Conosciamo Emiliano Grisostolo


Noir Italiano: Ciao Emiliano e benvenuto. Consigliami un bel vino friulano per questa intervista…

Emiliano Grisostolo: Friulano, appunto. (ex Tocai)

NI: Cosa significa per te noir?

EG: Raccontare la realtà, magari romanzandola un po’, ma sempre e comunque tratteggiando i lineamenti di ciò che ci circonda e spesso non vogliamo vedere.

NI: Cosa rende il Friuli una regione noir?

EG: Come regione di confine ha sicuramente dei tratti noir, particolari, ma non credo che il Friuli possa essere più noir di altre regioni italiane, come ognuna di esse ha la sua storia, e all’interno di questa molte altre nelle quali scavare a fondo. Delitti, serial killer, omicidi, rapine, traffici di ogni genere, ve ne sono, ma tra questi fatti alcuni sono unici, e la storia di Unabomber è sicuramente la più importante.

NI: Raccontaci Unabomber in cinque righe…

EG: Uno Spettro che dal 1988, ma forse già dal 1973, si è aggirato per le città e le campagne, le chiese e i cimiteri, le strade e le spiagge, le montagne e le feste, passando per un tribunale, e che ad oggi non ha un volto, un nome. Unabomber ha portato dolore tra il Friuli e il Veneto orientale con oltre 30 casi dinamitardi senza mai rivendicarli, e oggi ancora non conosciamo lo scopo di queste sue folli gesta. Un Folle, appunto, che per anni ha sconvolto la quiete di una terra dedita al lavoro, insinuando la tra la gente paura e timore fino al 2006.

NI: Il noir è un genere che necessita di apparire verosimile e per riuscirci è necessario documentarsi molto. Come affronti la cosa? 

EG: Mi dedico alle ricerche prima di affrontare la stesura di un romanzo, senza di esse non sarebbe possibile scrivere di fatti reali, o potenzialmente tali. In passato ho raccontato di traffici di vite umane dall’est Europa, tratta delle bianche, traffico di bambini, e qualche ricerca l’ho fatta, poi ho giustamente giocato di finzione, ma attenendomi il più possibile ad una realtà possibile. Nel romanzo Unabomber dovevo approfondire queste ricerche, non era possibile pensare di raccontare un fatto realmente accaduto, lungo diversi anni, con molte sfaccettature, senza documentarsi. Ho utilizzato molto internet, si trova tutto il materiale necessario a ricostruire ciò che serve, bisogna semplicemente fare una cernita di ciò che si crede possa servire e poi utilizzarlo come scheletro del proprio racconto. La fantasia e il “mestiere” fanno il resto. In Unabomber ho voluto dedicarmi all’analisi psicologica del Folle che nel mio romanzo definisco lo Spettro, scavando tra i profili disegnati e ipotizzati dai criminal profiler che hanno lavorato al caso. Con questo materiale sono riuscito a rendere vero e credibile il mio personaggio, che purtroppo tale non è, in quanto non dobbiamo mai dimenticarci che è realmente esistito e tutt’oggi non ha un volto.

NI: Il noir è solo letteratura d’intrattenimento o può essere uno strumento di denuncia sociale? 

EG: Come dicevo prima in passato ho scritto alcuni romanzi dedicati alla tratta di esseri umani in tutte le sue sfaccettature, ma sono sicuro ve ne siano ancora delle altre. Si tratta di una trilogia noir sui bambini, sempre e troppo spesso al centro delle cronache nere. Tre romanzi in cui denuncio questi fatti, perché il genere noir può e dev’essere uno strumento di denuncia sociale, in quanto è l’unico attraverso il quale poter raccontare la realtà che ci circonda.

NI: Scrivere un noir che tratta temi reali è un’arma a doppio taglio. Attira i lettori ma anche querele e denunce. Com’è possibile evitarle senza annacquare la realtà delle cose?

EG: Cercando di raccontare la realtà tramite un diverso punto di vista, utilizzando anche la finzione, senza dipingere fedelmente fatti reali, ma tratteggiando i contorni di ciò che è accaduto ed è potenzialmente reale. In Unabomber ho raccontato le vicende attraverso gli occhi e la mente del Folle, un esperimento credo unico, non c’era ancora un romanzo dedicato a questa vicenda narrato da questo punto di vista. Non ci sono le indagini nel mio romanzo, ma solo l’analisi psicologica e il racconto cronologico dei suoi attentati dinamitardi. Una carrellata vista dal punto di vista più inquietante, in cui ho cercato di dare un perché a questi fatti, al suo operato, ipotizzando i suoi pensieri, il suo modus operandi, il suo comportamento. Non è possibile conoscere le motivazioni che hanno spinto questo Folle a commettere quegli attentati, e prendo le distanze da ciò che il mio personaggio pensa, in quanto ho cercato di raccontarli così come potrebbero essersi svolti, i suoi atti non sono certo parte dei miei pensieri né del mio comportamento. Chi mi conosce fatica a credere che sia riuscito a calarmi nella sua mente in questo modo.

NI: La tua musica per scrivere? 

EG: In questo momento sto ascoltando i Cramberries, l’ho fatto anche in fase di stesura di alcuni romanzi. Ma ascolto anche Lady Gaga o Elisa, passando per gli Evanescence. Tendenzialmente rock, ma non disdegno la musica pop o da discoteca. Negli ultimi mesi ho anche iniziato a mixare con un programma virtuale per pc.

NI: Ti ringrazio. Regalaci una frase noir.

EG: Pochi attimi, e le ombre sono le uniche anime che si muovono nella notte.

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