Marzia Musneci a noir italiano


images (2)Oggi incontriamo Marzia Musneci, vincitrice del premio Alberto Tedeschi 2011 e già ospite nel nostro blog con il suo romanzo “Doppia indagine”.

Noir Italiano: Ciao Mariagrazia, o forse preferisci Marzia, benvenuta a Noir Italiano. Che ci beviamo? Io prendo un caffé. Tu?

Marzia Musneci: Marzia va bene. È così che mi chiamano tutti, tranne Facebook. Un caffè anch’io. Nero, ristretto e dolce.

NI: Inizio con la nostra domanda di rito. Cosa significa per te “noir?”

MM: Un filtro. Per me, un buon romanzo usa i codici del genere per parlare del mondo. Puoi affrontare, attraverso il genere, argomenti importanti, sensibili, senza correre il rischio di fare la predica o un trattato di sociologia. Non vale solo per il noir. Anche la fantascienza si presta parecchio. Ricordo di aver letto, moltissimi anni fa, un racconto in un’antologia di Urania – purtroppo non ricordo titolo e autore – in cui il nostro pianeta sprofondava nei rifiuti perché non era stato capace di risolvere il problema. Mi ha costretto a riflettere sulla questione con buoni trent’anni di anticipo sulle emergenze che conosciamo.

Inoltre il noir è una sfida. La costruzione della storia deve essere molto accurata, e  richiede una fondamentale onestà. Gli elementi della storia devono essere presenti, bisogna fornirli al lettore. Ma in modo che se ne accorga solo alla fine. Un gioco di prestigio, insomma. Se è divertente leggerlo, figuratevi a scriverlo.

NI: Sei la vincitrice del premio Tedeschi 2011. Come ha cambiato la tua vita?

MM:  Ha dato un senso a tutte quelle ore passate alla tastiera, a tutte quelle notti in cui non riesco a dormire perchè le storie che ho per la testa mi tengono sveglia. E certo che mi ha cambiato. Prima scrivevo nel tempo libero, quando ne avevo voglia. Adesso ne ho voglia sempre e scrivo sempre. Ho pubblicato un racconto nell’antologia Mondadori Giallo24, uscita a gennaio 2013;   ho iniziato e terminato il terzo romanzo, “Lune di sangue” in sei mesi. Il che per una che scrive la sera e nei week end, non è male. “Lune di sangue” è in edicola a febbraio, sempre nei Gialli Mondadori. Forse, se non avessi vinto il Tedeschi, non avrei lavorato così duro, e con tanto gusto.

NI: Che ne pensi in generale dei concorsi letterari?

MM: Ne spuntano fuori dieci al giorno. Soprattutto adesso, con la circolazione delle notizie online, arrivano bandi a raffica. Devo confessare che a volte mi sento frastornata. Diciamo così: tutto questo movimento è grandissimo bene purché: sia tenuta in giusto conto la qualità degli scritti (e non sempre succede); ci sia una giuria qualificata; non siano a pagamento. Per quello che riguarda me, amo quelli storici: come il Tedeschi, appunto, o lo Scerbanenco, per nominarne solo due dei più importanti. Ma partecipo a qualche concorso online. È un ottimo sistema per tenere in esercizio la tastiera. E per sperimentare, per mettersi continuamente in gioco.

NI: Ormai sei al secondo volume tutto tuo nella collana del Giallo Mondadori. Secondo te è un vantaggio uscire in edicola o presenta anche dei limiti?

MM: Ci sono pro e contro. Certo, mi dispiace non vedere i miei romanzi in libreria. Le librerie per me sono una specie di rifugio, dove mi ficco per pomeriggi interi. Arrivo con lo zaino vuoto ed esco con lo zaino pieno. E il portafoglio sfinito.

Ma la distribuzione capillare consentita dal circuito delle edicole ti permette di arrivare a migliaia di persone, soprattutto se sei in una collana consolidata come il Giallo Mondadori. Che fra l’altro cura molto l’oggetto libro. Con il fenomeno dell’editoria a pagamento ho visto in giro degli autentici obbrobri. Comunque ho intenzione di arrivare anche in libreria. Dipende solo da me. Come direbbe Totò: lasciatemi lavorare.

NI:Quando scrivi parti dall’idea della trama oppure dai personaggi?

MM: Certe volte mi sento uno di quei relitti sottomarini su cui attecchisce la vita. Mi restano impressi un fatto, un personaggio di cui mi piacerebbe scrivere, una frase che ha messo in moto una catena di associazioni.  Sono calci d’inizio. Li lascio decantare, e prima o poi andranno a servizio di quello che voglio scrivere. In genere so solo quello di cui voglio parlare, e ho due o tre personaggi ben chiari in mente. Comincio a farli interagire e la storia si dipana in maniera consequenziale. È una questione di logica. Deve essere un retaggio del mio lavoro in teatro, quasi tutto basato sull’improvvisazione (che è cosa tutt’altro che improvvisata). Se un personaggio è solido, porta la storia alle sue conseguenze necessarie. A un certo punto mi fermo, tiro le fila, uso i dettagli che sono venuti fuori; li illumino o li nascondo alla bisogna. Costruisco e limo come una pazza. Finora questo sistema non mi ha tradito. Ma non è detto che tutte le storie debbano essere scritte allo stesso modo. Sto sperimentando un sistema diverso, adesso.

NI:Hai un luogo preferito per scrivere?

MM: Nessun dubbio: io e il pc  davanti al mare. Peccato che possa farlo solo un paio di settimane l’anno. Per il resto del tempo devo accontentarmi della mia cuccia e del gatto sulla spalla. Se divento ricca e famosa, una casa davanti al mare non me la toglie nessuno.

NI: Il consiglio che dai a un autore esordiente che volesse avvicinarsi al noir?

MM: Un giubbotto antiproiettile? Ok, faccio la seria: scrivere tutti i giorni, magari un’ora o due. Scrivere anche se sembra che vengano fuori solo delle boiate. Nella scrittura non si butta via niente. Prima o poi, un’idea che ci sembrava sbilenca si metterà sul binario giusto e sorprenderà prima chi scrive, poi chi legge.

Poi leggere, leggere tanto.

E attenti ai dettagli. C’è chi dice che ci sia il diavolo, nei dettagli. Può darsi. Io ci trovo soprattutto un gran divertimento. Vabbe’, tre consigli. Va bene lo stesso?

NI: Grazie di essere stata con noi. Regalaci una frase noir…

MM: Arrivederci amore ciao. ;-)

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