Conosciamo Minerver Morin


Noir Italiano: Ciao Minerver e benvenuta. Posso offrirti un caffè?

Minerver Morin: Scuro e forte, grazie. Diciamo “noir”…

NI: Cosa significa per te “noir”?

MM: Ho sempre amato i vecchi, grandi film francesi. Ho un’età che mi ha permesso di vederli quasi tutti alla TV sul “primo canale”, ancora bambina e adolescente. E poi vuoi mettere il gusto di poter evitare il “lieto fine a tutti i costi”?

NI: Come ti sei avvicinata alla scrittura?

MM: Ho pubblicato il mio primo libro a vent’anni, reduce da un viaggio di otto mesi in Bolivia, da sola. Il diario di un viaggio agli antipodi, tra adolescenza e prima giovinezza, di fronte a una realtà dura e amara che mi si presentava senza veli. Fin da quel libro presi il barattolo della virtuale melassa in cui uno scrittore può intingere la penna e lo gettai dalla finestra

NI: Il luogo migliore dove ambientare un noir?

MM: Un luogo inventato, ove ognuno può riconoscere anche la propria città, se vuole…

NI: Può davvero il noir scuotere le coscienze oppure per il lettore rimane solo una letteratura d’evasione?

MM: Così come a volte ci si salva la vita con un travestimento, un libro “scuotitore di coscienze” può celarsi sotto il mantello della letteratura di genere per oltrepassare incolume qualche “agguato”

NI: Com’è organizzata la stesura di un tuo romanzo? Segui delle scalette?

MM: No, assolutamente. Scrivo di getto

NI: Grazie ai social network e ai blog, la distanza tra autori e lettori si è ridotta notevolmente. Com’è il tuo rapporto con i lettori? Ritieni che lo scambio di opinioni con i lettori sia importante?

MM: Non mi sono mai iscritta a nessun social network e non entro in nessun blog. Non è snobbismo: sono semplicemente convinta che per l’autore parli il testo. Inoltre la mia professione (sono in Polizia da quasi ventisette anni) mi porta a mantenere un, diciamo, “igienico riserbo”

NI: Ti ringrazio. Regalaci una frase noir.

MM: Cito da Esperia. La polizia è infetta: “Ebbi paura. La voce disse <Lascia perdere, il tuo è un pensiero assurdo. Fuggire da Esperia è impossibile>. <Chi sei? Che vuoi?> mi ritrovai a urlare, ma non ci fu risposta”. Non so se è “noir”, di certo è inquietante (almeno spero)…

 

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