Lopez, uno sbirro a Milano


La cosa bella del noir italiano e dell’aver aperto un blog che cerchi di valorizzarlo, si può racchiudere in una sola parola: novità. Infatti, grazie al continuo scambio di idee e pareri con lettori e autori, ho avuto modo di scoprire un sacco di autori che non conoscevo. Tra questi (la mia ignoranza è immensa) c’è Giuseppe Genna.

L’autore milanese si cimenta con il thriller che strizza l’occhio alla spy-story. Infatti i suoi romanzi sono pieni di riferimenti alla realtà italiana, ai Servizi Segreti e a traffici e tresche di alto livello. Non sono semplici noir, quelli di Genna. Sono dei puzzle, pieni di riferimenti al nostro paese e alle sue disgraziate (e poco chiare) verità. Protagonista di questi romanzi un poliziotto differente e poco ortodosso: Guido Lopez.

Età indefinta, Lopez è un ex dissidente che, quando ha capito come stava per girare il fumo, è passato dall’altra parte della barricata, diventando poliziotto. Il capo della Questura Santovito ha annusato l’affare e l’ha destinato al reparto Investigativo. In questo modo Lopez ha chiuso i conti con il suo passato, facendo arrestare e smantellando parecchie organizzazioni eversive alle quali sono pochi mesi prima era affiliato. Ma è un poliziotto strano, Lopez. Non è solo disilluso, privo di pietà, allucinato. E’ un drogato, ama fumare marijuana e non disdegna la coca. E poi, quando non fa il questurino, diventa un tuttofare della malavita. I suoi incarichi sono molteplici. Si va dal recuperare una puttana scappata a un clan albanese allo spaccare le mani a un creditore. Oppure consegnare una partita di bamba da una parte all’altra della città. O ancora, al picchiare travestiti.

I romanzi che vedono protagonista questo sbirro cattivo sono cinque: Catrame, Nel nome di Ishmael, Non toccare la pelle del drago, Grande Madre Rossa e Le teste. Farà carriera, Lopez, nel corso dei romanzi. Da questurino dell’investigativa verrà selezionato per far parte dell’agenzia investigativa europea. Una sorta di FBI del vecchio continente. Un fallimento annunciato.
I romanzi di Genna sono interessanti, avvincenti. Milano è allucinante. Una città sporca, inquinata, senza futuro, corrosa fino al midollo da malaffare, droga e traffici occulti. Che si passi dalle case popolari della periferia di Calvairate (in Catrame) alle macerie del palazzo di Giustizia, crollato nell’attentato attuato da una fantomatica organizzazione criminale (in Grande Madre Rossa), è la città meneghina la vera protagonista dei romanzi. La città si vive, si respira, le sue vie, i suoi abitanti, i suoi contrasti e le sue abitudini. Una rappresentazione così viva che solo avevo trovato nei romanzi di Montalbàn e di Izzo. Nemmeno la Bologna di Sarti Antonio è così partecipe alle vicende dei romanzi quanto la Milano di Genna.

Unico appunto che mi sento di fare (mio modestissimo parere) all’autore è sulla scrittura. A volte si vede proprio che cerca “la bella pagina”, inserendo descrizioni iperboliche o frasi barocche e arzigogolate che spezzano il ritmo e che mi hanno lasciato parecchio perplesso. Una caratteristica che salta all’occhio soprattutto nei primi due episodi e che, per fortuna, va diluendosi nei successivi romanzi.

Concludendo, se siete amanti delle trame thriller, dei romanzi alla Le Carrè, infarciti di trame occulte, terroristi, poteri nascosti, spie e spioni, beh, questi sono romanzi per voi.

Lopez, lo sbirro di Milano, vi aspetta.

Se l’argomento t’interessa, allora di un’occhiata a:

Catrame

Nel nome di Ishmael

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