Conosciamo Daniele Grillo&Valeria Valentini


9788875636869Noir Italiano: Ciao a entrambi e benvenuti. Facciamo tre bei calici di Vermentino?

Daniele Grillo: Sì grazie, ha un sapore squisitamente fruttato che apprezzo in maniera particolare.

Valeria Valentini: Potrei accettare falsamente come chi mi ha preceduto nella risposta, limitarmi ad annuire e lasciare il bicchiere intonso sul tavolino. Oppure confessarti che entrambi andiamo ad acqua minerale. Ecco, sono per la verità.

NI: Cominciamo: come mai avete deciso di scrivere insieme?

DG: E’ iniziato tutto come un gioco. Poi ci ha preso la mano e ci siamo trovati a radunare i frammenti di una storia.

VV: Non sopportiamo molti programmi televisivi. Abbiamo generato due bimbe in cinque anni di matrimonio. Ci serviva un diversivo, uno sfogo creativo.

NI: Cosa significa per voi noir?

DG: disegnare con matite colorate sopra un foglio di carta carbone. Lo alzi, e sotto è tutto molto meno luminoso e accattivante di come lo immaginavi.

VV: noir è una complessa architettura di vita, morte, drammi e spesso passioni. Tutto si miscela nel genere e ogni elemento va rimesso al suo posto. Prima che per il prossimo sia troppo tardi.

NI: Il luogo migliore per ambientare un noir?

DG: Risponderò come la voce narrante de L’Isola delle Chiatte: “la città è più immobile di quanto sembri. E nascostamente ingoia storie ed esistenze. Talvolta uccide”.

VV: Qualsiasi luogo ha angoli nascosti e bui che possono ispirare. Anche un appartamento del quartiere più “in”, il camerino di un clown o la sala da ballo di una scuola di tango. Tutto sta a come lo racconti. E a cosa ci fai succedere dentro.

NI: Cosa rende la Liguria, regione che vive dello stereotipo del pensionato che va a svernare e della colonia estiva dell’oratorio, un luogo noir?

DG: La risposta più scontata potrebbe essere che è nei vicoli di Genova, che si annida la paura. E che quindi è la conformazione stessa del capoluogo ma anche di molti altri centri liguri, a trasformare un paradiso nell’incubatrice dell’incubo. La città però ingoia dove vuole. Spesso dove meno te lo aspetti. Per questo nel nostro primo noir abbiamo inscenato l’omicidio centrale nel cuore turistico del porto antico.

VV: Non c’è molto spazio, tra monti e mare. E in luoghi chiusi crescono amicizie eterne, amori appassionati e capolavori. Però stare chiusi può avere anche altri effetti. Bei posti e brava gente, ma non toccate le corde sbagliate…

NI: Come organizzate la scrittura? Vi date dei compiti o sviluppate tutto insieme?

DG: All’inizio buttiamo un po’ di idee nel mezzo, spesso mentre siamo in macchina o camminiamo su un sentiero a picco sul mare. Poi sì, ci dividiamo il lavoro…

VV: … diciamolo chiaramente: a lui tocca la parte divertente, scrivere e far scorrere la penna. A me quella rognosa: ricerche bibliografiche, verifiche ed editing.

NI: Penso a un duo di scrittori noir e mi viene in mente Fruttero e Lucentini. Non vi pesa il paragone?

DG: Credo che i ragazzi abbiano molto da imparare… Però promettono bene, dai.

VV: Beh, se leggete i cognomi in fila almeno “assonanti” lo siamo.

NI: Il lavoro in coppia è indubbiamente una fonte di grande creatività ma anche di dissidi. Ne avete mentre scrivete? Come li appianate?

DG: La tua futura moglie ti aiuta col blog, no? E allora te lo devo spiegare io come si appianano i dissidi?

VV: Abbiamo deciso all’inizio che l’ultima parola su tutto sarebbe spettata unicamente a lui. Almeno qui. Quindi non litighiamo spesso. Gliele do vinte per contratto.

NI: Vi ringrazio. Regalateci una frase noir.

DG: citerei Camus, perché le frasi più noir spesso le trovi dove non diresti mai: “Quella spada ardente mi corrodeva le ciglia e frugava nei miei occhi doloranti. E’ allora che tutto ha vacillato… Tutta la mia persona si è tesa e ho contratto la mano sulla rivoltella”

VV: “Ti sia lieve l’ultimo tango. E una rosa canina greca accompagni il tuo addio al teatro dell’esistenza”

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