareti. Sentì le mani che la tenevano immobile, che la spogliavano, che la frugavano nell’intimità. Il dolore si allargò dal suo ventre e fluì come una marea oscura verso il suo seno, su su fino alla testa, dove esplose di nuovo.

Un lampo. Le ombre che si muovevano attorno a lei come fantasmi cremisi. Non aveva la forza neppure per spostarsi di un millimetro. Il dolore scorreva su e giù sulla sua pelle, tuffandosi all’improvviso all’interno per trapassarle ossa e organi. Riconobbe una pistola nella mano di una delle ombre, ma non ebbe la forza di fare nulla, anzi attese con rassegnazione e desiderio che giungesse la fine.

Un lampo. Poi un altro. Gli spari silenziosi fecero sussultare il suo corpo inerte e aprirono delle fontanelle amaranto nel suo ventre. Il suo cuore era spossato e il sangue faceva persino fatica a fuoriuscire. Sara rantolò una maledizione e poi si abbandonò all’oblio.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...