Incontriamo Stefano Mazzesi


Noir Italiano: Ciao Stefano e benvenuto a Noir Italiano.Lo bevi un caffé?

Stefano Mazzesi: Doppio in tazza grande, per favore. La caffeina mi schiarisce le idee.

NI: Cosa significa per te noir?

SM: Beh, è una parola elegante, ha un bel suono. Ed è un filtro che funziona al contrario: inquina invece di depurare. Questo succede soprattutto se viene attraversato da individui e luoghi belli, chiari, senza segreti. All’uscita sono molto differenti, sono sporchi e perversi. Sono scuri. Sono veri. Ecco, credo che scrivere romanzi noir sia il modo più semplice ed economico per raccontare la realtà senza farsi travolgere.

NI: Cosa rende Ravenna una città noir?

SM: Ravenna è una città antica e isolata, splendidi monumenti spesso avvolti dalla nebbia. E appena fuori, la pineta. Maestosa. A nord convive con la grande zona industriale e con le valli, polmoni del porto. A sud la pineta abbraccia la Bassona, cinque chilometri di spiaggia incontaminata, difficile da raggiungere, tra il cemento di Lido Adriano e l’eleganza di Milano Marittima. E quando di turisti non è stagione tutto diventa invisibile. Devo aggiungere altro?

NI: Quando scrivi hai in mente la storia nella sua interezza oppure ti fai guidare dalla scrittura?

SM: Alla partenza credo di avere la situazione sotto controllo. Ma dura poco. Dopo le prime pagine alcuni personaggi cominciano ad agire di testa loro mentre altri, mai visti prima, spingono per entrare nella storia. Il risultato finale è una sorpresa anche per me.

NI: Quanto tempo t’impegna la stesura di un romanzo?

SM: “Bianco come la notte” è il mio primo romanzo e ho impiegato tre anni per scriverlo. Sono lento, me ne rendo conto.

NI: Come ti comporti quando sei a caccia d’idee?

SM: Non esiste una regola. E in genere sono loro che cercano me.

NI: ll lettore non deve mai percepire il romanzo noir come una vicenda di fantasia, bensì come se fosse reale. Come affronti la questione della verosimiglianza delle tue storie?

SM: Con grande impegno. La realtà è sempre sorprendente, inimmaginabile, senza punteggiatura, e inseguirla è una faticaccia.

NI: Il rapporto con i lettori è importante? Sei un autore 2.0 (usi blog e social network per interagire)?

SM: I social network sono macchine da guerra, ormai indispensabili per qualsiasi attività umana. Me ne sono accorto poco tempo fa perché non sono lento soltanto a scrivere. È stato Eraldo Baldini (che ha scritto la prefazione del mio romanzo dopo averlo selezionato per la collana che dirige) a suggerirmi la creazione di un profilo  su Facebook dove dialogare con i lettori. Ottimo consiglio, ovviamente.

NI: Ti ringrazio. Regalaci una frase noir.

SM: “Lui era fuori, nella nebbia, e stava cacciando. L’avrei fatto anch’io.” Grazie a te.

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