Roma, l’urbe violenta


Romanzo_criminale_2Una volta era caput mundi, la città che dominava il mondo. Con le sue legioni, le sue leggi e la sua lingua, quel latino che molti hanno dovuto imparare sui banchi di scuola. Poi è sopravvissuta nei secoli, adattandosi all’ambiente e alle passioni degli uomini che l’hanno abitata. Città di papi, di monarchi prima e di presidenti di una zoppicante repubblica poi. Eppure di re, questa città, ne ha avuti tanti, che non si trovano nei libri di storia, bensì nelle pagine di cronaca nera dei quotidiani. Come il Messaggero o Repubblica.

Un gruppo di delinquenti, provenienti dai sobborghi popolari della città, decide che è tempo di pensare in grande. Basta con le piccole rapine, lo spaccio di eroina, con le lotte con altre bande di coatti. O si prende tutta la città oppure si muore. E per farlo devono far fuori tutta la concorrenza. E in un mondo come quello della malavita, la concorrenza la si può battere solo con un mezzo: il fucile mitragliatore. I loro soprannomi sono Freddo, Libanese e Dandy. Sono amici, vengono dalla stessa borgata, amano la droga, le armi, le belle donne. Hanno fame, perché vengono dalla povertà del dopoguerra. E hanno anche testa, perché un criminale senza testa è destinato a morire giovane o a marcire in galera. Dopo aver eliminato la concorrenza decidono di fare affari con il miglior referente sulla piazza: la mafia.Romanzo_criminale In pochi anni i tre hanno tutto: soldi, potere, contatti all’interno di Cosa Nostra e dei Servizi Segreti. Peccato per quell’ispettore, quel Scialoja, che si è messo in testa di sbatterli in galera. E ci sa fare, Scialoja, dato che più di una volta riesce a beccarli. Li chiameranno in tanti modi ma quello che rimarrà nella storia sarà La banda della Magliana. E c’è un autore che questa storia, anche se sotto forma di romanzo, l’ha raccontata, in uno dei polizieschi più belli e conosciuti dell’intera storia del noir italiano: romanzo criminale, di Giancarlo de Cataldo.

Chi è De Cataldo? E’ un giudice, uno che l’Urbe la conosce bene. Ha lavorato per la Mobile, ha seguito i processi, ha vissuto le storie incredibili della guerra per il potere a Roma. Storie che a sentirle raccontare diresti che sono degne di un romanzo, che non sono verosimili, talmente sono piene di morti, attentati, intighi e di donne bellissime. E anche di droga, soldi e di passioni. Eppure sono vere, perché sono accadute. Il noir, come sempre, racconta la verità, anche se sotto forma di finzione.

“Roma nun fà la stupida stasera, damme ‘na mano a faje dì de sì“, dice una famosa canzone romanesca. Perché Roma a volta la stupida la fa eccome. Da una possibilità, sembra acconsentire, farsi catturare, poi finisce che volta la faccia e non si fa più prendere. E’ successo a tanti eppure c’è sempre qualcuno che ci prova. Non importa che agli altri sia andata male, che siano finiti con una pallottola nel cranio o stiano invecchiando a Rebibbia. Questa volta sarà diverso. Lo credevano anche i Quattro dell’Apocalisse.
MaurizioMerliUn gruppo armato impazza per le strade della capitale. Arriva, assalta supermercati e gioiellerie, rapina e uccide senza pietà, riuscendo sempre ad anticipare le mosse della polizia. Assomigliano tanto a quegli sbirri corrotti della Uno Bianca, che a inizio anni ’90 terrorizzavano i bolognesi. Ma sono giovani e si credono invincibili. Ma hanno sottovalutato un aspetto importante: Roma.
Questo romanzo s’intitola Ferro e fuoco ed è stato scritto dall’autore Romano de Marco. Un noir cattivo, un pulp senza scrupoli, che sorprende il lettore e lo prende a schiaffi. E che come sempre sottolinea il minimo comun denominatore di tutte le lotte criminali avvenute nella capitale: Roma, anche a pregarla, non si fa conquistare.

Questo è solo un piccolo scorcio della sterminata produzione noir che abbraccia la città di Roma. Volevo soprattutto parlarvi di quei romanzi che raccontano l’ascesa e la caduta dei criminali che hanno cercato di conquistare la città, credendo che sia possibile. La lezione di questi noir è sempre la stessa: sono tremila anni che Roma esiste e ha visto passare ogni genere di conquistatori. Dai barbari di Brenno ai cortigiani di Papa Borgia. Eppure loro sono passati ma Roma è sopravvissuta, sempre.

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