Stefano Di Marino @ Noir Italiano


Miloano in noirNoir Italiano: Ciao Stefano e benvenuto. Per me uno spritz con Aperol. Tu cosa prendi?

Stefano di Marino: Vodka ucraina Nemiroff al miele aromatizzata al peperoncino.

NI: Cosa significa per te noir?

SDM: Il noir è un  ‘sopra genere’ perché al suo interno possiamo raccontare storie differenti appartenenti ad altri filoni. Fondamentalmente è uno stato d’animo. Triste ma non infelice, ha alcuni elementi distintivi quali il senso del destino, una situazione da incubo in cui il protagonista(o la protagonista) viene proiettata di colpo, una certa dose di violenza. Può anche essere, rispetto ad altri filoni, venato di una sfumatura sociologica, cioè fotografare un ambiente, un determinato periodo. Si può applicare al poliziesco ma anche allo spionaggio, alla fantascienza e, perché no?, al romanzo storico o a quello western. Fondamentalmente, però, mi pare che segua due strade distinte. In una ci sono personaggi ‘normali’ trascinati in un intrigo di delitti e ricatti. Nell’altra si parte già dal crimine, dai ladri, gli assassini, gli sbirri. È quello che preferisco. Il mio ‘Nero criminale’ appunto.

NI: Cosa rende Milano una città da noir?

SDM: L’occhio di chi la vede prima di tutto. Scherzi a parte Milano, Gangland come la chiamo nei miei romanzi, è sempre stata un crocevia di interessi legali e non, di vite e traffic iche la rendono perfetta come scenario noir a tutti i livelli. È anche una città cosmopolita con una geografia criminale che è uno snodo  tra varie strade oscure, alcune che partono da altre zone d’Italia e altre dall’estero. Poi con la sua urbanizzazione non sempre regolare, le condizioni ambientali(la famosa nebbia, il caldo estremo e il gelo9 si presta moltissimo come set. Da una parte è una città ricca, di locali alla moda, di fashion show di banche e finanziarie, dall’altra ha quartieri popolari, locali piccoli a volte equivoci. Insomma c’è tutto ciò che serve per ambientare molte storie sempre diverse. Basta girarla un po’ senza pregiudizi…basta  poco per innamorarsene. Eh sì, perché anche per raccontarla al nero la si deve amare.

NI: Quando scrivi segui una scaletta o preferisci lasciare che sia la scrittura stessa a guidarti?

SDM: Ho sempre  scritto con uno schema preciso. Magari oggi con l’esperienza ho bisogno solo di una traccia che tengo a mente. Ma i meccanismi ,i colp idi scena, deve essere già tutto lì, altrimenti si finisce come accade sin troppo spesso che il racconto si perda, manchi di coesione. Al momento puoi improvvisare battute, azioni ma la linea generale in questo tipo di romanzi devi averla già in testa.

NI: Come nascono i tuoi romanzi?

SDM: Da un dettaglio, un’idea, una foto scattata per strada. Prima cerco di capire qual  è il piano criminale di base. Il delitto se c’è una investigazione. In pratica chi sono i ‘cattivi’ e cosa vogliono’ da qui poi posso cominciare a montare la storia dividendola nei classici tre atti. Inizio, svolgimento e finale. Ah,  sì. I miei romanzi nascono per passione. Di raccontare…

NI: Che musica ascolti mentre scrivi?

SDM: Cose varie, non sempre e non necessariamente legate alla storia. Mi piace molto il Fado, in particolare Teresa Salgiuero, però ascolto anche molto Johnny Cash e una pianista jazz  giapponese Akiko Grace.

NI: Secondo te il noir è solo letteratura d’intrattenimento o può anche essere un genere di denuncia, per smascherare le storture della società?

SDM: Come dicevo il noir si presta forse più di altri generi a raccontare il nostro mondo. Personalmente , però, ritengo che il narratore debba raccontare una storia, se poi ci entrano altri elementi sociali o di denuncia va bene, ma se diventano predominanti è un po’ come se barasse con il lettore che ha comprato il libro per sentirsi appassionare con una vicenda, non per leggere un saggio o ricevere insegnamenti. In pratica non credo che lo scrittore debba diventare un  maitre a penser…

NI: Cosa differenza un romanzo di spionaggio da un noir?

SDM: Diciamo che nella spy story c’è un filone più avventuroso(tipo i film di 007) e uno più cupo che si adatta di più alle tematiche e alle atmosfere del noir, ne sono un esempio certi romanzi di LeCarré come La Talpa.

NI: I social network e internet hanno accorciato le distanze tra scrittori e lettori. Qual è il tuo rapporto con chi ti legge?

SDM: Io ho un rapporto strettissimo con i miei lettori grazie ai social network. Quasi ogni settimana c’è qualche lettore che mi scrive per la prima volta. Vedo che rispondendo a tutti l’effetto è più che positivo. Una grossa gratificazione per il lettore ma anche per l’autore che non ha l’impressione di essere da solo nel suo studio. Molti hanno preferenze suggerimenti, a volte contrastanti. Però è un modo per tastare il polso della situazione e capire un po’ cosa piace di più. Poi ovviamente è l’autore che decide ma certi segnali sono utilissimi.

NI: Ti ringrazio. Regalaci una frase noir.

SDM: State per essere rapinati dalla banda del Professionista, che è la migliore sulla piazza, per pochi Euro che perdete oggi avrete una storia da raccontare per tre generazioni. Questo è uno dei grandi giorni della vostra vita. Se vi muovete è anche l’ultimo.

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