Una birra con Alex Stefani


OLYMPUS DIGITAL CAMERANoir Italiano: Ciao Alex e benvenuto. Posso invitarti a bere una birra? Per me una weiss, bella fresca ma senza fetta di limone.

Alex Stefani: Ciao Omar e grazie dell’invito. Anche per me una birra. Prenderò una Rolling Rock, quella nella bottiglia verde. L’ho conosciuta leggendo un noir di uno scrittore americano.

NI: Cominciamo. Cosa significa per te noir?

AS: Una delle migliori definizioni che ho letto sul noir è che si tratta di uno stato d’animo, come ha già fatto qualcuno. Condivido quest’opinione però aggiungo anche che il noir è esasperazione di sentimenti o desideri fino all’ estrema conseguenza che genera un delitto. Raymond Chandler definiva il suo personaggio Philip Marlowe come un uomo migliore per un mondo peggiore. Nella mia idea del noir, è sempre presente  un anti-eroe, spesso cinico e disincantato ma con una sua morale che lo porta a ricercare la giustizia.

NI: Cosa rende la Liguria una regione adatta a un noir?

AS: Probabilmente la “maccaia” come chiamiamo il vento di scirocco da queste parti. Si dice che questo vento, molto umido,  abbia un’influenza negativa sull’umore delle persone. Quest’atmosfera rallentata, un pò appannata ed indolente è lo sfondo ideale per storie noir dove nascono passioni spesso malate. Credo che un altro elemento importante sia l’essere affacciata sul mare che è, a mio parere, lo sfondo ideale per il noir. Del resto alcuni tra i migliori noir sono ambientati in città o luoghi sul mare.

NI: Cosa vorresti trasmettere con i tuoi romanzi?

AS:  Spero emozioni e, se mi riesce, anche un’impressione sui mali della società nella quale viviamo. I protagonisti dei miei romanzi sono persone comuni che si trovano improvvisamente ribaltate in una realtà che non conoscono e che devono affrontare, a volte da soli e quasi sempre rischiando molto.

NI: Quando scrivi parti da una scaletta ben precisa oppure ti lasci guidare dalla scrittura?

AS: Quando comincio a scrivere ho più o meno in testa già una traccia che poi si sviluppa man mano che procedo con la scrittura. Questa è la parte che preferisco della scrittura. Poter creare personaggi e situazioni che crescono insieme alla storia.

NI: Il noir è invenzione, certo, ma anche verosimiglianza e documentazione, altrimenti il lettore si sente preso per il naso. Come affronti la cosa?

AS: Per quanto mi riguarda l’ispirazione, se così la vogliamo chiamare, nasce imprevedibilmente. Ad esempio, leggo una notizia su un giornale e mi si mette in moto l’immaginazione. Nelle mie storie il protagonista non è un “private eye” o un detective ma una persona qualunque che viene più o meno inconsapevolmente catapultato in qualcosa di più grande di lui e allo stesso tempo inevitabile, come se fosse guidato dal destino. Un pò come succede in alcuni romanzi di James M. Cain.

NI: Venir pubblicati, per un autore esordiente, è quasi una conquista. Raccontaci la tua esperienza.

AS: Il classico colpo di fortuna. Avevo fatto leggere il manoscritto ad un mio amico a sua volta editore e scrittore che lo ha segnalato al direttore editoriale di una piccola casa editrice genovese che ha deciso di pubblicarlo. Devo però anche aggiungere che ho fatto molta più fatica a pubblicare il secondo romanzo.

Lavoro nel settore del marketing industriale e, credimi, è molto più facile far affermare  un nuovo prodotto che riuscire a farsi pubblicare un libro quando sei esordiente

NI: Progetti per il futuro?

AS: Ad Aprile uscirà il mio terzo romanzo che si intitola “Il mio mestiere sono i guai”. È il seguito della mia prima opera “Il destino di Valeria”. Da poco ho iniziato a scrivere il quarto romanzo che ho provvisoriamente intitolato “Il Genovino scomparso”. La storia ruota attorno ad una moneta preziosa che è scomparsa e ad un poliziotto ormai prossimo alla pensione che viene incaricato di ritrovarla.

NI: Ti ringrazio. Regalaci una frase noir.

AS: “Capire cosa passava nella mente di quella donna era quasi impossibile. Come mettere assieme le tessere di un mosaico del quale non conosci il disegno originale.”

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