Un cocktail con: Silvia Montemurro


Noir Italiano: Ciao Silvia e benvenuta. Sono sempre felice d’intervistare un donna “noir”. Io prendo un Negroni sbagliato. Fa molto “Milano” ma non m’interessa. Tu?

Silvia: Rimango in tema e prendo un calice d’Inferno della Valtellina.

NI: Cominciamo: cosa significa per te noir?

SM: Noir significa non fermarsi in superficie, scoprire il nero dentro le persone, noir non è solo un modo di scrivere ma un’occasione per esplorare la parte oscura della mente, di un paese, dei vissuti.

NI: Cosa rende la vita di provincia un ottimo scenario per ambientare un noir?

SM: In provincia tutto è più lento, più oscuro e per certi versi anche più affascinante. Ti sembra di conoscere ogni persona che ti passa accanto, per il solo fatto che la vedi ogni giorno, poi vengono a galla episodi inconfessabili, lettere bruciate, passaggi segreti. In montagna, poi, l’aspetto del mistero si intensifica e ambientare un noir da queste parti è viverci già dentro, è respirare l’aria intrisa di bugie e perbenismo, è spiare cosa si nasconde dietro il silenzio.

NI: I personaggi femminili, di solito, vengono rinchiusi in ruoli da comparse o da stereotipo, come le classiche “femmes fatales”. Secondo te cosa rende una donna un personaggio da noir?

SM: Le donne del mio romanzo sono piccole donne, non hanno ancora raggiunto la piena maturità e forse mai la raggiungeranno fino in fondo. Sono insicure, complicate, pericolose. In generale credo che la poca razionalità della donna, come caratteristica che ci accomuna tutte, rispetto agli uomini, la renda ancora più noir. La donna è contraddizione pura e questo tratto contribuisce a farne personaggio da noir di tutto rispetto, insieme, naturalmente, al suo essere fragile solo all’apparenza.

NI: La tua musica per scrivere?

SM: Vivo in una famiglia di musicisti. Mio fratello è un pianista e la mia scrittura si adegua alle note del suo prossimo concerto: Schubert, Mozart, Beethoven, Listz. Sono in ottima compagnia.

NI: Quando cominci a scrivere un romanzo, parti dicendo “sì, voglio raccontare una storia così e così” oppure ti lasci guidare dalla scrittura stessa?

SM: Non sono una persona molto organizzata. Mi piace farmi trascinare, che sia dalle onde del mare o dalla scrittura e i miei personaggi lo sanno bene: sono loro che guidano, a me non resta che ascoltarli. E assecondarli, qualche volta, per poi tornarci a litigare.

NI: Cosa vorresti trasmettere al lettore attraverso i tuoi scritti noir?

SM: Il senso di incompiutezza. Il mio lettore ideale chiude il libro e poi va in giro a cercare risposte sue, perché il romanzo non ha esaurito la sua curiosità, anzi: l’ha alimentata.

NI: Ti ringrazio. Regalaci una frase noir.

SM: Non si conosce davvero una persona, fino a che non la si trova di fronte alla paura.

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