Conosciamo Giovanni Rispo


Noir Italiano: Ciao Giovanni e benvenuto. Per me una birra..diciamo una Menabrea ambrata. Tu?

Giovanni Rispo:: Una nastro azzurro, gusto Italiano!

NI: Cosa significa per te noir?

GR: Più che significare credo sia una sensazione, un qualcosa che puoi provare sentire sulla tua pelle. Il noir è nella società, in noi e in tutto ciò che facciamo o creiamo. Il noir è buio, oscurità ma anche via d’uscita, bisogna essere in fondo al barile per potersi voltare e guardare la luce dell’uscita.

NI: Come ti sei avvicinato alla scrittura?

GR: Beh, non saprei proprio, ma credo che ciò che mi ha spinto sia stato il mondo del cinema. Da piccolo guardavo tanti film con mio fratello (diciamo anche due o tre al giorno) e questo mi ha dato la possibilità di conoscere molto quel mondo e la sua struttura, ma solo successivamente ho iniziato a comprendere che potevo scrivere, così un giorno mi sono messo al computer (avevo circa 11 anni) e ho cominciato a scrivere, o meglio a sperimentare la scrittura. Di volta in volta divenivo sempre più consapevole di ciò che potevo o non potevo scrivere e diciamo che sono giunto a un mio stile che è sempre in continua evoluzione, che assorbe tutto ciò che incontra.

NI: Il luogo migliore dove ambientare un noir?

GR: La città. Sarò noioso ma credo che il noir trovi la sua ambientazione naturale nella frenesia delle metropoli moderne, troppo intente a camminare piuttosto che trovare la destinazione. Nella città possiamo tranquillamente osservare gli strati di cui tale società è composta.

NI: Può davvero il noir scuotere le coscienze oppure per il lettore rimane solo una letteratura d’evasione?

GR: Dipende dal lettore, anche se credo che pure la minima opera, quella più insignificante e mal scritta lasci qualcosa dentro al lettore che diventa indelebile o marchiato a fuoco. Il noir parla della società e quindi inevitabilmente impone al lettore di confrontarsi con essa.

NI: Com’è organizzata la stesura di un tuo romanzo? Segui delle scalette?

GR: Solitamente no, inizio da un concetto, un fatto insignificante e lascio che le parole si succedano, mi fermo e rileggo e se tutto è troppo semplice tutto chiaro trovo il modo per far diventare tutto complicato. L’unica cosa che ho ben definito in mente è il finale.

NI: L’autopubblicazione è una risorsa per gli scrittori oppure soltanto uno specchietto per le allodole? Raccontaci la tua esperienza.

GR: L’autopubblicazione è come il caos equo, permette a tutti di uscire dal sacco, anche se richiede un grandissimo impegno per lo scrittore. Diciamo che la scrittura rappresenta il 40 % del lavoro tutto il resto è rappresentato da editing, copertina, marketing, vendita e relazione con il cliente. Ogni copia venduta è gratificante, ma spesso bisogna combattere il pregiudizio delle persone che associano l’autopubblicazione a un prodotto di serie B. Posso dirvi che ho letto numerose opere di self pubblishers e nulla hanno da invidiare a quello di autori blasonati con un team alle spalle che curano ogni aspetto del libro.

NI: Ti ringrazio. Regalaci una frase noir.

GR: La vidi spiaccicata a terra e notai che quel rosso le donava!

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