Renato Olivieri – I giorni di uno scrittore a Milano


olivieri_artOsservare l’ambiente che lo circondava. Parlare, entrare nell’animo dei sospettati. Per comprendere e giudicare. Perchè ogni cosa è un racconto. Un gesto di una mano, un quadro appeso storto alla parete, una parola buttata lì per caso. Questo era il credo del commissario Ambrosio, personaggio letterario, certo, ma tra i più reali mai creati.

Milano da a tutti una possibilità, anche a quelli di Milano non sono. Come a Renato Olivieri da Sanguinetto, Verona, classe 1925. Così come con Giorgio Scerbanenco, servirà uno scrittore “venuto da fuori” per raccontare l’anima della città che cambia. Che non è più  quella del boom, quella degli schiaffi di Duca Lamberti e Mascaranti, bensì la città ridente, sopra le righe, eccessiva e disinibita degli anni ’80. La Milano da bere che vedrà finire tragicamente i suoi giorni nel mare di fango di Tangentopoli. Renato Olivieri seppe creare una profonda frattura con la produzione poliziesca italiana del tempo. Erano gli anni dei commissari duri e trucidi, dei poliziotti dai metodi molto simili a quelli dei malavitosi. Gli anni dei film con Maurizio Merli, dai titoli improbabili come “Milano odia. La polizia non può sparare”. Olivieri propose un vicecommissario (subito promosso nel secondo romanzo a commissario) che sembrava uscito da un romanzo di Georges Simenon. Un pulè (come si dice a Milano) taciturno, immalinconito, innamorato di Emanuela, una donna molto più giovane di lui. Un uomo, questo commissario Ambrosio, che alla violenza e all’azione preferiva il dialogo, l’osservazione, la conoscenza. Profondo cultore del bello (come l’autore stesso), collezionava stampe e acquarelli nel suo appartamento di via Solferino.

commissarioambrogioAmbrosio gira per la città con l’Alfa d’ordinanza, vagando tra le luci sfavillanti del centro fino alle periferie disadattate e oscure. Renato Olivieri amava Milano. Lo si capisce dalle lunghe descrizioni degli scorci cittadini, dei viali alberati, delle signore benvestite che si accalcano lungo le vetrine di via Montenapoleone. Perché Milano è così, la si ama o la si odia, non può lasciare indifferente, con le sue contraddizioni di moderna metropoli provinciale di un paese sempre più ai bordi del mondo che conta e comanda.

Renato Olivieri muore nel Febbraio del 2013, dopo aver tenuto a battesimo un’intera generazione di nuovi scrittori noir milanesi, come Andrea G. Pinketts e molti altri. Milano ha perso una voce attenta e critica. Il giallo italiano ha perso un maestro. Ma questa è la vita. Rimangono le opere, gli scorci, le lunghe riminiscenze infantili del commissario.

Rimangono i giorni del commissario Ambrosio e di Renato Olivieri. Uno scrittore a Milano

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