Ferro e fuoco


Autore: Romano de Marco

Tipologia: Pulp con sconfinamenti nell’hard-boiled

Luogo: Roma

Filo conduttore: Le stragi e le rapine compiute da un manipolo di criminali

Ambientazione: Il lato oscuro di Roma

Protagonista: Rinaldo Ferro, capitano dei carabinieri

Narrazione: in terza persona

Cosa impari dopo averlo letto:  Che Roma non avrà mai padroni

Giudizio nero:  Fantasia al potere (Guida ai giudizi)

Roma. Un gruppo di criminali impazza per le strade della città. Rapina, uccide e scappa, anticipando sempre le mosse della Polizia. Un po’ come quelli della Uno Bianca, anni fa, a Bologna. Per fermarli viene rintracciato Rinaldo Ferro, ex carabiniere e capo di una squadra operativa speciale. Un artista marziale e un uomo senza scrupoli, che non lesina sull’utilizzo della violenza. Sarà lui, coadiuvato dai suoi uomini, a fermare la banda.

Un pulp o un thriller (le definizioni si sprecano) davvero interessante e molto bello da leggere. L’autore gioca molto sui colpi di scena, farcendo la prima metà del racconto e continuando a stupire il lettore. Nella seconda invece la pratica investigativa prende il sopravvento sulla scrittura pulp, sciogliendo tutti i nodi che erano venuti fuori. Una Roma davvero ben ricostruita, cattiva, piena di malavitosi e gente senza scrupoli e anche di ragazzetti dell’alta società parecchio annoiati. La figura del capitano Ferro è ben studiata, anche se spesso sembra di trovarsi di fronte alla versione italiana di Steven Seagal, che da solo (“a mozzichi sugli orecchi”, come diceva Giobbe Covatta) riesce a sbaragliare la banda criminale di turno.

Un bel romanzo, che mi è piaciuto e mi ha tenuto compagnia nelle serate in albergo a Shanghai. L’autore è sicuramente da tenere d’occhio, perché questo è il secondo romanzo che piace. E sapersi confermare, nel mondo del noir italiano e della scrittura in generale, è cosa di pochi.

Perchè leggerlo: Perché è un trhiller senza respiro

Perchè non leggerlo: Il personaggio di Rinaldo Ferro gioca un po’ sullo stereotipo americano

Cos’ho pensato quando l’ho finito: Roma è a mano armata per davvero.

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