Fighting the Piovra


79906b_RaisatPremium_NuovaPiovra_bCriminalità organizzata. L’italia intera ne è corrosa. E non stiamo qua a dire che è roba solo del Sud, non facciamo finta di niente. Noir Italiano s’impegna, s’indigna e poi getta la spugna con gran dignità, come diceva De Andrè, nella canzone Don Raffaè. Vogliamo raccontarvi di chi questa criminalità, anche attraverso il noir, sta cercando di combatterlo. Perché vivere significa schierarsi. Lo diceva Jean Claude Izzo

copertina_1018Due bambini giocano a pallone sotto il cielo che infuoca l’Aspromonte. Non c’è niente di male, sono due bambini, hanno un pallone, per loro è naturale stare assieme. Ma non è così. Il sistema non vuole, non può sopportare che quei due bambini giochino assieme, condividano emozioni e sudore. Perché appartengono a due mondi diversi. Il primo è il figlio di un carabiniere mentre il secondo è figlio del capobastono della ‘ndrina locale. Rocco Liguori da ragazzo che da piccolo giocava con il figlio del boss, è diventato tenente dei carabinieri. Ora è grande e vuole diventare infiltrato. Nel gergo si chiama Undercover, sotto copertura. Ci riesce, perché è bravo Rocco, ha talento e voglia di combattere. E viene infiltrato. Deve fare da referente per lo sbarco di una nave carica di cocaina e poi, al momento giusto, arrestarli tutti. Il carico però è in mano a Nino, il ragazzo con il quale Rocco giocava da piccolo, diventato ora boss di rilievo della ‘ndrangheta. Si dice che anticamente, in Calabria, nella culla di un neonato si mettessero una chiave e un coltello. Se il bambino avesse toccato la chiave, sarebbe diventato sbirro, nel caso avesse toccato il coltello, sarebbe stato destinato alla carriera criminale. Ma non è una leggenda. E’ successo davvero e forse succede ancora oggi. La chiave e il coltello, Stato e antistato. Due mondi diversi e in lotta ma che, negli ultimi anni, sembrano sempre di più fondersi insieme.

copj170.aspCambiamo scena. Ci spostiamo in Salento. Acque limpide, cibo delizioso, buon vino, gente aperta e allegra. Si vive bene qui. O almeno così sembra ai turisti. Che della guerra che si combatte tra le due fazioni della Sacra Corona Unita non si accorgono nemmeno. Eppure i morti sono tanti. Agguati su agguati. E in mezzo Michele, un ragazzo con problemi familiari, che sa giocare bene a pallone. Ma qui non siamo in Brasile e il pallone, anche se ci sai giocare bene, non ti porta da nessuna parte. C’è un prete. Uno che va controcorrente, che non officia i matrimoni dei boss, che non vuole sporcarsi le mani con quella gente. Questo prete cerca di dare una mano a Michele, quel ragazzo che sa giocare così bene a pallone. Lo mette in attacco della squadra della parrocchia, lo porta in giro, lo affida ai servizi sociali quando scopre che il padre ne abusa sessualmente. Ma la Puglia non è il Brasile, l’abbiamo già detto. E’ un altro mondo. Michele capisce che tutte quelle cose, i soldi, la villa, le belle ragazze, la fama, le può ottenere anche senza diventare un calciatore famoso. E’ bravo, sì, ma il talento da solo non fa niente. Servono costanza, dedizione, allenamento. E così Michele preferisce entrare nella Sacra Corona Unita, come sicario. Allenarsi qualche volta al poligono è più facile che fare cento giri di campo. Anche ammazzare un cristiano lo è. Almeno per lui.

9788876414268gFinora siamo stati al Sud, così i benpensanti si sentiranno in dovere di dire “Vedete, queste cose accadono solo in meridione”. Bene, ora prendiamo il treno e ci spostiamo a Padova. O a Treviso, Venezia, Vicenza o Rovigo. In una qualunque città del ricco e laborioso veneto. Per conoscere una banda di criminali che sono nati in Veneto e che quando parlano dicono “ciò, mona, schei”. Sono un’organizzazione criminale di stampo mafioso. C’è un tale, che si chiama Gigi Barison ma che tutti chiamano Granseola, granchio. E’ un uomo della cosca del boss Tristano. Granseola ha paura che Tristano voglia fargli la pelle e non sa perché. Si rivolge all’Alligatore, detective privato al limite della legalità. L’alligatore, che si chiama Marco Buratti, indaga e viene a scoprire la verità. Tristano, il boss della mafia veneta che parla in veneto, che dice mona, schei, ciò, sta vendendo l’organizzazione ai giudici, pur di avere uno sconto di pena. C’è un giudice che vorrebbe mettere le mani sull’organizzazione di Tristano, che comanda, uccide, estorce e terrorizza il Nordest, il ricco Nordest. E per farlo non ha scrupoli. Anche se vuol dire concedere una sorta di grazia a Tristano, il capo. Che pur di non finire dietro le sbarre, decide di far fuori tutti i suoi uomini, uno dopo l’altro, liquidando una banda criminale, una banda mafiosa, come fosse un’azienda. Perché si sente un imprenditore. Un imprenditore del crimine.

I romanzi sono Undercover, un bel romanzo scritto dal colonnello dei carabinieri Roberto Riccardi, ex agente infiltrato. Poi Né Padri né figli, di Osvaldo Capraro, che racconta una Puglia inedita e sconvolgente. E poi Nessuna cortesia all’uscita, del maestro del noir Massimo Carlotto, nel quale si parla della fine della Mafia del Brenta di Felice Maniero.

Il titolo dell’articolo non è stato scelto a caso. Fighting the Piovra, combattendo la Piovra, come quello sceneggiato tv degli anni ’80. Ma questa non è finzione, perché gli autori hanno voluto fotografare una realtà che a molti fa paura oppure è meglio far finta di non vedere. Ma qualcuno che s’indigna ancora c’è. Ma non possiamo fare niente, noi, senza che lo Stato ci dia un segnale. Lo diceva anche Giovanni Falcone:

“Non si può pretendere che il singolo cittadino faccia qualcosa da solo, senza che lo Stato lo sostenga”.

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