Antonio Via ci racconta Giorgio Scerbanenco


Noir Italiano: Ciao Antonio e benvenuto a Noir Italiano. Cosa prendi da bere? Facciamo un caffè?

Antonio Via: Sì, volentieri., un buon caffè…quale modo migliore per cominciare una piacevole chiacchierata!

NI: Chi era Giorgio Scerbanenco?

AV: Un uomo talentuoso, preciso e capace di emozionare con la sua scrittura; Ucraino di Kiev, giunto in Italia da ragazzo in compagnia della madre per sfuggire alle angherie dei Soviet che già avevano giustiziato il padre. Poi forte fu l’amore per l’Italia, prima Roma e poi Milano, ivi visse fino alla morte, innamorato di questa città e rabbioso per ciò che di illecito vi proliferava.

NI: Perché è così importante nella produzione del romanzo poliziesco italiano?

AV: La sua abilità fende e fa sanguinare la storia del romanzo poliziesco, la sua sintassi con eleganza e nuova sensibilità tecnica si apre un varco nella detective story grazie alle saghe milanesi di Duca Lamberti.

Scerbanenco a riprova della sua originalità può vantare trasposizioni cinematografiche tratte dai rispettivi romanzi, riscritture apologetiche e nostalgiche. Conia neologismi codificati nel dizionario della lingua italiana.

NI: Scerbanenco viene considerato il padre del noir in Italia. Qual è stato l’elemento che l’ha sganciato dalla produzione precedente?

AV: Riesce a fondere nella sua scrittura, non solo l’abilità del cronista, ma arricchisce la narrazione con la minuzia iconografica di un fotografo professionista, con considerazioni accurate sul sistema giudiziario e detentivo italiano, sviscerando le tentazioni e le debolezze umane.

La sua interdisciplinarietà è la sua peculiarità e la sua forza.

NI: Eppure lo stile di scrittura di Scerbanenco non è considerato molto “alto”, anzi, a volte è molto elementare…

AV: Non concordo con la critica. Il canone aureo della scrittura è terminato nel’500 con Ludovico Ariosto, il Novecento letterario è carico di sperimentazione sia nella lirica, si pensi a Petrolini o ai Crepuscolari,  sia nella prosa e citerei su tutti Gadda.

Scerbanenco dopo una lunga palestra da scrittore professionista approda al genere noir-poliziesco: non è un manierista, sceglie una tipologia di scrittura che si accosta alla sceneggiatura cinematografica; in certe descrizioni dei luoghi riesce a essere persino un documentarista, eppure lo fa soltanto con la sua scrittura e immaginazione. Sceglie la sua sintassi e la sua morfologia, la sua è un “action writing” e non ha nulla da invidiare agli autori antologizzati.

NI: Qual è l’immagine di Milano che salta fuori dai romanzi di Scerbanenco?

AV: Ambivalente: Scerbanenco ama molto la città che lo ha accolto e nel quale si è piacevolmente amalgamato, celebra gli scorci cittadini nei caldi meriggi estivi, si fa coccolare dalle nebbie autunnali, sente un arcano fascino per i paesaggi periferici e agresti della provincia; ma odia profondamente il criminoso che vi serpeggia, il cemento che viene versato dai palazzinari corrotti, la mancanza di regole che ormai ha stereotipato la società in buoni e cattivi, la mancanza di educazione civica nei giovani, e mal tollera lo spirito meneghino e lascivo della media borghesia.

NI: Raccontaci una cosa di Scerbanenco che pochi sanno…

AV: Appassionato di cani, amava soprattutto i levrieri: agili, veloci e scattanti come la sua scrittura.

NI: Il romanzo e il racconto di Scerbanenco che consiglieresti per avvicinarsi alla lettura dei suoi testi.

AV: I ragazzi del massacro, romanzo sanguigno. Nelle descrizioni di luoghi e persone ha un taglio che definirei cinematografico, un romanzo pieno di significato e ricco di riflessioni sociologiche sulla giustizia.

Il racconto Stazione centrale ammazzare subito, dalla raccolta Milano calibro 9: breve, intenso, con una narrazione veloce e spietata, da togliere il fiato; sono le prime pagine che ho letto di Scerbanenco e da allora non ho più smesso.

NI: Ti ringrazio, sei stato gentilissimo. Regalaci una frase noir, alla Scerbanenco!

AV: Non c’è di che, è stato un piacere. Una frase alla Scerbanenco?…Per capire e poi combattere il crimine, bisogna esser pronti a risalire da un pozzo senza fondo

Chi è Antonio Via?

Antonio Via, nato a Reggio Emilia il 04/07/1977.
Nel 2003 consegue la laurea quadriennale in D.a.m.s. Indirizzo Arti Visive presso l’Università degli
studi di Bologna; nel 2011, presso lo stesso Ateneo, consegue la Laurea Magistrale in Italianistica e
Filologia Moderna, nel 2011.
Insegnante di Italiano, Storia, Geografia ed Educazione Civica, negli Istituti secondari di I e II
grado. Vive attualmente in provincia di Reggio Emilia.

La monografia su Giorgio Scerbanenco

La monografia su Giorgio Scerbanenco, viene concepita come tesi di Laurea Magistrale in Prosa e
generi narrativi del Novecento; avendo avuto modo di appassionarmi a tutta l’opera noir-poliziesca
di questo autore, ho iniziato il saggio con una introduzione sulle peculiarità del Romanzo Poliziesco
in veste di genere letterario, strutturato il II capitolo sulla tipologia di scrittura e composizione dei
romanzi con protagonista Duca Lamberti; infine nell’appendice viene ragionata la figura del
Detective come nuovo protagonista dei romanzi.
Il saggio è stato apprezzato e pubblicato da Aracne Editrice nel 2011
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