Italians


In questi giorni ho avuto modo di parlare con parecchi editori sulla questione degli ebook. Senza entrare nel vivo della questione, posso dire però che quasi tutti sono concordi su un fattore: grazie al digitale, il mercato diventerà mondiale e anche un lettore in Brasile potrà comprare un romanzo italiano. Una cosa bellissima per la diffusione della cultura, ma siamo sicuri che sia così?

Non entro nel merito del digitale o cartaceo bensì in quello che riguarderà questo approfondimento: è possibile, per un autore noir italiano, farsi conoscere all’estero?

Prendiamo come campione il sito Amazon.com (versione internazionale), il più importante rivenditore online di libri ed ebook. Nei primi cinquanta titoli della categoria “mistery, thriller and police procedural”, non c’è un italiano. Anzi, a dire il vero, a parte Ken Follet e pochi altri, anche gli europei si contano sulle dita di due mani. Quindi le questioni sono due: o gli italiani propongono noir con ambientazioni troppo particolari (quindi poco fruibili agli stranieri) oppure c’è una sorta di chiusura culturale nei confronti di ciò che non è anglosassone.

Partiamo da casa nostra. Innanzitutto possiamo tranquillamente affermare che la percentuale di italiani attenti alla lettura, o comunque appassionati, si aggira intorno al dieci percento. Tolti i neonati, gli anziani e chi l’italiano non lo parla, fa all’incirca tre milioni di persone. Di queste solo un cinque percento legge romanzi noir. Quindi il bacino di lettori, per uno scrittore thriller italiano, è davvero molto ristretto. Se poi mettiamo il fatto che le case editrici trovino più conveniente investire sull’acquisto dei diritti di un bestseller straniero, farlo tradurre e piazzarlo ovunque, allora capirete come, per farsi conoscere nel sottobosco della letteratura di genere bisogna proporre romanzi qualitativamente alti.

Torniamo su Amazon.com, questa volta il portale in lingua italiana. Selezionamo “libri gialli e noir” e clicchiamo sui più venduti. La classifica è impietosa (scrivo quest’articolo a metà Ottobre 2012). Primo posto: cinquanta sfumatore di grigio. Secondo: Cinquanta sfumature di nero. Terzo posto: Cinquanta sfumature di rosso. Come possiamo vedere, il pubblico italiano è facilmente influenzabile attraverso un’attenta campagna pubblicitaria e alla diffusione di una sorta di “moda” (come quella che nacque ai tempi del “Codice da Vinci”).

Ok, cari autori italiani, visto che, come dicevano i romani, “Nemo propheta in patria”, proviamo a dirigerci sul mercato straniero. D’altronde si sa, ciò che è italiano ha un sicuro impatto nel mercato estero. Moda, design e perché no, romanzi. Purtroppo non è proprio così. Ci sono alcuni autori che sono riusciti a ottenere un buon apprezzamento di pubblico in Francia, come per esempio Giorgio Scerbanenco, che vinse “Il Granprix de litterature policiere” nel 1968, con il romanzo “Traditori di tutti”. Sono però passati cinquant’anni, l’Italia di Scerbanenco non esiste più e nemmeno un autore capace d’impressionare la giuria del più importante premio letterario noir al mondo. Quindi si può dedurre che gli italiani scrivano noir che vanno bene solo per il mercato interno? Non è così. Come in tutte le cose, la verità sta nel mezzo. Massimo Carlotto è riuscito, nel 2007, a raggiungere la finale del prestigioso Edgar Allan Poe Awards, negli Stati Uniti. Tanto che uno scrittore come Josh Bazel ha affermato: “Perché scrivere significa ricoprire il veleno per topi con il cioccolato: amo scrittori come Jim Thompson e James Ellroy esattamente per questo. Ma l’autore che più di tutti riesce a essere privo di sentimentalismo è un italiano, che vorrei fosse tradotto di più in inglese: Massimo Carlotto. È uno scrittore di noir al quadrato, di quelli che ti mettono alla prova. In America uno come lui non c’è. Neanch’io potrei leggere Carlotto tutto il tempo. Non ce la farei”

Ricordo, per esempio, di aver incontrato nella vetrina de “La casa del Libro” di Madrid (una gigantesca liberia di quattro piani), un romanzo di Carlo Lucarelli, così come a Parigi di aver trovato le opere di Macchiavelli tradotte in un unico volume dedicato a Sarti Antonio. Ci sono anche autori stranieri che amano collaborare con i giallisti italiani. Basti pensare a nomi come Serge Quadruppani o Petros Markaris, due nomi forti del noir mediterraneo.

In sintesi si può dire che il noir italiano all’estero sia visto e vissuto senza infamia e senza lodi, come un buon prodotto conosciuto dagli appassionati.

Inutile inseguire tutti gli altri, italiani o stranieri. Continueranno a leggere cinquanta sfumature di verde pisello e nessuno potrà farci niente. Si chiama legge di mercato. E tocca adeguarsi.

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