Conosciamo Elisabetta Rossi


FOTO Elisabetta RossiNoir Italiano: Ciao Elisabetta e benvenuta. Sono sempre felice d’intervistare un donna “noir”. Posso offrirti un caffè?

Elisabetta Rossi: spero non mi renda più nervosa: le domande mi mettono già da sole una certa agitazione.

NI: Cominciamo: cosa significa per te noir?

ER: è la possibilità di spalancare una porta sui lati più oscuri dell’anima, di penetrare gli aspetti più reconditi della psicologia di un assassino e a volte, anche della vittima attraverso la propria scrittura con lo scopo finale di condurre in questo “nero” anche i lettori.

NI: Come mai, tra tutti i generi, hai deciso di cimentarti proprio con il noir?

ER: Ho sempre amato i gialli, soprattutto quelli che hanno risvolti nell’ ambito medico legale. Infatti, nei miei libri, le indagini, specie quelle scientifiche, sono messe in particolare risalto insieme ad un’attenta cura per i dettagli. Il mio intento è quello di coinvolgere il più possibile il lettore nella risoluzione del caso, non tralasciando un esame psicologico approfondito delle motivazioni che spingono l’assassino o gli assassini a commettere uno o più omicidi.

NI: Come nascono le tue idee? Prendi spunto da fatti di cronaca, dalla vita quotidiana…

ER: Immagini. Io vedo la storia come se fossero tante sequenze di un film: le ambientazioni; gli omicidi; l’assassino che si muove sulla scena del crimine; la scientifica e gli investigatori. Mi sento come una spettatrice privilegiata che assiste, prima al delitto, insieme alla vittima e al suo carnefice e poi, segue ogni passo della macchina investigativa.

NI: I personaggi femminili, di solito, vengono rinchiusi in ruoli da comparse o da stereotipo, come le classiche “femmes fatales”. Secondo te cosa rende una donna un personaggio da noir?

ER: Ho molte protagoniste femminili nei miei romanzi: ispettrici, semplici suggeritrici di idee, altre ancora aiutano a risolvere i casi, affiancandosi agli inquirenti. Lo stereotipo della donna al margine della scena non è nelle mie corde. Mi piace dare alle donne dei miei libri un ruolo diverso, più partecipe e spesso costruisco le mie storie attorno ad un personaggio femminile, perfettamente in grado di reggere la narrazione che gli è stata intessuta attorno.

NI: Il tuo luogo preferito per scrivere?

ER: Ovunque, in coda ad uno sportello di qualche ufficio, seduta in un mezzo pubblico, durante l’attesa per giungere a destinazione.

Le idee mi vengono nei luoghi e nei momenti più impensati e io sono quasi costretta a metterle subito nero su bianco, un po’ per paura di dimenticarle e un po’ perché fin quando restano confinate nella mia mente mi perseguitano con la loro urgenza di voler essere trasferite al più presto su un supporto più stabile della mia memoria.

NI: Quando cominci a scrivere un romanzo, parti dicendo “sì, voglio raccontare una storia così e così” oppure ti lasci guidare dalla scrittura stessa?

ER: La scrittura, almeno per me, è una specie di richiamo irresistibile, un demone che incalza e ti sospinge e spesso mi ritrovo in piena notte con delle idee nuove che non vogliono andarsene e lasciarmi dormire… Mi piace anche approfondire e quindi di conseguenza scrivere fatti ispirati alla cronaca vera. Come si dice: la realtà supera la fantasia, ma anche per denunciare situazioni molto gravi che fanno riflettere e che per questo non vanno dimenticati, come i tanti casi di femminicidio.

NI: L’errore che uno scrittore noir non dovrebbe mai commettere?

ER: Come per tutti gli altri generi letterari e soprattutto se un autore ha scritto più di un romanzo: trascurare un particolare decisivo o sottovalutare le deduzioni del lettore. Inoltre, ritengo che non bisogna mai smettere di fare ricerche, documentandosi in modo serio e approfondito.

NI: Ti ringrazio. Regalaci una frase noir.

ER: Notte. Lui ha un solo pensiero: “Devo farlo”. La ‘voce’ continua a martellargli nelle tempie. Aspetta ancora un po’. Lei arriva, scende dalla sua auto e lui attende nell’ombra. Neanche un grido quando l’afferra, neanche un lamento dopo che l’ha lasciata a terra. La guarda per un attimo soltanto, ora la ‘voce’ è sparita, ma tornerà, lui sa che tornerà.

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