Noir Italiano incontra Marco Buticchi


220px-Marco_Buticchi_croppedAbbiamo incontrato Marco Buticchi, autore ligure che non ha certo bisogno di presentazioni. Nelle vicende che narra si trovano storia, mistero, spionaggio, buoni e anche tanti cattivi. Non bisogna farsi però impressionare dalla corposità dei suoi romanzi perché la sua scrittura coinvolge il lettore traghettandolo dalle prime righe in un viaggio nel mondo e nel tempo.

Noir Italiano: Ciao Marco, benvenuto a Noir Italiano. Che ci beviamo? Io prendo un calice di Vermentino Ligure. Tu cosa prendi?

Marco Buticchi: Va benissimo il vino delle mie terre…

NI: Iniziamo con la nostra domanda canonica. Cosa significa per te “noir?”

MB: Spero di non deludere nessuno dei tuoi lettori dicendo che non sono un vero scrittore “noir”. Preferisco definirmi autore di romanzi d’avventura, con un buon fondo storico e un’ottima (dicono i lettori) dose di thriller . E questo per un limite che mi riconosco: ho sempre invidiato coloro i quali riescono a tenere alta la tensione narrativa in uno spazio e in un ambiente ristretto. Mi spiego meglio: provate a pensare a “Una finestra sul cortile”. due attori, una stanza spoglia e lo spettatore trema per tutta al durata del film. Esistono scrittori “noir” che riescono ad ambientare un giallo in un cassetto o in un pollaio. E fanno tremare il lettore d’apprensione. Per far “tremare”, io ho necessità di spaziare, attraversare secoli e continenti, popoli e tradizioni. Perché ho la convinzione che rileggere la Storia nei frammenti in cui ci appare “dannata nella memoria” può riservare un sacco di emozioni.

NI: I tuoi libri direi che non si possono considerare dei noir canonici, i cosiddetti cattivi però sono sempre presenti e influenzano la narrazione. Come nasce per esempio nella mente di uno scrittore un personaggio come Glauco Soriano?

MB: Molti mi hanno rimproverato di aver dotato di eccessiva malvagità proprio Glauco Soriano. A loro ho risposto che lo scorso secolo, attraversato dal Male, ci riservato realtà ben più “cattive” delle gesta di ogni mio perfido personaggio. E’ anche utile non dimenticare mai ciò che accadde a milioni di innocenti durante il “civile ” ventesimo secolo. Per aiutarci a non cadere mai più nello stesso orrore e perché si possa riconoscere il Male prima che abbia il sopravvento.

NI: I tuoi romanzi sono ambientati in giro per il mondo. Come ti documenti per riuscire a descrivere in maniera così veritiera i luoghi che racconti?

MB: lo scrittore “figo” ti risponderebbe: “Perché ho girato il mondo!”

Io preferisco dire che girando il mondo ho apprezzato colori, suoni, profumi. Un’infarinatura. Ma, per scrivere (e non descrivere) un luogo, bisogna sedersi a tavolino e studiarlo. Così come faceva un comandante che non ha mai navigato o quasi, ma che ha fatto viaggiare la mente di intere generazioni sulle ali dell’avventura: Emilio Salgari.

NI: Oltre allo spazio nei tuoi romanzi si respira il tempo inteso come storia del passato, dove abbini personaggi di fantasia con personaggi, spesso illustri, realmente esistiti. Quali sono le regole per creare un connubio credibile che non svilisca né l’uno né l’altro?

MB: Ancora cito una persona che vi consiglio di tenere d’occhio perché “si farà strada nel mondo della letteratura”. Si chiamava Alessandro Manzoni e diceva che lo scrittore di romanzi storci deve essere talmente abile da riuscire a nasconde al lettore il sottile confine tra vero e verosimile. Io, e mi predoni Manzoni, ritengo necessario indicare anche, a chi ha avuto la   pazienza di seguirmi per centinaia di pagine, dove si trovi quel confine. Al termine dei miei romanzi troverete una nota dell’autore in cui dico: sino a questo punto, potete pensare che l’autore si sia inventato una trama, ma ricordate che le cose elencate in questa nota sono accadute veramente. E spesso mi risulta difficile apporre la parola fine alla lista di fatti “storici”.

NI:Le trame che affronti sono molto articolate caratterizzate da un intreccio di varie vicende. Parti da un idea e ti lasci guidare dall’ispirazione oppure predisponi prima una scaletta precisa?

MB: Non ho scalette. Se le avessi non mi stupirei divertendomi per quello che succede. E il primo ad accorgersene sarebbe il lettore.

NI:Il luogo prefetto per scrivere per antonomasia?

MB: Anche qui lo scrittore “figo” ti parlerebbe di tramonti a Key West, di ghiacci eterni al Polo o di panorami mozzafiato. Io sono convinto che scrivere sia un lavoro e, come tale, non deve conoscere distrazioni. La mia casa ha una vista stupenda su uno tra i golfi – quello dei Poeti, guarda caso – più belli al mondo. Il mio studio non ha vista, ma pareti imbottite di volumi impolverati e pallosi da cui attingere notizie, storie e ispirazione. Poi, per prendere una boccata d’aria tra una riga e l’altra, bel venga anche il sublime schopenaueriano… Ma poi si ritorna al lavoro…

NI:L’epoca moderna ha accorciato le distanze fra pubblico e autori anche grazie alle potenzialità del mondo di internet. Come è cambiato il rapporto con i tuoi lettori?

MB: Le distanze ? Non vedo l’ora di incontrare lettori. E questo da sempre, prima di social network e reti globali. E non solo per il piacere che regala il contatto personale, ma perché è il lettore, e non il critico, a poter dire a un autore dove è caduto, dove si è risollevato, dove ha toccato il cielo e dove l’inferno. è importante regalare parte del proprio tempo a chi ha perso intere giornate a leggerti.

NI: Il consiglio che daresti a un autore esordiente che vuole avvicinarsi al noir?

MB: A tutti quelli che si avvicinano alla scrittura in generale: non demordete. continuate, lasciate memoria. Non pensate a platee faraoniche, ma che qualche nipote un giorno vi leggerà. Non lasciatevi tentare da chi lucra sulle vostre passioni. Lasciate perdere quando vi risponderanno: abbiamo valutato la sua opera e, se ci offre un contributo di XXXXX euro, la pubblichiamo. Il mio editore Mario Spagnol ripeteva spesso che l’editore deve pagare (poco, aggiungeva) l’autore. Il contrario sarebbe un rapporto contro natura.

NI: Grazie davvero per essere stato con noi. Regalaci una frase noir…

MB: La stanza era buia. Gli occhi, verdi e brillanti, sembravano posati sul nulla inquietante dell’oscurità. All’improvviso presero e muoversi, freneticamente. Prima di lato, poi dall’alto al basso. La voce ruppe improvvisa il silenzio. era roca e terribile. Le parole risuonarono nella stanza, facendo rabbrividire ciascuno dei presenti: “Ma è davvero finito il Vermentino?” :-)

Grazie a voi e … buone nottate “noir”….

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